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Scenari

Violenza di genere: dati e storie per saperne di più.

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Sicuramente più che negli anni precedenti, e forse, più che mai nella storia, nel 2017 il tema della violenza di genere ha conquistato le prime pagine dei giornali.

Dopo aver letteralmente inondato il web e i social network (la campagna #metoo è solo la punta dell’iceberg e qui potete leggere dei volumi di conversazioni registrati sui social), l’attenzione dell’opinione pubblica è stata catalizzata dalle iniziative dei maggiori media, e su tutte, dalla scelta del TIME di dedicare l’ultima copertina del 2017 – quella che sancisce il personaggio dell’anno – proprio alle donne che hanno rotto il muro del silenzio.

Dal punto di vista della ricerca sociale, e occupandoci – come cercheremo di fare sempre – di quella gratuita e consultabile da chiunque, il tema ha avuto notevole rilevanza ed è anche per questo che Findyourdata ha catalogato numerose indagini che se ne sono occupate.

Le ricerche condotte da alcuni istituti privati e pubblici, offrono un quadro quantomeno da conoscere per tutti coloro che intendono avvicinarsi e trattare questo argomento, sia con interventi di formazione, sia di prevenzione, sia di cura.

Prima di affrontare la nostra selezione di indagini, è però necessaria una premessa metodologica. Lo studio di questo tipo di tematiche, infatti, soffre da sempre di un’importante bias: la sottostima del fenomeno. Le ricerche che verranno elencate in seguito, com’è lecito, si basano tutte sul coinvolgimento di donne, le intervistate, che devono dichiarare di aver o non aver subito un qualche tipo di violenza (sessuale o psicologica, o di altro tipo) e – trattandosi di fatti privati e delicatissimi – la reticenza a nascondere o negare l’accaduto è non poco frequente.

Al netto di tale considerazione, conoscere la frequenza e le tipologie di violenze maggiormente perpetrate (e subite, e denunciate) è un punto di partenza fondamentale per iniziare la riflessione sulla diffusione e le caratterizzazioni della violenza di genere.

  1. Imprescindibile è la consultazione delle indagini ISTAT, che affrontano il tema con la rigorosità che contraddistingue l’istituto di statistica italiano.
    Il Quadro informativo sulla violenza contro le donne in Italia vi guiderà nell’esplorazione della sezione del sito interamente dedicata alla violenza di genere. Questa, merita una menzione particolare perché, piuttosto straordinariamente, non consente soltanto l’accesso al rapporto di ricerca e ai dati, ma raccoglie anche utilissimo materiale informativo, relativo alle campagne di sensibilizzazione, e una ricca bibliografia internazionale.
    Il rapporto Violenza contro le donne in Italia, stilato per la “Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere”, comprende invece elaborazioni dati ISTAT e Ministero della Difesa e offre una panoramica dell’evoluzione del fenomeno negli anni.
  2. La Violence against women survey dell’ European Union Agency for Foundamental Rights, ha copertura internazionale. I dati i riferiscono al 2012, ma è interessante per come identifica e studia le diverse forme di violenza di genere.
  3. L’indagine The world’s most dangerous megacities for women della Thomson Reuters Foundation, ha un carattere ancora differente: raccoglie i racconti di alcune donne, testimoni privilegiate del loro Paese, e si concentra sulle diverse forme di violenza e (dis)parità di genere, presenti nel mondo, a partire dalle megalopoli. È un documento utile per chi si interfaccia con donne che provengono da una cultura differente dalla nostra, per tutti coloro che sono interessati a capire meglio cosa accade al di fuori del “nostro” occidente europeo.
  4. Infine, gli ultimi due consigli: non si tratta solo di indagini, ma anche di testimonianze e di un arricchimento di quanto già elencato più sopra. L’articolo Boys and girls are taught different things about violence, del Word Economic Forum e l’ampio – già citato – spazio dedicato dal Time alle donne che hanno avuto coraggio: The silence breakers.

Buona lettura!

PS. Dai un’occhiata al Webinar che faremo il 26 Marzo alle 21

Come studiare un fenomeno sociale quando ancora non ci sono i testi di riferimento? Quali sono le fonti che possiamo usare per capire cosa sta succedendo nel momento stesso in cui accade? Perchè un contenuto diventa virale sul web?

