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Alessandro Lombardo

Come i Brand usano lo Storytelling

LO STORYTELLIG NELLA VITA QUOTIDIANA. Quando incontriamo qualcuno nella vita reale per la prima volta, per conoscerlo gli facciamo numerose domande su quella che è stata fino a quel momento la sua vita: ascoltiamo i suoi aneddoti, idee, opinioni e credenze. Cerchiamo di portare alla luce la loro storia, e di trovare dei punti in comune con la nostra; l’obiettivo finale è quello di connettersi.

Tutto ciò ha il fine ultimo di trovare qualcuno che abbia uno spirito affine al nostro in modo da creare un legame di amicizia o di amore.

Nell’ambito del marketing aziendale, le regole non cambiano così tanto.

Raccontare la tua storia, ovvero ragionare in termini di Storytelling, è una parte fondamentale della costruzione del tuo marchio.

Aiuta a definire il modo in cui le persone ti vedono e consente ai consumatori di iniziare a creare una connessione tra te e la tua azienda.

Per farlo bisogna creare delle basi che ti consentano di sviluppare un marchio forte con un futuro ugualmente fiorente: la gente compra perché ama ciò che fai, ciò che rappresenta quel prodotto e le storie che condividi.

Ecco perché oggi una delle tecniche maggiormente utilizzata dai grandi brand è lo storytelling.

RACCONTARE IL BRAND CON LO STORYTELLING. Nell’era digitale, essere i primi nell’ambito del marketing significa incitare il pubblico a connettersi con il proprio marchio, e il modo migliore per farlo è attraverso una storia.

Del resto ognuno di noi è attratto da storie perché suscitano emozioni e l’emozione è ciò che vende.

Gli studi mostrano che le emozioni positive verso un marchio hanno un’influenza maggiore sulla lealtà del consumatore rispetto alla fiducia o ad altri giudizi basati sulle proprie caratteristiche.

Non è un compito facile creare contenuti che raccontino una storia avvincente ed emozionante, ma quando i brand ci riescono, si viene a creare un’esperienza unica.

Per capire quanto possa essere importante costruire una storia fantastica che racconti il proprio prodotto al fine di fidelizzare un cliente, un aiuto viene dalle strategie inerenti lo storytelling applicate da noti brand.

Nike ha da sempre eccelso nello storytelling del proprio marchio. Una delle loro migliori campagne è l’uguaglianza. Fa una dichiarazione forte sull’azienda: essa stessa diventa protagonista di un cambiamento sociale, offrendo qualcosa in più agli atleti di oggi che un semplice paio di scarpe da ginnastica e abbigliamento da allenamento di marca.

Questo è un esempio dell’uso dello storytelling da parte di un brand che vuole connettersi con il pubblico, invitandolo a diventare parte di un movimento collettivo indossando prodotti Nike o, impegnandosi sui social media, a condividere uno dei video che racconta di questo cambiamento.

Uno tra gli esempi più esemplari di storytelling aziendale è Ikea. Un brand che ha fatto della narrazione il suo strumento più incisivo semplicemente raccontando le storie di chi vive in un ambiente arredato con soli prodotti Ikea. In questo caso la strategia utilizzata è il visual storytelling: attraverso dei video presenti sul canale YouTube vengono mostrate scene di vita quotidiana come una festa o una cena in famiglia. Raccontando le storie di chi utilizza i prodotti Ikea significa riflettere questo brand nella propria vita dal momento che ci si immedesima nei personaggi immaginando che quel tipo di arredamento starebbe proprio bene anche nella propria casa.

Qui, per essere più chiari, con questo video, Ikea non vede i mobili. Ma incorpora tutto in una storia emotivamente rilevante.


Un altro brand che detta legge in materia di storytelling è Airbnb, il noto marketplace online in cui i proprietari di case possono offrire la loro proprietà, o parte di essa, in affitto mentre i viaggiatori possono poi lasciare una recensione sul luogo e sull’ospitalità del padrone di casa.

Ciò che bisogna sottolineare è che Airbnb non possiede o gestisce le proprietà stesse ma fornisce semplicemente un forum per i clienti per promuovere e prenotare proprietà, pasti e altro.

Quindi Airbnb invece di raccontare la storia della compagnia, fa in modo che i suoi clienti raccontino le loro storie. Questo è così importante per Airbnb che vi è un’intera sezione dedicata alle “Storie dalla community di Airbnb”.

Il rebrand e la campagna di Belong Anywhere del sito hanno utilizzato immagini e cortometraggi per offrire un’istantanea della vita degli host di Airbnb e di come potrebbe essere il soggiorno di un ospite.

