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Alessandro Lombardo

Disegnare il pensiero? Sei step verso il Design Thinking

Di cosa si tratta? Il Design Thinking è una modalità alternativa di risoluzione dei problemi che si riscontrano nella fase progettuale dell’innovazione e che mira a sviluppare soluzioni che trascendano il problema specifico in sé per suggerire prassi che possano portare ad un’innovazione in ottica user-centered, mettendo quindi al centro della strategia i bisogni e le richieste dei consumatori.

Come dice il nome stesso, il Design Thinking attinge dai processi creativi propri dei designer per affrontare con un’ottica meno rigida la pianificazione strategica aziendale e personale. La multidisciplinarità degli approcci contenuti in questo tipo di progettazione dell’innovazione è un suo tratto distintivo, che la rende preferibile ad altri approcci troppo “settoriali” che potrebbero rappresentare un limite all’innovazione stessa.

Detta in parole povere: rendere tangibili e manipolabili i pensieri strategici e organizzativi per generare innovazione.

1. Identificare l’opportunità (generazione di idee)

Il Design Thinking si basa sulla capacità di essere intuitivi, di riconoscere modelli, di sviluppare idee che abbiano un significato sia emozionale sia funzionale, di potersi esprimere con altri mezzi che non siano solo parole o simboli. E sul concetto di “gruppo di lavoro” che crea una perfetta intersezione tra tecnologia, business e valori umani. In questa prima fase in aula, insegnanti e studenti vengono suddivisi in team multidisciplinari. Ciascun team deve individuare un problema attuale e cruciale che riguardi la propria scuola, raccolta fondi per implementare il budget dell’istituto, attenzione all’ambiente, efficienza energetica, inclusione sociale. Una volta identificato il problema, si fa un esercizio: ciò che fino a ieri è stato concepito come una minaccia si trasforma in un’opportunità per la risoluzione del problema.

 Quindi si invitano gruppi di genitori, di educatori, di persone vicine alla comunità scolastica interessate all’argomento scelto, si condivide con loro il problema/opportunità e si procede con una serie di domande. Gli studenti, più domande faranno ai loro interlocutori più entreranno nell’ottica di perfetti thinker design.

2.  Progettare (una fucina di idee)

“Nessuna idea è troppo stupida”, questo è il mantra del secondo step nel processo del Design Thinking. Partendo da questa frase, i gruppi multidisciplinari di studenti iniziano a scrivere su post-it colorati idee in piena libertà. I post-it vengono attaccati alla lavagna in modo che tutti possano leggerli, e si possa approfondire “lo scambio di idee” necessario per capire cosa c’è e cosa manca al fine di maturare una soluzione partecipativa e comune.

La visualizzazione di idee attraverso lo sketching, nel Design Thinking, ha un ruolo centrale, perché fornisce una memoria temporale ed esterna per tentativi di idee, e supporta il dialogo tra coloro che “progettano” riguardo a problemi e soluzioni.  Inoltre l’aspetto gioco dello sketching aumenta la sensibilità percettiva nell’elaborazione di idee innovative e alla risoluzione dei problemi.

3. Il prototipo

Nella stessa misura in cui lo sketching aiuta i thinkers design a pensare ed elaborare idee, “prototipare velocemente” è un’altra maniera di visualizzare e testare nuove soluzioni. Dal momento che il progettista non ha mai informazioni sufficienti su un progetto e probabilmente mai quelle fondamentali, la prototipazione veloce permette di testare i dettagli di un primo prodotto, le loro forme e le loro sfumature. Inoltre, il fatto che i materiali per questo tipo di prototipazione siano poco costosi e grezzi, immette nell’ottica dei fallimenti precoci.

L’apprendimento e l’accettazione di questi fallimenti ed errori sono elementi fondamentali da trasferire in aula agli studenti. I thinker design si sentono a loro agio nell’incertezza. 

Nell’esperimento in aula è stato riscontrato che i gruppi di studenti all’inizio erano spaventati nell’usare prototipi rozzi per paura di ottenere feedback negativi dai loro insegnanti, ma poi  si sono convinti vedendo i benefici della co-creazione che più un prototipo è completo, meno sono le persone che ti danno feedback.