Il Webinar offre una metodologia, applicabile a tematiche differenti, per avere uno sguardo più ampio e preciso sui fenomeni che tutti i giorni investono – e creano – la società in cui viviamo. Sarà utile quindi per tutti coloro i quali devono, per esempio, scrivere su web, costruire ricerche, verificare fonti e fatti.

CLICCA QUI per il webinar

 

Contributo scritto in collaborazione con Findyourdata.

N.B. Findyourdata è una selezione di ricerche operata personalmente dall’autore del sito. Questo comporta che ci possano essere indagini altrettanto interessanti, e attendibili, che non sono però state catalogate per un evidente limite “umano”. Invito per tanto a segnalare eventuali altri contributi che – se coerenti con lo spirito di Findyourdata – verranno al più presto inseriti nel sito.
Nel frattempo, puoi seguire FYD su Facebook e su Instagram!

 

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Psicologa, specializzata in metodi qualitativi per la ricerca sociale e di marketing. Lavora come ricercatrice free lance e nel 2017 ha fondato www.findyourdata.it : un portale che raccoglie le più attendibili ricerche sulla società e i consumi. Per Alessandro Lombardo, Findyourdata, curerà la raccolta e la divulgazione delle ricerche più interessanti focalizzate sui temi del benessere, della salute e - più in generale - sui cambiamenti rilevanti della società in cui viviamo. L'obiettivo è quello di fornire alla comunità degli psicologi, e non solo, delle brevi ma ragionate bibliografie originali, gratuite e stimolanti che possano aiutare nello sviluppo della professione e nell'implementazione di nuove aree di intervento.

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Alessandro Lombardo

Poteri, massa, resistenze singolari | Dialoghi

Alessandro Lombardo – Il 27 ottobre, nell’Aula Magna del Campus Einaudi, alcune Associazioni (Aletosfera, Centro Psicoanalitico di trattamento dei malesseri contemporanei – onlus, IPOL) e l’Accademia Torinese dell’inatteso di Movida Zadig hanno organizzato una conversazione su “Poteri, massa, resistenze singolari“. Può presentare brevemente queste istituzioni e dirci perché la scelta di un tema così politico e perché la formula della “conversazione“, certamente meno usuale di quella del convegno?

Rosa Elena Manzetti: Tutte le istituzioni che organizzano la conversazione del 27 ottobre hanno in comune il fatto di essere istituzioni pensate e realizzate da membri della Scuola lacaniana di psicoanalisi. Alcune, il Centro Psicoanalitico e Aletosfera, sono istituzioni di applicazioni della psicoanalisi lacaniana ai malesseri contemporanei, vale a dire ai sintomi di cui soffrono oggi le persone, siano esse adulte o di età minore. IPOL è un’associazione che ha costituito una scuola di specializzazione in psicoterapia a orientamento lacaniano (l’istituto IPOL, appunto) riconosciuto dal MIUR e che si occupa essenzialmente di insegnamento della psicoanalisi. La sede di Torino della Scuola Lacaniana di Psicoanalisi ha la finalità della trasmissione della psicoanalisi e della formazione degli psicoanalisti. L’Accademia torinese dell’inatteso è la realtà associativa più giovane, perché esiste da poco più di un anno e si implica e realizza scambi, discussione, confronti tra psicoanalisti lacaniani e non-psicoanalisti su temi di attualità e sulla relazione psicoanalisi e politica.

Alessandro Lombardo – Perché conversazione e perché politica?

Rosa Elena Manzetti – In breve, gli psicoanalisti, specificatamente gli psicoanalisti lacaniani, non possono non sapere che del nuovo sorge solo in un legame di conversazione con altri che praticano altri discorsi, soprattutto per come in quel legame ci si implica, possibilmente senza pre-giudizio preliminare. Inoltre noi psicoanalisti, come tutto il campo “psi”, come Lei sa, accogliamo soggetti che portano stili e contenuti diversi di discorso presenti in tutti gli ambiti della società e occorre che ci includiamo in ogni discorso nel modo opportuno al sintomo di cui ci si lamenta. Non siamo quindi fuori dalla società, anzi vi siamo inclusi, ma quello che conta è da quale posizione ci si include perché, proprio come nel gioco degli scacchi, mosse e posizioni diverse producono effetti diversi. E questo ha a che fare con la politica, non in senso partitico, ma in generale con la politica dei legami. Dalla conversazione del 27 ottobre, se ci andremmo senza posizioni pregiudiziali, non potrà che sorgere nello scambio, qualcosa che non sapevano prima.