È il cliente che viene posto al centro del marchio: questa tecnica funziona per Airbnb non solo perché aiuta i consumatori a costruire un’affiliazione con il marchio Airbnb, ma perché aiuta i consumatori a superare uno dei più grandi punti dolenti dell’utilizzo di un servizio come questo: conoscere le persone con cui si dovrà condividere quest’esperienza.

Non c’è un esempio di storia migliore di The Lego Movie. Una pubblicità di un giocattolo lunga ben 90 minuti che riesce a tenere incollati allo schermo tutti i telespettatori, usando il proprio prodotto come protagonista.

Se si analizza il film, è abbastanza evidente ciò che lo rende così efficace: indubbiamente si tratta di un bel film, incredibilmente ben scritto, per bambini e adulti. Il prodotto è l’intero film.

Ogni scena è magistralmente creata con Lego. Ci sono messaggi profondi che vengono evidenziati all’interno del film, che sono tutti incoraggianti e di facile comprensione: c’è un “costruttore” dentro ognuno di noi, se solo riusciamo a crederci e l’immaginazione di ognuno di noi è limitata solo se noi mettiamo dei confini ma che nessuno è mai troppo vecchio per creare qualcosa di magico.

Questi esempi di storytelling aziendale insegnano soprattutto che nulla si può improvvisare senza avere una strategia ben precisa di quello che si vuol trasmettere.

Pertanto è importante seguire alcune linee guida quando si vogliono creare delle storie per il proprio brand:

  • sviluppare contenuti che hanno un elemento emozionale, umano,

  • essere sinceri,

  • chiedersi se una persona sarebbe sinceramente interessata a leggerlo o guardarlo,

  • sapere cosa collega i tuoi clienti a te,

  • rendere semplici le storie,

  • essere in grado di descrivere una storia in un’unica riga.

Una volta trovato l’elemento umano del tuo marchio, puoi iniziare a pensare a come la tua azienda o il tuo prodotto può migliorare la vita delle persone e creare la tua storia.

Se i tuoi clienti si collegano alla tua storia a livello emotivo, vorranno farne parte.

E questa diventerà la tua arma vincente.

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Mi occupo di psicologia, psicoterapia, consulenza e formazione. Laureato in psicologia e specializzato in psicoterapia. Appassionato di innovazione, di nuove tecnologie, di sport. Marito di Claudia, e padre di Maya e Sole. Ho molte passioni, una su tutte, il rugby, un vero sport di squadra. Amo le novità, il cambiamento, le sfide. Mi piace connettere, conoscere, creare.

Formazione e Consulenza Organizzativa

Da molti anni svolgo attività di consulenza e formazione per aziende e organizzazioni italiane e multinazionali. Tra i miei clienti: Vodafone, Novartis, Essilor, Teva, Coop Italia, Novacoop, Scuola Coop, Gruppo Generali, Poste Italiane, varie Aziende Sanitarie italiane. Per loro, ho svolto progetti di consulenza e sviluppo organizzativo, di formazione e di change management, storytelling. Sono Professore a contratto presso l’Università di Torino, Dipartimento di Psicologia, per i seguenti insegnamenti e laboratori:
  • Metodi e tecniche del Counselling
  • Laboratorio di Deontologia
  • Laboratorio di Innovazione Sociale

Centro Psicologia Psicoterapia

Dirigo un centro clinico, il Centro Psicologia e Psicoterapia Torino ed un Centro dedicato ai percorsi di coppia, il Centro Terapia di Coppia Torino

Attività Istituzionale Ordine Psicologi Enpap

Svolgo Da febbraio 2013 sono Consigliere di Indirizzo Generale in Enpap. Insieme ai colleghi di Altrapsicologia, abbiamo lavorato questi 4 anni verso obiettivi di sviluppo delle attività di assistenza per gli iscritti Enpap, per tutelare e aumentare le nostre pensioni e per rendere il nostro Ente di previdenza un ente trasparente e al servizio degli iscritti. Da Febbraio 2014 sono Presidente dell’Ordine Psicologi Piemonte, insieme ai colleghi e alle colleghe di Altrapsicologia, associazione di politica professionale, portando molteplici innovazioni all’interno di un ente che gestisce e settemila colleghi e colleghe. Servizi, Trasparenza, Tutela, Formazione, Promozione, sono stati i nostri punti cardine.

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Alessandro Lombardo

Psicologo di base e Decreto Calabria

Si fa un gran parlare ultimamente del cosiddetto #Decreto #Calabria e di questa “nuova” figura dello psicologo di base.

Ecco un mio piccolo commento.

Sgombriamo il campo: a mio parere, è una buona notizia per gli psicologi.

Non è di certo l’attivazione del cosiddetto #psicologo di #base, dato che peraltro la sanità attuale sta attuando una profonda revisione e riorganizzazione, inclusa la medicina di base. Conviene quindi conoscere e sapere questi aspetti organizzativi per potersi meglio orientare.Quello che viene definito dal decreto Calabria per lo psicologo è una terza modalità di “finanziamento” delle eventuali attività dello psicologo nelle cosiddette UCCP o AFT.