Infine, la regola della tangibilità educa gli studenti a dare una forma concreta alle loro idee: “i prototipi sono mezzi di comunicazione” che consentiranno all’interlocutore una valutazione pragmatica e spendibile dell’idea di progetto.

4. Feedback (il confronto)

Una parte importante nel processo del Design Thinking è data dal feedback. In questa fase  insegnati, genitori, dirigenti scolastici, tutte le parti interessate testano il progetto degli studenti esprimendo un feedback circa la sua utilità sul mercato e la sua propensione al business. Gli studenti raccolgono da parte degli esperti un’opinione su ciò che funziona e ciò che può essere migliorabile.

5. Perfezionamento e diffusione

In base al feedback ricevuto, gli studenti sono guidati dai loro coach/ insegnanti a rendere il progetto sempre più perfettibile, e una volta raddrizzato il tiro, con quella che ritengono la soluzione migliore, potranno lanciarlo sul mercato e testarne così la commerciabilità.

6. Presentare il pitch

La presentazione al pubblico del progetto rappresenta la fase finale del processo del Design Thinking. Quella in cui il team di studenti multidisciplinari elegge la persona più empatica, più comunicativa e con una spiccata propensione alla socialità, per rappresentare al meglio il suo pitch. Essere esaustivi e persuasivi in pochi minuti nella speranza di convincere l’interlocutore a finanziare la loro idea di progetto!

Un pò di storia: le d.school di Stanford e di Postdam

“Crediamo che grandi innovatori e leaders debbano essere grandi design thinkers. Crediamo che il design thinking sia un catalizzatore per l’innovazione e portatore di nuove cose nel mondo. Crediamo al grande impatto di gruppi di lavoro nell’intersezione tra tecnologia, business e valori umani. Crediamo che comunità dinamiche creino relazioni dinamiche che portino a breakthroughs”. Queste sono le visioni delle due scuole di Design Thinking, la d.school alla Stanford University nella Silicon Valley in California e la D-School dell’ Hasso-Plattner-Institutea Postdam in Germania. Con grande successo queste scuole educano giovani innovatori provenienti da diverse discipline come Ingegneria, Medicina, Business, Scienze Umanistiche ed Educazione a lavorare insieme per risolvere grandi problemi in un’ottica human centred. 

La cultura aperta e radicale di collaborazione praticata in queste scuole ispira sia intellettualmente sia emozionalmente, e crea un ambiente dove persone di differenti aree come grandi compagnie, startup, organizzazioni no profit e governi possono partecipare lavorando e imparando assieme sui progetti. I valori umani sono il cuore dell’approccio collaborativo usato. Le scuole si focalizzano sulla creazione di esperienze di apprendimento spettacolarmente trasformative. Lungo il percorso accademico, gli studenti sviluppano un processo per produrre soluzioni creative anche alle più complesse sfide a cui sono chiamati ad affrontare.

Propensione all’azione

L’obiettivo delle d.school è quello di preparare una generazione di studenti a risolvere le sfide aperte del nostro tempo. Si definisce ampiamente cosa significa essere uno studente della d.school e si supporta ogni studente di Design Thinking, i quali vanno da bambini delle elementari a dirigenti senior. 

Alle d.scholl si applica il “learning by doing”. Gli studenti cominciano sul campo, dove sviluppano empatia con le persone per cui devono progettare, scoprendo le reali necessità umane a cui si volevano indirizzare. Quindi creano prototipi veloci e a basso costo per ritornare sul campo e testarli con le persone reali. La propensione è verso l’azione, seguita da riflessioni su scoperte personali del processo. L’esperienza è misurata dall’iterazione: gli studenti svolgono quanti più cicli possibili per ogni progetto. Le scuole collaborano con aziende, organizzazioni del settore no-profit e non governative per lo sviluppo di questi progetti. E’ un loop di apprendimento: gli studenti ottengono una migliore conoscenza di cosa significa usare il Design Thinking fuori dalla classe, e i partner approfondiscono le loro metodologie di innovazione. Gli studenti vengono alla d.school con una curiosità intensa, una profonda affinità con le altre persone e il desiderio di aumentare la loro conoscenza oltre le loro esperienze personali e invece di lavorare in posti differenti allo stesso progetto, svolgono ogni step del processo innovativo assieme, facendo leva sulle loro differenze come una specie di motore creativo. Il processo di Design Thinking diventa un collante che tiene i team assieme, permettendo agli studenti di compiere balzi intuitivi, di pensare in maniera differente e di vedere in maniera nuova vecchi problemi. Le d.school credono che questi punti di vista dinamici e qualche volta contrastanti incoraggino gli studenti a vedere la natura illimitata dell’innovazione e a credere in loro stessi per trovare la propria strada.

