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Alessandro Lombardo

Cinque domande: Pietro Piumetti – Psicologo. 50 ricette per vivere bene

Pietro Piumetti, che di mestiere fa lo psicologo, che si occupa di invecchiamento, tra l’insegnare, il lavorare, il camminare, scrive anche. Questo suo ultimo libro, è un libro differente dagli altri. Vivere bene si può. 50 ricette per vivere meglio, è il suo titolo. Ora, è vero, a qualcuno verrebbe da storcere il naso al pensare ad una ricetta per vivere, figurati per vivere bene. Ma – c’è sempre un ma – io, son tra quelli cui piace cucinare. Le ricette me le leggo, me le cerco, me le invento e, sopratutto, le chiedo.

Di cosa parla questo libro Pietro?

Il libro parla di psicologia della salute. Chiunque nel corso della vita può avere momenti di ansia, stress, depressione, cali di autostima, insicurezze, problemi psicosomatici, difficoltà sessuali e via dicendo, ma se queste situazioni non creano malessere di un certo rilievo o non interferiscono con l’attività della persona non si può parlare di disturbi mentali.

Il libro è rivolto a tutte queste persone, ma anche a chi vuol solo saperne di più sul benessere psicologico. I consigli, sotto forma di ricette, riguardano in particolare: l’ansia; lo stress; la paura; la depressione; le somatizzazioni; i tic nervosi; l’insonnia; le fobie; le ossessioni; il perfezionismo; il lutto; il dolore fisico; la postura; la malattia cronica; la dipendenza affettiva; il conflitto di coppia; la memoria; la demenza; il disagio del caregiver;  l’etica; gli schemi mentali; gli stati dell’Io; il “daimon”; la fortuna.

Ai suddetti consigli pratici si avvicendano i consigli tratti da alcuni interessanti metodi, in particolare: la formula della felicità di Seligman; il pensiero orientale di Matieu Richard; lo yoga della risata di Madam Kataria; il potere della calma di Paul Wilson; il problem solving strategico di Watzlawich; il conversazionalismo di Lai; il metodo Palestra di Vita; il metodo narrativo – biografico; la comunicazione non verbale; la bioenergetica; il coaching; la mindfulness; la programmazione neurolinguistica; il riposo del cervello; l’attività fisica; il training autogeno; la creatività e la musica come terapia.

Seguono inoltre i consigli sui benefici della vitamina “C”, prendendo spunto dal premio Nobel Pauling, e infine i consigli di un capo indiano tratti dal libro “The papalagi (l’uomo bianco)”. La cinquantesima ricetta ha per titolo  “la vita si può paragonare a una maratona” che segna la conclusione del libro. Ho anche inserito un elenco di aforismi per vivere bene a cui sono affezionato.

Come ti è venuta l’idea di scriverlo?

L’idea di scriverlo mi è venuta dalla conduzione della Palestra di Vita, un’attività di riabilitazione psicologica di gruppo che conduco da oltre 20 anni per motivare persone anziane a praticare uno stile di vita sano, pensare positivo e attivare le risorse. Un momento della PdV è dedicato all’educazione alla salute, nel corso di questi anni ho dovuto preparare diverse ricette psicologiche pratiche da socializzare con i partecipanti. L’idea di scrivere il libro è originata dal sistemare tutte queste ricette per metterle a disposizione delle persone interessate.

Qual è la ricetta che più hai usato tu?

La ricetta che ho più usato e uso di più è quella relativa al metodo Palestra di Vita che ho ideato nel 1995 ed è gestito dal Consorzio Socio – Assistenziale del Cuneese. Questo metodo mi vede impegnato oltre che come conduttore anche come docente e direttore scientifico del Corso Universitario di perfezionamento in psicologia dell’invecchiamento con il metodo PdV realizzato presso la IUSTO (Istituto Universitario Salesiano di Torino).

Perché secondo te alle volte si fa fatica a vivere bene?

Principalmente penso si faccia fatica a vivere bene perché siamo troppo concentrati su di noi anziché a fare lagame sociale con le altre persone. Secondo me è il legame sociale che ci rende liberi, ci motiva a vivere  e ci consente di avere delle soddisfazioni.

Qual è un libro che a te ha aiutato a vivere bene?

Uno dei tanti libri che mi hanno aiutato a vivere è “Io sono ok – tu sei ok “ di Thomas Harris.

piuemetti

Pietro Piumetti, psicologo psicoterapeuta del Consorzio Socio-Assistenziale del Cuneese, professore a contratto di “La terza età: aspetti psicologici e psicopatologici” presso la Scuola di Specializzazione in Psicologia della Salute – Dipartimento di Psicologia – Università degli Studi di Torino; docente di “Psicologia Gerontologica” presso il Corso di Laurea in Psicologia della Comunicazione della SSF Rebaudengo di Torino (Università Pontificia Salesiana); Direttore Scientifico del Corso di Perfezionamento in Psicologia dell’Invecchiamento con il Metodo Palestra di Vita presso la suddetta Università. Con Effatà Editrice ha pubblicato Vivere è un’arte. Manuale di psicologia dell’invecchiamento (2014).