COSA SONO UCCP E AFT?

Partiamo dal presupposto che in questi anni abbiamo assistito (e stiamo assistendo) ad una profondo riorganizzazione delle istituzioni sanitarie.Tre sono le macroaree quando si parla di sanità:

  • – Reti Ospedaliere
  • – Rete Territoriale
  • – Prevenzione

Dalla Legge Balduzzi, al primo patto per la salute, si è messa in atto questa riforma che mette in campo una serie di azioni tra le quali quella di andare a definire “luoghi mediani” fra ospedale e territorio, con l’obiettivo di aggregare una serie di prestazioni definibili “primarie”, che rivoluzionano – o almeno ci provano – tutta la medicina di base. Oggi, la medicina di base sta vivendo una fase di ulteriore profondo mutamento culturale e organizzativo: sta scomparendo la figura del medico di medicina generale così come l’abbiamo sempre conosciuta. La legge Balduzzi (ed il successivo PAtto per la Salute) muta le forme di organizzazione territoriale facendole confluire nelle AFT e nelle UCCP. Il Patto per la salute, riconosce il valore fondamentale dell’assistenza territoriale secondo il modello delle chronic model cares e, ritenendo necessario implementare l’assistenza domiciliare e le risorse per la gestione delle cronicità e per l’empowerment del paziente, la organizza in due modelli territoriali: le UCCP e le AFT. UCCP (Unità complesse di cure primarie) e le AFT (Aggregazioni Funzionali Territoriali), sono in ordine:

  • – UCCP, luoghi multidisciplinari e multiprofessionali dove una serie di attività e di prestazioni vengono aggregate e fatte funzionare insieme. Un esempio perfetto per comprenderne il senso è la presa in carico delle cronicità (per chi volesse approfondire sulle cronicità: http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2584_allegato.pdf). Sono molteplici le figure che servono per la presa in carico per esempio del paziente diabetico: il medico di base, l’attività di prelievo ed il laboratorio analisi, il diabetologo. Averle vicine, nello stesso luogo, è un vantaggio sia per il paziente, sia per il sistema sanitario che riesce con più efficienza ed efficacia a rispondere ai nuovi bisogni di salute. Nelle UCCP hanno sede più AFT.

Esempi in cui lo psicologo è già presente in queste UCCP ci sono. Anche in Piemonte.

  • – AFT, sono aggregati monoprofessionali, sostanzialmente di medici di base. E non è altro che il naturale proseguimento della medicina di gruppo, ovvero più medici si uniscono per fornire migliori servizi.

E lo psicologo come interviene?

Nella sostanza, o tramite concorsi, o tramite la specialistica convenzionata. I colleghi e le colleghe che già operano per esempio nelle UCCP sono distaccati o dedicati in qualità di dipendenti o specialisti.Ecco, la possibile novità che introduce il decreto Calabria è una nuova e diversa possibilità di finanziamento oltre a quelli già esistenti.Chiariamoci, è una strada tutta da percorrere ed approfondire. E non sempre sarà la migliore via da seguire. Essendo la sanità delega regionale si dovrà quindi verificare regione per regione quali i passi migliori da fare.

In sintesi: un buon passaggio che necessita di ulteriore lavoro.

Per Approfondire:

http://www.agenas.it/cure-primarie-e-territorio-la-riorganizzazionehttp://

www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2584_allegato.pdf

http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?id=1299&area=programmazioneSanitariaLea&menu=vuoto

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Alessandro Lombardo

Al via la revisione dell’articolo 31 del codice deontologico degli psicologi

Al via la revisione dell’articolo 31 del codice deontologico degli psicologi

Si è da qualche tempo aperta la discussione sulla modifica dell’articolo 31 del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani. L’iter, porterà poi al referendum. Molti, i dubbi sulla versione proposta.

Da poche settimane, è stato inviato ai consigli territoriali a cura del CNOP un documento contenente la nuova versione. Ovviamente, l’iter è appena iniziato, e si è in fase di discussione interna che, una volta licenziata la nuova versione definitiva, si arriverà al referendum che coinvolgerà tutti gli psicologi italiani. Peraltro, c’è una buona probabilità che il referendum venga svolto on line.

Al momento, mi limito a diffondere le due versioni per un primo confronto e valutazione. Sto però organizzando una serie di incontri e confronti online (webinar), per iniziare un dibattito pubblico sul tema. 

