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Alessandro Lombardo

Dialoghi. Giuseppe Noto, dialoghi intorno alle fonti

Giuseppe Noto, professore associato di Filologia e linguistica romanza, insegna Filologia romanza, Letteratura teatrale del Medioevo romanzo e Didattica della lingua italiana e del testo letterario presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Torino. È stato il primo direttore del Centro interateneo per la formazione degli Insegnanti della scuola secondaria del Piemonte.

I suoi interessi scientifici spaziano tra la letteratura medievale di area galloromanza e italiana e il teatro medievale. È cultore di fumetti (Tex) e di romanzi gialli (Simenon e Camilleri). Da anni prova a diventare un ballerino di tango. Ha lavorato come animatore socioculturale e come docente nella scuola, ha cantato e recitato: in attesa di decidere che fare da grande, non esclude di tornare a farlo.

Giuseppe, tu per lavoro fai ricerca e insegni. Cosa ti appassiona del tuo lavoro?

Dotare di senso una serie di dati apparentemente irrelati tra loro; colmare la distanza (linguistica, culturale) che mi e ci separa da quell’insieme di dati, cercando di interpretarli. E comunicare a chi è giovane questo approccio.

E ancora: far comprendere a chi è giovane l’importanza della verifica delle fonti e della loro attendibilità: questione centrale per un filologo.

Verificare le fonti. Se penso a quel che succede nei Social,dove si passa dal “fattorie” alla post verità in un nano secondo quello che racconti del tuo lavoro é lontano anni luce, e forse, proprio per questo, ancora più necessario. Cosa ci può insegnare allora la filologia?

Esattamente questo: che ogni fonte va verificata e che ogni distanza può essere colmata grazie allo sforzo interpretativo; il filologo a mio parere è chi, in direzione ostinata e contraria, si ostina a voler professare una disciplina cui la collettività aveva fino a qualche decennio fa delegato il compito di avere cura del patrimonio culturale del passato, e che ora, nell’indifferenza ormai imperante verso il passato medesimo, ha l’imperativo etico (e politico) di provare almeno a mostrare alle nuove generazioni come le realtà testimoniali (tutte: dai monumenti della letteratura italiana delle origini alle notizie del telegiornale) siano sempre funzione dei contesti che ne hanno curato la selezione.

Che é l’esatto contrario di quel che vediamo accadere tutti i giorni sempre più. Nulla viene verificato, tutto diventa vera, in una,radicalizzazione della realtà come costruzione sociale. Mi racconti un progetto al quale hai lavorato che ti ha “scaldato il cuore”?

Ora lo posso fare in breve (sono chiuso in casa alla disperata ricerca del tempo per preparare due cose importanti per la prossima settimana..), se vuoi poi te lo racconterò più diffusamente. Il progetto che più mi ha riscaldato il cuore in questi anni è quello legato alla mia esperienza di formatore di insegnanti. E’ lì che ho cercato di mettere in atto questa concezione della filologia, di mettere in collegamento il mondo della scuola e quello della ricerca scieentifica, di lavorare per proporre ai ragazzi l’unica scuola delle competenze in cui credo, quella delle competenze interpretative nei confronti della realtà, la scuola che forma cittadini e non consumatori o operatori sociali… Vuoi sapere una cosa? venti anni di formazione insegnanti sono considerati spesso dalla comunità accademica tempo perso, sottratto a quella che ritengono la “vera attività scientifica”…

Volentieri! Mi interessa molto parlare di formazione degli insegnati. Arrivo alle ultime due domande. Tutti abbiamo dei punti di riferimento per il nostro lavoro. Quali sono stati e quali sono i tuoi, e perché lo sono o lo sono stati?

Nella mia professione ho tre punti di riferimento per me fondamentali: Emma Rosa Ramella (mia docente al D’Azeglio), capace di entrare in collegamento diretto coi ragazzi pur mantenendo la distanza che sempre ci deve essere tra docente e discente, e grande conoscitrice del mondo classico; Gian Renzo Morteo (mio docente all’Università), per la sua capacità di proporre sempre una lettura delle cose lontana dal senso comune e dal risaputo; e Luciana Borghi Cedrini (filologa romanza), per la sua capacità di unire impegno verso le istituzioni e grande rigore e senso critico. Questi sono i modelli che ho conosciuto direttamente.

Un giorno ti chiederò anche di Morteo. Finiamo così per ora: un libro che tutti dovrebbero leggere.