Alessandro Lombardo: Quale il legame tra psicoanalisi e politica?

Ilaria Papandrea: Il legame è profondo se, come già si accennava, non intendiamo “politica”
in senso partitico, ma come rapporto fra l’individuale e il collettivo.
Pensiamo a quanto scrive Freud in Psicologia delle masse e analisi dell’Io:
“Nella vita psichica del singolo l’altro è regolarmente presente come modello,
come oggetto, come soccorritore, come nemico, e pertanto, in questa accezione
più ampia ma indiscutibilmente legittima, la psicologia individuale è anche,
fin dall’inizio, psicologia sociale”.

Non tenere
conto di questa dimensione, non tenere conto di come i sintomi variano in
relazione al variare dell’ordine simbolico nel quale si è immersi, al suo
stesso vacillamento e venir meno – come dovremmo piuttosto dire oggi – ha
un’incidenza sulla pratica dello psicoanalista. Questi, come ricorda Lacan,
occorre che si mantenga all’altezza della soggettività del proprio tempo. Se il
sintomo testimonia infatti dell’eccezione, assolutamente singolare, che ogni
soggetto fa alla presa nel discorso universale – è la dimensione di disagio
connesso all’entrata nella civiltà, quale che sia, perché non c’è civiltà senza
disagio –, il mutare di questo discorso non potrà che produrre risposte e forme
di resistenza singolari diverse. Pensiamo alla differenza fra una società
fondata sull’ordine patriarcale e sulla repressione, quella nella quale è sorto
il discorso analitico, e una società liquida, orientata dall’ingiunzione a
godere e a consumare senza sosta, la società nella quale viviamo e nella quale
il rapporto stesso con il sapere e la verità è mutato, trasformando anche il
modo in cui i soggetti possono porre una domanda d’analisi.

Se decifrare il
discorso nel quale si è calati rientra dunque fra i compiti dello
psicoanalista, per l’incidenza che questo ha sulla sua pratica, possiamo però
anche aggiungere che questa stessa decifrazione, se messa al lavoro con altri,
che operano in altri campi, magari anche in quello della politica in senso più
stretto, potrà contribuire a tenerci svegli e ad alimentare quel desiderio di
interrogazione e di confronto che anima la vita democratica, oggi così tanto a
mal partito.

Alessandro Lombardo: E non c’è il rischio di affrontare in modo troppo
elitario questi temi?

Gian Francesco Arzente:
Capita di di sentire associare la psicoanalisi alle élite. Ma ciò che conta è
che la psicoanalisi si è da sempre occupata di mettere in questione la verità.
E la verità riguarda tutti e ciascuno, proprio come il tema di questa
Conversazione che ha a cuore temi che vanno a definire di cosa si tratta quando
si parla di disagio della civiltà oggi, quindi di cosa non va nell’uomo oggi:
ciascuno preso nella fatica di dire in una società frutto del progresso del suo
tempo. Ciò che più fa soffrire è di non capire, non capire perché si ha si
paura di questo o di quello. E per capire l’uomo ha necessità di parlare, di
spiegarsi: la parola è la grande forza della psicoanalisi e questa accomuna
tutti gli uomini e non solo le élite.

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Progetti per la professione

Festival della Psicologia Torino | 6-8 aprile Io non ho paura

La quarta edizione del Festival della Psicologia si svolge a Torino da venerdì 6 a domenica 8 aprile. La manifestazione, organizzata e promossa dall’Ordine degli Psicologi del Piemonte con il patrocinio e la partnership di Regione Piemonte, Consiglio Regionale del Piemonte e Università degli Studi di Torino e con il patrocinio della Città di Torino, da quest’anno ha la direzione scientifica dello psicoanalista Massimo Recalcati (www.psicologiafestival.it).