Mi occupo di psicologia, psicoterapia, consulenza e formazione. Laureato in psicologia e specializzato in psicoterapia. Appassionato di innovazione, di nuove tecnologie, di sport. Marito di Claudia, e padre di Maya e Sole. Ho molte passioni, una su tutte, il rugby, un vero sport di squadra. Amo le novità, il cambiamento, le sfide. Mi piace connettere, conoscere, creare.

Formazione e Consulenza Organizzativa

Da molti anni svolgo attività di consulenza e formazione per aziende e organizzazioni italiane e multinazionali. Tra i miei clienti: Vodafone, Novartis, Essilor, Teva, Coop Italia, Novacoop, Scuola Coop, Gruppo Generali, Poste Italiane, varie Aziende Sanitarie italiane. Per loro, ho svolto progetti di consulenza e sviluppo organizzativo, di formazione e di change management, storytelling. Sono Professore a contratto presso l’Università di Torino, Dipartimento di Psicologia, per i seguenti insegnamenti e laboratori:
  • Metodi e tecniche del Counselling
  • Laboratorio di Deontologia
  • Laboratorio di Innovazione Sociale

Centro Psicologia Psicoterapia

Dirigo un centro clinico, il Centro Psicologia e Psicoterapia Torino ed un Centro dedicato ai percorsi di coppia, il Centro Terapia di Coppia Torino

Attività Istituzionale Ordine Psicologi Enpap

Svolgo Da febbraio 2013 sono Consigliere di Indirizzo Generale in Enpap. Insieme ai colleghi di Altrapsicologia, abbiamo lavorato questi 4 anni verso obiettivi di sviluppo delle attività di assistenza per gli iscritti Enpap, per tutelare e aumentare le nostre pensioni e per rendere il nostro Ente di previdenza un ente trasparente e al servizio degli iscritti. Da Febbraio 2014 sono Presidente dell’Ordine Psicologi Piemonte, insieme ai colleghi e alle colleghe di Altrapsicologia, associazione di politica professionale, portando molteplici innovazioni all’interno di un ente che gestisce e settemila colleghi e colleghe. Servizi, Trasparenza, Tutela, Formazione, Promozione, sono stati i nostri punti cardine.

Alessandro Lombardo

Psicologo di base e Decreto Calabria

Si fa un gran parlare ultimamente del cosiddetto #Decreto #Calabria e di questa “nuova” figura dello psicologo di base.

Ecco un mio piccolo commento.

Sgombriamo il campo: a mio parere, è una buona notizia per gli psicologi.

Non è di certo l’attivazione del cosiddetto #psicologo di #base, dato che peraltro la sanità attuale sta attuando una profonda revisione e riorganizzazione, inclusa la medicina di base. Conviene quindi conoscere e sapere questi aspetti organizzativi per potersi meglio orientare.Quello che viene definito dal decreto Calabria per lo psicologo è una terza modalità di “finanziamento” delle eventuali attività dello psicologo nelle cosiddette UCCP o AFT.


COSA SONO UCCP E AFT?

Partiamo dal presupposto che in questi anni abbiamo assistito (e stiamo assistendo) ad una profondo riorganizzazione delle istituzioni sanitarie.Tre sono le macroaree quando si parla di sanità:

