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Psicologia

Intervista a Giacomo Rizzolatti sui neuroni specchio

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Mi occupo di psicologia, psicoterapia, consulenza e formazione. Appassionato di innovazione, di nuove tecnologie, di sport. Marito di Claudia, e padre di Maya e Sole. Svolgo attività Da molti anni svolgo attività di consulenza e formazione per aziende e organizzazioni italiane e multinazionali. Tra i miei clienti: Vodafone, Novartis, Essilor, Teva, Coop Italia, Novacoop, Scuola Coop, Gruppo Generali, Poste Italiane, varie Aziende Sanitarie italiane. Per loro, ho svolto progetti di consulenza e sviluppo organizzativo, di formazione e di change management. Dirigo un centro clinico, il Centro Psicologia e Psicoterapia Torino ed un Centro dedicato ai percorsi di coppia, il Centro Terapia di Coppia Torino Svolgo Da febbraio 2013 sono Consigliere di Indirizzo Generale in Enpap. Insieme ai colleghi di Altrapsicologia, abbiamo lavorato questi 4 anni verso obiettivi di sviluppo delle attività di assistenza per gli iscritti Enpap, per tutelare e aumentare le nostre pensioni e per rendere il nostro Ente di previdenza un ente trasparente e al servizio degli iscritti. Da Febbraio 2014 sono Presidente dell'Ordine Psicologi Piemonte, portando molteplici innovazioni all'interno di un ente che gestisce e settemila colleghi e colleghe. Servizi, Trasparenza, Tutela, Formazione, Promozione, sono stati i nostri punti cardine.

Giacomo-Rizzolati

E’ di pochi giorni fa l’affermazioni del prof. Giacomo Rizzolatti, scopritore con la sua equipe dei neuroni specchio, dove dichiara che “in Italia mi trattano da impiegato”. Il portale POL – Psychiatry on line – lo ha intervistato  a Parma.

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Politica Professionale

Psicologia: il numero chiuso non si può fare

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Mi occupo di psicologia, psicoterapia, consulenza e formazione. Appassionato di innovazione, di nuove tecnologie, di sport. Marito di Claudia, e padre di Maya e Sole. Svolgo attività Da molti anni svolgo attività di consulenza e formazione per aziende e organizzazioni italiane e multinazionali. Tra i miei clienti: Vodafone, Novartis, Essilor, Teva, Coop Italia, Novacoop, Scuola Coop, Gruppo Generali, Poste Italiane, varie Aziende Sanitarie italiane. Per loro, ho svolto progetti di consulenza e sviluppo organizzativo, di formazione e di change management. Dirigo un centro clinico, il Centro Psicologia e Psicoterapia Torino ed un Centro dedicato ai percorsi di coppia, il Centro Terapia di Coppia Torino Svolgo Da febbraio 2013 sono Consigliere di Indirizzo Generale in Enpap. Insieme ai colleghi di Altrapsicologia, abbiamo lavorato questi 4 anni verso obiettivi di sviluppo delle attività di assistenza per gli iscritti Enpap, per tutelare e aumentare le nostre pensioni e per rendere il nostro Ente di previdenza un ente trasparente e al servizio degli iscritti. Da Febbraio 2014 sono Presidente dell'Ordine Psicologi Piemonte, portando molteplici innovazioni all'interno di un ente che gestisce e settemila colleghi e colleghe. Servizi, Trasparenza, Tutela, Formazione, Promozione, sono stati i nostri punti cardine.

Piccola nota personale per iniziare. Appartengo a quella schiera di persone che se nella sua strada avesse a suo tempo incontrato il numero chiuso, oggi non farei questo mestiere.

Detta in modo semplice: a suo tempo, quando decisi di iscrivermi a psicologia, mi imbattei nei primi tentativi di numero chiuso presso le ormai defunte facoltà e, attenzione, feci il il test e non lo passai. La mia fortuna (o sfortuna chissà …), fu che il test fu ritenuto “orientativo” e non selettivo quindi, entrai.