Un festival multidisciplinare, a vocazione internazionale, che per tre giornate chiama alla Cavallerizza Reale di Torino psicologi, psicoanalisti, scrittori e filosofi italiani e stranieri a confrontarsi sul tema: Io non ho paura. In programma conferenze, dialoghi e spettacoli, tutti gratuiti, che hanno l’obiettivo di coinvolgere un pubblico eterogeneo per età, formazione e interessi, offrendo strumenti di approfondimento su temi di attualità per consentire a tutti di ampliare il proprio sguardo sul mondo di oggi.

«Il nostro tempo vive una condizione di angoscia di fronte al carattere anarchico e imprevedibile della violenza terrorista» spiega Massimo Recalcati «Quali sono le sue origini? Quali le ideologie e i fantasmi che nutrono lo spirito del terrorismo? Come si può vivere senza rinunciare alla vita in questo clima di insicurezza? Esistono modi per pensare individualmente e collettivamente una prevenzione possibile della violenza? A queste e ad altre domande che toccano nel vivo anche la pratica quotidiana dello psicologo queste giornate cercheranno di offrire delle risposte ragionate, invitando a prendere la parola, oltre ai colleghi psicoanalisti e psicoterapeuti, intellettuali, filosofi e scrittori».

«Continua, con questa quarta edizione, il percorso di discesa nell’animo umano del Festival della Psicologia di Torino» aggiunge Alessandro Lombardo, Presidente dell’Ordine degli Psicologi del Piemonte e Direttore organizzativo della manifestazione «Un festival che ha l’ambizione di portare la psicologia, e gli psicologi, sempre più vicino alla vita delle persone. Dopo aver parlato, nelle edizioni precedenti, di felicità, di fiducia, di storie, quest’anno ci immergiamo in una tra le più oscure emozioni dell’animo umano: la paura. Come sempre, il nostro obiettivo è trovare una strada che ci permetta di affrontare le paure che il vivere può metterci di fronte».

GLI OSPITI

I relatori che affronteranno il tema in una serie di lectio magistralis e dialoghi aperti saranno:
Enzo Bianchi, Izzeddin Elzir,  Lucio Caracciolo, Maurizio Balsamo, Marco Belpoliti, Federica Manzon, Francesco Stoppa, Rocco Ronchi,  Simona Forti, Clara Mucci, Aldo Becce, Mauro Grimoldi, Massimo RecalcatI, Bruno Moroncini,  Simone Regazzoni, Uberto Zuccardi, Elisabetta Biffi, Federico Condello, Gad Lerner, Jole Orsenigo, Houria Abdelouahed.

IL PROGRAMMA

Venerdi’ 6 aprile

RELIGIONI E VIOLENZA

Dialogo fra Enzo Bianchi e Elzir Izzeddin. Introduce Mauro Grimoldi

Apre il festival il dialogo tra il fondatore della comunità monastica di Bose Enzo Bianchi – nominato Consultore del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani da Papa Francesco – e il palestinese Izzeddin Elzir, Imam di Firenze e oggi al secondo mandato come Presidente dell’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia, su Religioni e violenza. Modera l’incontro lo psicologo Mauro Grimoldi.

Il saggista Lucio Caracciolo, uno dei massimi esperti italiani di geopolitica, dedica una lectio magistralis al tema Chi sono e cosa vogliono i terroristi. L’obiettivo dei terroristi è di generare paura e quindi risposte irrazionali nel nemico, indebolendolo, snaturandolo e possibilmente battendolo. Nell’epoca attuale, l’efficacia del terrorismo è accentuata dall’eco mediatica che normalmente riceve. Cuore della lezione è il terrorismo di matrice jihadista e le reazioni che esso ha provocato, con una particolare attenzione al caso italiano.