  • – Reti Ospedaliere
  • – Rete Territoriale
  • – Prevenzione

Dalla Legge Balduzzi, al primo patto per la salute, si è messa in atto questa riforma che mette in campo una serie di azioni tra le quali quella di andare a definire “luoghi mediani” fra ospedale e territorio, con l’obiettivo di aggregare una serie di prestazioni definibili “primarie”, che rivoluzionano – o almeno ci provano – tutta la medicina di base. Oggi, la medicina di base sta vivendo una fase di ulteriore profondo mutamento culturale e organizzativo: sta scomparendo la figura del medico di medicina generale così come l’abbiamo sempre conosciuta. La legge Balduzzi (ed il successivo PAtto per la Salute) muta le forme di organizzazione territoriale facendole confluire nelle AFT e nelle UCCP. Il Patto per la salute, riconosce il valore fondamentale dell’assistenza territoriale secondo il modello delle chronic model cares e, ritenendo necessario implementare l’assistenza domiciliare e le risorse per la gestione delle cronicità e per l’empowerment del paziente, la organizza in due modelli territoriali: le UCCP e le AFT. UCCP (Unità complesse di cure primarie) e le AFT (Aggregazioni Funzionali Territoriali), sono in ordine:

  • – UCCP, luoghi multidisciplinari e multiprofessionali dove una serie di attività e di prestazioni vengono aggregate e fatte funzionare insieme. Un esempio perfetto per comprenderne il senso è la presa in carico delle cronicità (per chi volesse approfondire sulle cronicità: http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2584_allegato.pdf). Sono molteplici le figure che servono per la presa in carico per esempio del paziente diabetico: il medico di base, l’attività di prelievo ed il laboratorio analisi, il diabetologo. Averle vicine, nello stesso luogo, è un vantaggio sia per il paziente, sia per il sistema sanitario che riesce con più efficienza ed efficacia a rispondere ai nuovi bisogni di salute. Nelle UCCP hanno sede più AFT.

Esempi in cui lo psicologo è già presente in queste UCCP ci sono. Anche in Piemonte.

  • – AFT, sono aggregati monoprofessionali, sostanzialmente di medici di base. E non è altro che il naturale proseguimento della medicina di gruppo, ovvero più medici si uniscono per fornire migliori servizi.

E lo psicologo come interviene?

Nella sostanza, o tramite concorsi, o tramite la specialistica convenzionata. I colleghi e le colleghe che già operano per esempio nelle UCCP sono distaccati o dedicati in qualità di dipendenti o specialisti.Ecco, la possibile novità che introduce il decreto Calabria è una nuova e diversa possibilità di finanziamento oltre a quelli già esistenti.Chiariamoci, è una strada tutta da percorrere ed approfondire. E non sempre sarà la migliore via da seguire. Essendo la sanità delega regionale si dovrà quindi verificare regione per regione quali i passi migliori da fare.

In sintesi: un buon passaggio che necessita di ulteriore lavoro.

Per Approfondire:

http://www.agenas.it/cure-primarie-e-territorio-la-riorganizzazionehttp://

www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2584_allegato.pdf

http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?id=1299&area=programmazioneSanitariaLea&menu=vuoto

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Alessandro Lombardo

Al via la revisione dell’articolo 31 del codice deontologico degli psicologi

Al via la revisione dell’articolo 31 del codice deontologico degli psicologi

Si è da qualche tempo aperta la discussione sulla modifica dell’articolo 31 del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani. L’iter, porterà poi al referendum. Molti, i dubbi sulla versione proposta.

Da poche settimane, è stato inviato ai consigli territoriali a cura del CNOP un documento contenente la nuova versione. Ovviamente, l’iter è appena iniziato, e si è in fase di discussione interna che, una volta licenziata la nuova versione definitiva, si arriverà al referendum che coinvolgerà tutti gli psicologi italiani. Peraltro, c’è una buona probabilità che il referendum venga svolto on line.

Al momento, mi limito a diffondere le due versioni per un primo confronto e valutazione. Sto però organizzando una serie di incontri e confronti online (webinar), per iniziare un dibattito pubblico sul tema. 

Qui l’attuale versione del 31:

Le prestazioni professionali a persone minorenni o interdette sono, generalmente, subordinate al consenso di chi esercita sulle medesime la potestà genitoriale o la tutela.Lo psicologo che, in assenza del consenso di cui al precedente comma, giudichi necessario l’intervento professionale nonché l’assoluta riservatezza dello stesso, è tenuto ad informare l’Autorità Tutoria dell’instaurarsi della relazione professionale. Sono fatti salvi i casi in cui tali prestazioni avvengano su ordine dell’autorità legalmente competente o in strutture legislativamente preposte.