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Mi occupo di psicologia, psicoterapia, consulenza e formazione. Laureato in psicologia e specializzato in psicoterapia. Appassionato di innovazione, di nuove tecnologie, di sport. Marito di Claudia, e padre di Maya e Sole. Ho molte passioni, una su tutte, il rugby, un vero sport di squadra. Amo le novità, il cambiamento, le sfide. Mi piace connettere, conoscere, creare.

Formazione e Consulenza Organizzativa

Da molti anni svolgo attività di consulenza e formazione per aziende e organizzazioni italiane e multinazionali. Tra i miei clienti: Vodafone, Novartis, Essilor, Teva, Coop Italia, Novacoop, Scuola Coop, Gruppo Generali, Poste Italiane, varie Aziende Sanitarie italiane. Per loro, ho svolto progetti di consulenza e sviluppo organizzativo, di formazione e di change management, storytelling. Sono Professore a contratto presso l’Università di Torino, Dipartimento di Psicologia, per i seguenti insegnamenti e laboratori:
  • Metodi e tecniche del Counselling
  • Laboratorio di Deontologia
  • Laboratorio di Innovazione Sociale

Centro Psicologia Psicoterapia

Dirigo un centro clinico, il Centro Psicologia e Psicoterapia Torino ed un Centro dedicato ai percorsi di coppia, il Centro Terapia di Coppia Torino

Attività Istituzionale Ordine Psicologi Enpap

Svolgo Da febbraio 2013 sono Consigliere di Indirizzo Generale in Enpap. Insieme ai colleghi di Altrapsicologia, abbiamo lavorato questi 4 anni verso obiettivi di sviluppo delle attività di assistenza per gli iscritti Enpap, per tutelare e aumentare le nostre pensioni e per rendere il nostro Ente di previdenza un ente trasparente e al servizio degli iscritti. Da Febbraio 2014 sono Presidente dell’Ordine Psicologi Piemonte, insieme ai colleghi e alle colleghe di Altrapsicologia, associazione di politica professionale, portando molteplici innovazioni all’interno di un ente che gestisce e settemila colleghi e colleghe. Servizi, Trasparenza, Tutela, Formazione, Promozione, sono stati i nostri punti cardine.

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Alessandro Lombardo

Al via la revisione dell’articolo 31 del codice deontologico degli psicologi

Al via la revisione dell’articolo 31 del codice deontologico degli psicologi

Si è da qualche tempo aperta la discussione sulla modifica dell’articolo 31 del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani. L’iter, porterà poi al referendum. Molti, i dubbi sulla versione proposta.

Da poche settimane, è stato inviato ai consigli territoriali a cura del CNOP un documento contenente la nuova versione. Ovviamente, l’iter è appena iniziato, e si è in fase di discussione interna che, una volta licenziata la nuova versione definitiva, si arriverà al referendum che coinvolgerà tutti gli psicologi italiani. Peraltro, c’è una buona probabilità che il referendum venga svolto on line.

Al momento, mi limito a diffondere le due versioni per un primo confronto e valutazione. Sto però organizzando una serie di incontri e confronti online (webinar), per iniziare un dibattito pubblico sul tema. 

Qui l’attuale versione del 31:

Le prestazioni professionali a persone minorenni o interdette sono, generalmente, subordinate al consenso di chi esercita sulle medesime la potestà genitoriale o la tutela.Lo psicologo che, in assenza del consenso di cui al precedente comma, giudichi necessario l’intervento professionale nonché l’assoluta riservatezza dello stesso, è tenuto ad informare l’Autorità Tutoria dell’instaurarsi della relazione professionale. Sono fatti salvi i casi in cui tali prestazioni avvengano su ordine dell’autorità legalmente competente o in strutture legislativamente preposte.

Ecco la nuova versione dell’articolo 31 che al momento è al vaglio del consiglio nazionale:

  1. Le prestazioni professionali a persone minorenni o interdette, con le deroghe di seguito precisate, sono subordinate al consenso di chi esercita sulle medesime la responsabilità genitoriale o la tutela.
  2. Lo psicologo che, in assenza del consenso di cui al precedente comma 1, giudichi necessario l’intervento professionale nonché l’assoluta riservatezza dello stesso, è tenuto ad informare l’Autorità Giudiziaria competente dell’instaurarsi della relazione professionale.
  3. È comunque consentita l’osservazione breve, della durata di un incontro, della persona minorenne, tesa a verificarne le condizioni di vita, su richiesta anche di un solo genitore. Al termine dell’osservazione breve, esclusa ogni relazione diagnostica, lo psicologo redige, su richiesta, una certificazione sintetica sulla sola eventuale sussistenza di necessità di approfondimento.
  4. Sono fatti salvi i casi in cui tali prestazioni avvengano su ordine dell’Autorità legalmente competente o in strutture legislativamente preposte.
  5. In ambito scolastico il consenso agli interventi di formazione, orientamento, screening, prevenzione e promozione della salute è validamente acquisito anche qualora gli interventi citati risultino inseriti e adeguatamente descritti nei documenti di programmazione, espressamente accettati dagli esercenti la responsabilità genitoriale.
  6. Lo psicologo rispetta il diritto di ascolto della persona minorenne, anche a prescindere dal consenso degli esercenti responsabilità genitoriale o tutela, negli sportelli di ascolto dedicati che svolgono un servizio pubblico, nei centri territoriali per la famiglia e in ambito scolastico.
  7. Al fine di coinvolgere la persona minorenne nelle questioni che la riguardano, lo psicologo fornisce tutte le informazioni utili per la comprensione della prestazione professionale, tenendo conto della sua età e adeguando la comunicazione al suo grado di maturità e alla sua capacità di discernimento.
  8. Lo psicologo tiene, inoltre, in adeguata considerazione le opinioni espresse dalla persona minorenne in tutte le questioni che la riguardano; informa la persona minorenne sui limiti giuridici della riservatezza nei confronti degli esercenti la responsabilità genitoriale o la tutela.
  9. In tutti i casi che riguardano interventi su persone minorenni lo psicologo ritiene preminente il loro interesse.

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Alessandro Lombardo

FOUNDAMENTA | CALL PER IDEE PROGETTUALI| dialogo con Laura Orestano

Cosa é esattamente Foundamenta e che tipo di servizi offre?

Foundamenta è la prima call italiana per accelerare imprese e startup a impatto sociale. Se selezionati il programma 4 mesi residenziale offre investimento diretto nella startup e servizi di accelerazione specifici: product/service design, business modelling & impact assessment, networking for scalability, investment readiness. Tutto è focalizzato per accompagnare l’impresa vs ulteriori investitori e quindi per la crescita.

Chi può partecipare a questa call?

La call è aperta a team formali e informali o imprese/startup già costituite che abbiano almeno un prototipo funzionante come prodotto o servizio che risponda alle sfide sociali contemporanee: salute, welfare, cultural heritage, etc

Che tipo di “idee” imprenditoriali vengono scelte ?

La selezione è stringente in quanto riceviamo application da tutto il mondo. Selezioniamo idee di impresa che si mostrino innovative e rilevanti per la società e che possano scalare a livello almeno nazionale. Da quest’anno lanciamo in contemporanea a Foundamenta anche una call per idee progettuali che non sono ancora impresa: Design Your Impact è la call di pre-accelerazione per idee innovative a impatto sociale che ambiscono a strutturarsi progettualmente per divenire potenziali imprese. Anche questa call è ora aperta su nostro sito.

FOUNDAMENTA è il programma SocialFare per accelerare imprese e startup a impatto sociale. È il primo in Italia e l’unico che effettua investimento cash nelle startup/imprese selezionate.

Cosa & Come:

  • Programma residenziale a Torino
  • 4 mesi di accelerazione full-time
  • Seed fund fino a 100k€ cash
  • Acceleration Team dedicato, mentor d’eccellenza
  • Accesso al network 50+ Social Impact Investor
  • Desk gratuito @ Rinascimenti Sociali

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Alessandro Lombardo

Poteri, massa, resistenze singolari | Dialoghi

Alessandro Lombardo – Il 27 ottobre, nell’Aula Magna del Campus Einaudi, alcune Associazioni (Aletosfera, Centro Psicoanalitico di trattamento dei malesseri contemporanei – onlus, IPOL) e l’Accademia Torinese dell’inatteso di Movida Zadig hanno organizzato una conversazione su “Poteri, massa, resistenze singolari“. Può presentare brevemente queste istituzioni e dirci perché la scelta di un tema così politico e perché la formula della “conversazione“, certamente meno usuale di quella del convegno?

Rosa Elena Manzetti: Tutte le istituzioni che organizzano la conversazione del 27 ottobre hanno in comune il fatto di essere istituzioni pensate e realizzate da membri della Scuola lacaniana di psicoanalisi. Alcune, il Centro Psicoanalitico e Aletosfera, sono istituzioni di applicazioni della psicoanalisi lacaniana ai malesseri contemporanei, vale a dire ai sintomi di cui soffrono oggi le persone, siano esse adulte o di età minore. IPOL è un’associazione che ha costituito una scuola di specializzazione in psicoterapia a orientamento lacaniano (l’istituto IPOL, appunto) riconosciuto dal MIUR e che si occupa essenzialmente di insegnamento della psicoanalisi. La sede di Torino della Scuola Lacaniana di Psicoanalisi ha la finalità della trasmissione della psicoanalisi e della formazione degli psicoanalisti. L’Accademia torinese dell’inatteso è la realtà associativa più giovane, perché esiste da poco più di un anno e si implica e realizza scambi, discussione, confronti tra psicoanalisti lacaniani e non-psicoanalisti su temi di attualità e sulla relazione psicoanalisi e politica.