Sabato 7 aprile

Lo psichiatra e psicoanalista Maurizio Balsamo, direttore di ricerca in Psicopatologia psicoanalitica all’Università di Parigi Sorbonne Cité, si confronta con lo scrittore Marco Belpoliti cercando di indagare la mente del terrorista. Le radici politiche, economiche e storiche del terrorismo non bastano a spiegarne la crudeltà e distruttività, quindi non c’è forse altra soluzione, per tentare di comprendere, che far ricorso alla psicoanalisi. Secondo Balsamo, lo slegamento di tutti i processi culturali e di umanità determina la dimensione mortifera di alcune comunità che tendono al proprio annientamento – nel gesto del suicidio o nel progetto megalomane di dominare il mondo – e rimettono in circolo arcaismi simbolici, linguistici, rituali del passato che mostrano un carattere altamente anacronistico. Marco Belpoliti indaga le motivazioni per le quali il martirio è diventato un’attrattiva possibile per giovani uomini e donne: è la giovinezza, infatti, uno degli elementi che accomunano gli attentatori, sempre più spesso adolescenti, manipolati da predicatori più anziani e indotti con la promessa di una vita ultraterrena migliore, a sacrificare le loro giovani vite per la causa della jihad islamica. Di questo gesto estremo, che sfugge al pensiero razionale, si indagano le motivazioni annidate nel credo religioso o ideologico di quella popolazione musulmana che, nelle periferie urbane di Londra, Parigi, Bruxelles, Nizza, vive un senso di inferiorità.

La filosofa e scrittrice Federica Manzon conversa con lo psicoanalista Francesco Stoppa su Eredità della violenza e del terrore. La prima si concentra sullo spazio della letteratura, oggi, di fronte alle nuove forme di violenza e terrorismo: come si articola il rapporto della finzione con una violenza già da subito spettacolarizzata e narrativizzata? Gli scrittori hanno la possibilità di raccontare il male, non tanto nel suo legame con la morte o il nulla, ma piuttosto nel legame che mantiene con la vita, con il desiderio, con l’affermazione di sé. Francesco Stoppa spiega invece come la psicoanalisi leghi la questione della violenza nelle sue varie declinazioni – individuali, di coppia, sociali – alla complessa e ambigua vicenda della costituzione e autoconservazione dell’io, cosa che, paradossalmente, finisce per mettere l’io stesso e il mondo alla mercé della pulsione di morte e di negazione della vita.

Il concetto di confine è indagato dai filosofi Rocco Ronchi, fondatore della Scuola di Filosofia Praxis di Forlì e del Centro Studi di Filosofia e Psicoanalisi Après-coup dell’Università de L’Aquila, e Simona Forti, docente della New School for Social Research di New York. L’identità è un costrutto della memoria che presuppone, per essere tematizzata, una distanza. Per avere un’identità bisogna infatti averla perduta in qualche modo. Per tracciare un confine, invece, occorre averlo valicato. Non c’è dunque identità né confine senza un preliminare esodo, che esprime la condizione umana stessa.

La relazione fra Trauma e perdono è il focus sul quale si concentrano la psicologa clinica e psicoterapeuta Clara Mucci, lo psicoanalista argentino Aldo Becce e Mauro Grimoldi, psicologo e coordinatore scientifico della Casa dei Diritti di Milano, indagando i tre principali livelli traumatici – il trauma relazionale infantile; il trauma di abuso, deprivazione e maltrattamento, con particolare attenzione alla dinamica tra vittima e persecutore, e il trauma sociale massivo, come la Shoah – e le dinamiche intergenerazionali della trasmissione traumatica, per offrire alcune indicazioni sulla realtà contemporanea. Il trauma ferma il tempo e agisce sulla psiche come evento da evitare, ripetere, negare, ostentare oppure elaborare, perdonare, dimenticare. È possibile dimenticare la ferita che esso provoca e andare oltre, rinunciando al dolore che si trasforma in senso di vita, motore di rivendicazione, fonte inesauribile di odio?

Chiude il pomeriggio la lectio magistralis di Massimo Recalcati sul tema Violenza e terrore: il gesto di Caino sorge da un fenomeno di fascinazione, perché Abele è il suo ideale irraggiungibile e l’odio è quindi fomentato da un eccesso di idealizzazione. Esiste però un’altra radice della violenza: lo straniero è odiato perché differente, difforme, per nulla ideale. L’odio può quindi essere anche la manifestazione esterna dell’angoscia che troviamo di fronte all’ingovernabile di cui lo straniero è l’emblema.