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Ecco la nuova versione dell’articolo 31 che al momento è al vaglio del consiglio nazionale:

  1. Le prestazioni professionali a persone minorenni o interdette, con le deroghe di seguito precisate, sono subordinate al consenso di chi esercita sulle medesime la responsabilità genitoriale o la tutela.
  2. Lo psicologo che, in assenza del consenso di cui al precedente comma 1, giudichi necessario l’intervento professionale nonché l’assoluta riservatezza dello stesso, è tenuto ad informare l’Autorità Giudiziaria competente dell’instaurarsi della relazione professionale.
  3. È comunque consentita l’osservazione breve, della durata di un incontro, della persona minorenne, tesa a verificarne le condizioni di vita, su richiesta anche di un solo genitore. Al termine dell’osservazione breve, esclusa ogni relazione diagnostica, lo psicologo redige, su richiesta, una certificazione sintetica sulla sola eventuale sussistenza di necessità di approfondimento.
  4. Sono fatti salvi i casi in cui tali prestazioni avvengano su ordine dell’Autorità legalmente competente o in strutture legislativamente preposte.
  5. In ambito scolastico il consenso agli interventi di formazione, orientamento, screening, prevenzione e promozione della salute è validamente acquisito anche qualora gli interventi citati risultino inseriti e adeguatamente descritti nei documenti di programmazione, espressamente accettati dagli esercenti la responsabilità genitoriale.
  6. Lo psicologo rispetta il diritto di ascolto della persona minorenne, anche a prescindere dal consenso degli esercenti responsabilità genitoriale o tutela, negli sportelli di ascolto dedicati che svolgono un servizio pubblico, nei centri territoriali per la famiglia e in ambito scolastico.
  7. Al fine di coinvolgere la persona minorenne nelle questioni che la riguardano, lo psicologo fornisce tutte le informazioni utili per la comprensione della prestazione professionale, tenendo conto della sua età e adeguando la comunicazione al suo grado di maturità e alla sua capacità di discernimento.
  8. Lo psicologo tiene, inoltre, in adeguata considerazione le opinioni espresse dalla persona minorenne in tutte le questioni che la riguardano; informa la persona minorenne sui limiti giuridici della riservatezza nei confronti degli esercenti la responsabilità genitoriale o la tutela.
  9. In tutti i casi che riguardano interventi su persone minorenni lo psicologo ritiene preminente il loro interesse.

VUOI RICEVERE GLI AGGIORNAMENTI? CLICCA QUI

 

 

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Alessandro Lombardo

FOUNDAMENTA | CALL PER IDEE PROGETTUALI| dialogo con Laura Orestano

Cosa é esattamente Foundamenta e che tipo di servizi offre?

Foundamenta è la prima call italiana per accelerare imprese e startup a impatto sociale. Se selezionati il programma 4 mesi residenziale offre investimento diretto nella startup e servizi di accelerazione specifici: product/service design, business modelling & impact assessment, networking for scalability, investment readiness. Tutto è focalizzato per accompagnare l’impresa vs ulteriori investitori e quindi per la crescita.

Chi può partecipare a questa call?

La call è aperta a team formali e informali o imprese/startup già costituite che abbiano almeno un prototipo funzionante come prodotto o servizio che risponda alle sfide sociali contemporanee: salute, welfare, cultural heritage, etc

Che tipo di “idee” imprenditoriali vengono scelte ?

La selezione è stringente in quanto riceviamo application da tutto il mondo. Selezioniamo idee di impresa che si mostrino innovative e rilevanti per la società e che possano scalare a livello almeno nazionale. Da quest’anno lanciamo in contemporanea a Foundamenta anche una call per idee progettuali che non sono ancora impresa: Design Your Impact è la call di pre-accelerazione per idee innovative a impatto sociale che ambiscono a strutturarsi progettualmente per divenire potenziali imprese. Anche questa call è ora aperta su nostro sito.

FOUNDAMENTA è il programma SocialFare per accelerare imprese e startup a impatto sociale. È il primo in Italia e l’unico che effettua investimento cash nelle startup/imprese selezionate.

Cosa & Come:

  • Programma residenziale a Torino
  • 4 mesi di accelerazione full-time
  • Seed fund fino a 100k€ cash
  • Acceleration Team dedicato, mentor d’eccellenza
  • Accesso al network 50+ Social Impact Investor
  • Desk gratuito @ Rinascimenti Sociali

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