Alessandro Lombardo – Perché conversazione e perché politica?

Rosa Elena Manzetti – In breve, gli psicoanalisti, specificatamente gli psicoanalisti lacaniani, non possono non sapere che del nuovo sorge solo in un legame di conversazione con altri che praticano altri discorsi, soprattutto per come in quel legame ci si implica, possibilmente senza pre-giudizio preliminare. Inoltre noi psicoanalisti, come tutto il campo “psi”, come Lei sa, accogliamo soggetti che portano stili e contenuti diversi di discorso presenti in tutti gli ambiti della società e occorre che ci includiamo in ogni discorso nel modo opportuno al sintomo di cui ci si lamenta. Non siamo quindi fuori dalla società, anzi vi siamo inclusi, ma quello che conta è da quale posizione ci si include perché, proprio come nel gioco degli scacchi, mosse e posizioni diverse producono effetti diversi. E questo ha a che fare con la politica, non in senso partitico, ma in generale con la politica dei legami. Dalla conversazione del 27 ottobre, se ci andremmo senza posizioni pregiudiziali, non potrà che sorgere nello scambio, qualcosa che non sapevano prima.

Alessandro Lombardo: Quale il legame tra psicoanalisi e politica?

Ilaria Papandrea: Il legame è profondo se, come già si accennava, non intendiamo “politica”
in senso partitico, ma come rapporto fra l’individuale e il collettivo.
Pensiamo a quanto scrive Freud in Psicologia delle masse e analisi dell’Io:
“Nella vita psichica del singolo l’altro è regolarmente presente come modello,
come oggetto, come soccorritore, come nemico, e pertanto, in questa accezione
più ampia ma indiscutibilmente legittima, la psicologia individuale è anche,
fin dall’inizio, psicologia sociale”.

Non tenere
conto di questa dimensione, non tenere conto di come i sintomi variano in
relazione al variare dell’ordine simbolico nel quale si è immersi, al suo
stesso vacillamento e venir meno – come dovremmo piuttosto dire oggi – ha
un’incidenza sulla pratica dello psicoanalista. Questi, come ricorda Lacan,
occorre che si mantenga all’altezza della soggettività del proprio tempo. Se il
sintomo testimonia infatti dell’eccezione, assolutamente singolare, che ogni
soggetto fa alla presa nel discorso universale – è la dimensione di disagio
connesso all’entrata nella civiltà, quale che sia, perché non c’è civiltà senza
disagio –, il mutare di questo discorso non potrà che produrre risposte e forme
di resistenza singolari diverse. Pensiamo alla differenza fra una società
fondata sull’ordine patriarcale e sulla repressione, quella nella quale è sorto
il discorso analitico, e una società liquida, orientata dall’ingiunzione a
godere e a consumare senza sosta, la società nella quale viviamo e nella quale
il rapporto stesso con il sapere e la verità è mutato, trasformando anche il
modo in cui i soggetti possono porre una domanda d’analisi.

Se decifrare il
discorso nel quale si è calati rientra dunque fra i compiti dello
psicoanalista, per l’incidenza che questo ha sulla sua pratica, possiamo però
anche aggiungere che questa stessa decifrazione, se messa al lavoro con altri,
che operano in altri campi, magari anche in quello della politica in senso più
stretto, potrà contribuire a tenerci svegli e ad alimentare quel desiderio di
interrogazione e di confronto che anima la vita democratica, oggi così tanto a
mal partito.

Alessandro Lombardo: E non c’è il rischio di affrontare in modo troppo
elitario questi temi?

Gian Francesco Arzente:
Capita di di sentire associare la psicoanalisi alle élite. Ma ciò che conta è
che la psicoanalisi si è da sempre occupata di mettere in questione la verità.
E la verità riguarda tutti e ciascuno, proprio come il tema di questa
Conversazione che ha a cuore temi che vanno a definire di cosa si tratta quando
si parla di disagio della civiltà oggi, quindi di cosa non va nell’uomo oggi:
ciascuno preso nella fatica di dire in una società frutto del progresso del suo
tempo. Ciò che più fa soffrire è di non capire, non capire perché si ha si
paura di questo o di quello. E per capire l’uomo ha necessità di parlare, di
spiegarsi: la parola è la grande forza della psicoanalisi e questa accomuna
tutti gli uomini e non solo le élite.

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