Ultimo appuntamento della giornata è lo spettacolo Edipo Re, a cura della compagnia Archivio Zeta. La tragedia di Sofocle è introdotta dall’esperto del mondo antico Federico Condello, il quale spiega perché quello di Edipo è il dramma per eccellenza.

Domenica 8 aprile

I filosofi Bruno Moroncini e Simone Regazzoni parlano di Accoglienza: condizionata o incondizionata? Se bisogna evitare gli effetti negativi di un’ospitalità illimitata e calcolarne i rischi, non si deve però mai chiudere la porta all’avvenire e all’altro: ecco la doppia legge dell’ospitalità. Infatti, pensando a quanto oggi accade in Italia e in Europa attorno al fenomeno delle nuove migrazioni di massa, occorre comprendere che l’istanza etica dell’ospitalità incondizionata deve essere tradotta in politiche in grado di gestire, concretamente, un fenomeno regolato da leggi e frontiere.

Il terrore spiegato ai bambini è il titolo della conferenza dello psicologo e psicoanalista, membro dell’Associazione Mondiale di Psicoanalisi, Uberto Zuccardi, con la responsabile di VIOLE-LAB (Laboratorio Pedagogico sulla Violenza) Elisabetta Biffi. Due sono i piani del rapporto tra bambini e terrore, uno psichico e uno che tocca l’attualità dello spettacolo del terrore. L’inizio della vita imprime nello psichismo la traccia del “terrore” e i bambini sono, in questo senso, “esperti” della paura: il male, il sentimento della morte, sono componenti fondamentali del reale psichico e, pertanto, sono anche un’irresistibile fonte di attrazione. Per quanto riguarda l’esposizione contemporanea dei bambini allo spettacolo del terrore, amplificata dai media, come possono gli adulti spiegare ai bambini la negatività del male, la sua insensatezza, affinché non diventi per loro, tragicamente, qualcosa di normale e banale? Il terrore è qualcosa che fa tremare, aggiunge Elisabetta Biffi, impedisce l’azione, toglie il respiro. La prima istintiva forma di protezione è comprensibilmente la fuga e l’evitamento, da mettersi in atto soprattutto verso i più piccoli: allontanarli dall’esperienza del terrore, minimizzarne i segnali, tacere. Trovare, invece, forme di mediazione fra il dovere di spiegare e il bisogno di comprendere il terrore è la vera sfida educativa.

Come si può Prevenire la violenza? È quanto si chiedono Federico Condello, il giornalista Gad Lerner e la pedagogista Jole Orsenigo, docente di ermeneutica della formazione. Lerner osserva come oggi l’umana ricerca di emozioni tenda a riversarsi nelle più diverse forme di intrattenimento fornite dalla realtà virtuale, che si contraddistingue anche per l’esercizio di una violenza verbale – per ora – sostitutiva della violenza fisica. Dove però regna la povertà la pratica quotidiana della violenza subisce un’accelerazione e l’esperienza storica sembra indicare come ineluttabile, prima o poi, il passaggio dalla violenza verbale alla violenza fisica. Prima di porre la questione di come prevenire la violenza, occorrerebbe riconoscere la “violenza” necessaria e utile a educare: è quanto aggiunge Jole Orsenigo. Non esiste gesto educativo senza esercizio di potere (e d’amore) il che non legittima affatto tutte le forme che il “sadomasochismo pedagogico” ha assunto e può assumere.

Chiude il festival la lectio magistralis della psicoanalista franco-marocchina Houria Abdelouahed, dell’Università Diderot di Parigi, Donne Islam e violenza. L’Islam ha instaurato un mondo gerarchizzato, che riceve le sue leggi dall’alto. Il religioso ha istituito una supremazia del maschile che ha fondato il politico sacro. I testi degli agiografi sono così diventati il Testo del pensiero politico e costituiscono l’humus concettuale che ha impedito l’autonomia e l’emancipazione della donna. Il destino collettivo delle donne è talmente imbevuto di violenza sacralizzata da compromettere il senso delle esperienze individuali di ognuna.

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