Mi verrebbe da rispondere “La Bibbia”, ma forse pretendo troppo… E allora dico “Pinocchio” di Carlo Collodi

 

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Mi occupo di psicologia, psicoterapia, consulenza e formazione. Appassionato di innovazione, di nuove tecnologie, di sport. Marito di Claudia, e padre di Maya e Sole. Svolgo attività Da molti anni svolgo attività di consulenza e formazione per aziende e organizzazioni italiane e multinazionali. Tra i miei clienti: Vodafone, Novartis, Essilor, Teva, Coop Italia, Novacoop, Scuola Coop, Gruppo Generali, Poste Italiane, varie Aziende Sanitarie italiane. Per loro, ho svolto progetti di consulenza e sviluppo organizzativo, di formazione e di change management. Dirigo un centro clinico, il Centro Psicologia e Psicoterapia Torino ed un Centro dedicato ai percorsi di coppia, il Centro Terapia di Coppia Torino Svolgo Da febbraio 2013 sono Consigliere di Indirizzo Generale in Enpap. Insieme ai colleghi di Altrapsicologia, abbiamo lavorato questi 4 anni verso obiettivi di sviluppo delle attività di assistenza per gli iscritti Enpap, per tutelare e aumentare le nostre pensioni e per rendere il nostro Ente di previdenza un ente trasparente e al servizio degli iscritti. Da Febbraio 2014 sono Presidente dell'Ordine Psicologi Piemonte, portando molteplici innovazioni all'interno di un ente che gestisce e settemila colleghi e colleghe. Servizi, Trasparenza, Tutela, Formazione, Promozione, sono stati i nostri punti cardine.

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Alessandro Lombardo

FOUNDAMENTA | CALL PER IDEE PROGETTUALI| dialogo con Laura Orestano

Cosa é esattamente Foundamenta e che tipo di servizi offre?

Foundamenta è la prima call italiana per accelerare imprese e startup a impatto sociale. Se selezionati il programma 4 mesi residenziale offre investimento diretto nella startup e servizi di accelerazione specifici: product/service design, business modelling & impact assessment, networking for scalability, investment readiness. Tutto è focalizzato per accompagnare l’impresa vs ulteriori investitori e quindi per la crescita.

Chi può partecipare a questa call?

La call è aperta a team formali e informali o imprese/startup già costituite che abbiano almeno un prototipo funzionante come prodotto o servizio che risponda alle sfide sociali contemporanee: salute, welfare, cultural heritage, etc

Che tipo di “idee” imprenditoriali vengono scelte ?

La selezione è stringente in quanto riceviamo application da tutto il mondo. Selezioniamo idee di impresa che si mostrino innovative e rilevanti per la società e che possano scalare a livello almeno nazionale. Da quest’anno lanciamo in contemporanea a Foundamenta anche una call per idee progettuali che non sono ancora impresa: Design Your Impact è la call di pre-accelerazione per idee innovative a impatto sociale che ambiscono a strutturarsi progettualmente per divenire potenziali imprese. Anche questa call è ora aperta su nostro sito.

FOUNDAMENTA è il programma SocialFare per accelerare imprese e startup a impatto sociale. È il primo in Italia e l’unico che effettua investimento cash nelle startup/imprese selezionate.

Cosa & Come:

  • Programma residenziale a Torino
  • 4 mesi di accelerazione full-time
  • Seed fund fino a 100k€ cash
  • Acceleration Team dedicato, mentor d’eccellenza
  • Accesso al network 50+ Social Impact Investor
  • Desk gratuito @ Rinascimenti Sociali

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Alessandro Lombardo

Poteri, massa, resistenze singolari | Dialoghi

Alessandro Lombardo – Il 27 ottobre, nell’Aula Magna del Campus Einaudi, alcune Associazioni (Aletosfera, Centro Psicoanalitico di trattamento dei malesseri contemporanei – onlus, IPOL) e l’Accademia Torinese dell’inatteso di Movida Zadig hanno organizzato una conversazione su “Poteri, massa, resistenze singolari“. Può presentare brevemente queste istituzioni e dirci perché la scelta di un tema così politico e perché la formula della “conversazione“, certamente meno usuale di quella del convegno?

Rosa Elena Manzetti: Tutte le istituzioni che organizzano la conversazione del 27 ottobre hanno in comune il fatto di essere istituzioni pensate e realizzate da membri della Scuola lacaniana di psicoanalisi. Alcune, il Centro Psicoanalitico e Aletosfera, sono istituzioni di applicazioni della psicoanalisi lacaniana ai malesseri contemporanei, vale a dire ai sintomi di cui soffrono oggi le persone, siano esse adulte o di età minore. IPOL è un’associazione che ha costituito una scuola di specializzazione in psicoterapia a orientamento lacaniano (l’istituto IPOL, appunto) riconosciuto dal MIUR e che si occupa essenzialmente di insegnamento della psicoanalisi. La sede di Torino della Scuola Lacaniana di Psicoanalisi ha la finalità della trasmissione della psicoanalisi e della formazione degli psicoanalisti. L’Accademia torinese dell’inatteso è la realtà associativa più giovane, perché esiste da poco più di un anno e si implica e realizza scambi, discussione, confronti tra psicoanalisti lacaniani e non-psicoanalisti su temi di attualità e sulla relazione psicoanalisi e politica.