Qui l’attuale versione del 31:

Le prestazioni professionali a persone minorenni o interdette sono, generalmente, subordinate al consenso di chi esercita sulle medesime la potestà genitoriale o la tutela.Lo psicologo che, in assenza del consenso di cui al precedente comma, giudichi necessario l’intervento professionale nonché l’assoluta riservatezza dello stesso, è tenuto ad informare l’Autorità Tutoria dell’instaurarsi della relazione professionale. Sono fatti salvi i casi in cui tali prestazioni avvengano su ordine dell’autorità legalmente competente o in strutture legislativamente preposte.

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Ecco la nuova versione dell’articolo 31 che al momento è al vaglio del consiglio nazionale:

  1. Le prestazioni professionali a persone minorenni o interdette, con le deroghe di seguito precisate, sono subordinate al consenso di chi esercita sulle medesime la responsabilità genitoriale o la tutela.
  2. Lo psicologo che, in assenza del consenso di cui al precedente comma 1, giudichi necessario l’intervento professionale nonché l’assoluta riservatezza dello stesso, è tenuto ad informare l’Autorità Giudiziaria competente dell’instaurarsi della relazione professionale.
  3. È comunque consentita l’osservazione breve, della durata di un incontro, della persona minorenne, tesa a verificarne le condizioni di vita, su richiesta anche di un solo genitore. Al termine dell’osservazione breve, esclusa ogni relazione diagnostica, lo psicologo redige, su richiesta, una certificazione sintetica sulla sola eventuale sussistenza di necessità di approfondimento.
  4. Sono fatti salvi i casi in cui tali prestazioni avvengano su ordine dell’Autorità legalmente competente o in strutture legislativamente preposte.
  5. In ambito scolastico il consenso agli interventi di formazione, orientamento, screening, prevenzione e promozione della salute è validamente acquisito anche qualora gli interventi citati risultino inseriti e adeguatamente descritti nei documenti di programmazione, espressamente accettati dagli esercenti la responsabilità genitoriale.
  6. Lo psicologo rispetta il diritto di ascolto della persona minorenne, anche a prescindere dal consenso degli esercenti responsabilità genitoriale o tutela, negli sportelli di ascolto dedicati che svolgono un servizio pubblico, nei centri territoriali per la famiglia e in ambito scolastico.
  7. Al fine di coinvolgere la persona minorenne nelle questioni che la riguardano, lo psicologo fornisce tutte le informazioni utili per la comprensione della prestazione professionale, tenendo conto della sua età e adeguando la comunicazione al suo grado di maturità e alla sua capacità di discernimento.
  8. Lo psicologo tiene, inoltre, in adeguata considerazione le opinioni espresse dalla persona minorenne in tutte le questioni che la riguardano; informa la persona minorenne sui limiti giuridici della riservatezza nei confronti degli esercenti la responsabilità genitoriale o la tutela.
  9. In tutti i casi che riguardano interventi su persone minorenni lo psicologo ritiene preminente il loro interesse.

VUOI RICEVERE GLI AGGIORNAMENTI? CLICCA QUI

 

 

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Alessandro Lombardo

FOUNDAMENTA | CALL PER IDEE PROGETTUALI| dialogo con Laura Orestano

Cosa é esattamente Foundamenta e che tipo di servizi offre?

Foundamenta è la prima call italiana per accelerare imprese e startup a impatto sociale. Se selezionati il programma 4 mesi residenziale offre investimento diretto nella startup e servizi di accelerazione specifici: product/service design, business modelling & impact assessment, networking for scalability, investment readiness. Tutto è focalizzato per accompagnare l’impresa vs ulteriori investitori e quindi per la crescita.

Chi può partecipare a questa call?

La call è aperta a team formali e informali o imprese/startup già costituite che abbiano almeno un prototipo funzionante come prodotto o servizio che risponda alle sfide sociali contemporanee: salute, welfare, cultural heritage, etc

Che tipo di “idee” imprenditoriali vengono scelte ?

La selezione è stringente in quanto riceviamo application da tutto il mondo. Selezioniamo idee di impresa che si mostrino innovative e rilevanti per la società e che possano scalare a livello almeno nazionale. Da quest’anno lanciamo in contemporanea a Foundamenta anche una call per idee progettuali che non sono ancora impresa: Design Your Impact è la call di pre-accelerazione per idee innovative a impatto sociale che ambiscono a strutturarsi progettualmente per divenire potenziali imprese. Anche questa call è ora aperta su nostro sito.

FOUNDAMENTA è il programma SocialFare per accelerare imprese e startup a impatto sociale. È il primo in Italia e l’unico che effettua investimento cash nelle startup/imprese selezionate.

Cosa & Come:

  • Programma residenziale a Torino
  • 4 mesi di accelerazione full-time
  • Seed fund fino a 100k€ cash
  • Acceleration Team dedicato, mentor d’eccellenza
  • Accesso al network 50+ Social Impact Investor
  • Desk gratuito @ Rinascimenti Sociali

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