Alessandro Lombardo – Perché conversazione e perché politica?

Rosa Elena Manzetti – In breve, gli psicoanalisti, specificatamente gli psicoanalisti lacaniani, non possono non sapere che del nuovo sorge solo in un legame di conversazione con altri che praticano altri discorsi, soprattutto per come in quel legame ci si implica, possibilmente senza pre-giudizio preliminare. Inoltre noi psicoanalisti, come tutto il campo “psi”, come Lei sa, accogliamo soggetti che portano stili e contenuti diversi di discorso presenti in tutti gli ambiti della società e occorre che ci includiamo in ogni discorso nel modo opportuno al sintomo di cui ci si lamenta. Non siamo quindi fuori dalla società, anzi vi siamo inclusi, ma quello che conta è da quale posizione ci si include perché, proprio come nel gioco degli scacchi, mosse e posizioni diverse producono effetti diversi. E questo ha a che fare con la politica, non in senso partitico, ma in generale con la politica dei legami. Dalla conversazione del 27 ottobre, se ci andremmo senza posizioni pregiudiziali, non potrà che sorgere nello scambio, qualcosa che non sapevano prima.

Alessandro Lombardo: Quale il legame tra psicoanalisi e politica?

Ilaria Papandrea: Il legame è profondo se, come già si accennava, non intendiamo “politica” in senso partitico, ma come rapporto fra l’individuale e il collettivo. Pensiamo a quanto scrive Freud in Psicologia delle masse e analisi dell’Io: “Nella vita psichica del singolo l’altro è regolarmente presente come modello, come oggetto, come soccorritore, come nemico, e pertanto, in questa accezione più ampia ma indiscutibilmente legittima, la psicologia individuale è anche, fin dall’inizio, psicologia sociale”.

Non tenere conto di questa dimensione, non tenere conto di come i sintomi variano in relazione al variare dell’ordine simbolico nel quale si è immersi, al suo stesso vacillamento e venir meno – come dovremmo piuttosto dire oggi – ha un’incidenza sulla pratica dello psicoanalista. Questi, come ricorda Lacan, occorre che si mantenga all’altezza della soggettività del proprio tempo. Se il sintomo testimonia infatti dell’eccezione, assolutamente singolare, che ogni soggetto fa alla presa nel discorso universale – è la dimensione di disagio connesso all’entrata nella civiltà, quale che sia, perché non c’è civiltà senza disagio –, il mutare di questo discorso non potrà che produrre risposte e forme di resistenza singolari diverse. Pensiamo alla differenza fra una società fondata sull’ordine patriarcale e sulla repressione, quella nella quale è sorto il discorso analitico, e una società liquida, orientata dall’ingiunzione a godere e a consumare senza sosta, la società nella quale viviamo e nella quale il rapporto stesso con il sapere e la verità è mutato, trasformando anche il modo in cui i soggetti possono porre una domanda d’analisi.

Se decifrare il discorso nel quale si è calati rientra dunque fra i compiti dello psicoanalista, per l’incidenza che questo ha sulla sua pratica, possiamo però anche aggiungere che questa stessa decifrazione, se messa al lavoro con altri, che operano in altri campi, magari anche in quello della politica in senso più stretto, potrà contribuire a tenerci svegli e ad alimentare quel desiderio di interrogazione e di confronto che anima la vita democratica, oggi così tanto a mal partito.

Alessandro Lombardo: E non c’è il rischio di affrontare in modo troppo elitario questi temi?

Gian Francesco Arzente: Capita di di sentire associare la psicoanalisi alle élite. Ma ciò che conta è che la psicoanalisi si è da sempre occupata di mettere in questione la verità. E la verità riguarda tutti e ciascuno, proprio come il tema di questa Conversazione che ha a cuore temi che vanno a definire di cosa si tratta quando si parla di disagio della civiltà oggi, quindi di cosa non va nell’uomo oggi: ciascuno preso nella fatica di dire in una società frutto del progresso del suo tempo. Ciò che più fa soffrire è di non capire, non capire perché si ha si paura di questo o di quello. E per capire l’uomo ha necessità di parlare, di spiegarsi: la parola è la grande forza della psicoanalisi e questa accomuna tutti gli uomini e non solo le élite.

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Alessandro Lombardo

DIALOGO CON PAOLO GIORDANO | MERCOLEDI’ 31 OTTOBRE ORE 21.00

Abbiamo il piacere di informarti che Mercoledì 31 ottobre, a Torino (zona Centro) ci sarà un incontro con Paolo Giordano, scrittore, autore tra gli altri, de La solitudine dei numeri primi.

L’incontro sarà un dialogo a partire dal suo ultimo romanzo, Divorare il cielo

l’incontro verrà ospitato dalla Libreria Comunardi di via Bogino 2 a Torino.

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