OPINIONI E POSIZIONI. Ora, con buona pace di chi può pensare, “Peccato, potevamo evitarci Lombardo ci fosse stato il numero chiuso”, ora son qui che fra ruoli istituzionali, opinioni ed esperienze personali, leggi che regolamentano la questione, dati di realtà sul numero degli psicologi in Italia, vi confesso, che faccio molta fatica a dirimere la matassa ed a costruirmi un’opinione definita e netta sulla questione. Più volte mi sono espresso a favore del numero chiuso, che è una necessità, ma non posso non trovarmi in dissonanza viste il mio percorso. Sia chiaro, resto a favore del numero chiuso che ritengo necessario, e penso che il mio ruolo pubblico debba prevalere sulla mia opinione o esperienza personale.

SEMBRA FACILE. Altra questione poi è la faciloneria con la quale sui social ci si deve scontrare quando si parla del numero chiuso a psicologia. Pare sia la cosa più ovvia e semplice di questo mondo. Tralasciando il fatto che qualora entrasse a regime, gli effetti si vedrebbero forse tra vent’anni e nessun ha poi idea cosa fare in questi venti anni di attesa. Tralasciando tutti gli aspetti anche etici, che mi fa dire che è troppo facile chiudere la porta una volta che sei entrato. Tralasciando tante cose incluse le regole, le leggi, le normative, inclusa quest’ultima sentenza del TAR, che dice che a psicologia il numero chiuso non si può fare.

IL FATTO. Si parte da un recente caso avvenuto presso l’Università di Torino, Dipartimento di Psicologia il quale, dopo aver definito che per molti motivi, in primis le risorse disponibili, era necessario attuare il numero chiuso. Come era facile aspettarsi, tale decisione venne impugnata dagli studenti cui, a quanto si apprende da un recente articolo di giornale, il TAR ha dato ragione: psicologia, in quanto percorso universitario, secondo il TAR, non avrebbe i requisiti necessari per poter istituire il numero chiuso. Ora, una decisione del genere, è senza ombra di dubbio una sentenza che potenzialmente può aprire una gran caos nel mondo della psicologia universitaria e professionale.

Ecco l’articolo originale che racconta il fatto:

Il Tar boccia il numero chiuso a Psicologia

I giudici: l’ateneo non ha rispettato i requisiti di legge. Il legale degli studenti: devono aprire anche gli altri corsi

L’Università non può mettere un filtro all’ingresso a proprio piacimento. Per decidere se un corso deve essere aperto a tutti, o se si può mettere un imbuto e fissare un numero chiuso, ci sono precisi requisiti da rispettare. È per questo che i giudici hanno bocciato il test d’ingresso e il numero chiuso a Psicologia. Un test tentato da 1700 ragazzi e ragazze, che si contendevano 410 posti. Negli anni, a Torino le aspiranti matricole per molti corsi di laurea sono aumentate. Ma la risposta sembra ben sintetizzata da quello che dichiarava, dopo il ricorso degli studenti, Alessandro Zennaro, direttore del dipartimento di Psicologia: «Il problema è che noi non abbiamo neanche una minima parte delle risorse, né di personale, né di spazi, per accoglierli tutti». Ecco, secondo i giudici, questo criterio è sbagliato. Il test era nato già un po’ zoppo. Nove domande, su 70 complessive, erano di cultura generale, “materia”, per così dire, che non era però prevista nel bando con cui il test veniva pubblicizzato agli studenti. Di fronte alle rimostranze, l’ateneo lo può fare solo non per i motivi previsti dalla legge.

La prova  

Il numero chiuso deciso dall’Università è stato bocciato dal tribunale. L’Università non può mettere un filtro all’ingresso a proprio piacimento. Per decidere se un corso deve essere aperto a tutti, o se si può mettere un imbuto con un numero chiuso, ci sono precisi requisiti da rispettare. Ruota attorno a questo la bocciatura da parte del Tar Lazio del test d’ingresso e del numero chiuso a Psicologia. Negli anni, a Torino le aspiranti matricole per molti corsi di laurea sono aumentate. Ma la risposta a quest’onda non sembra adeguata. Dopo il ricorso degli studenti, Alessandro Zennaro, direttore del dipartimento di Psicologia, disse: «Non abbiamo neanche una minima parte delle risorse, di personale, di spazi per accogliere tutti».

Il criterio

Se questo è il criterio – aumentano gli studenti e in risposta arrivano i numeri chiusi – secondo i giudici non si rispetta la legge. Fatti salvo i numeri programmati a livello nazionale, come Medicina o Architettura, la sentenza del Tar richiama l’articolo 2 della legge 264 del ’99, in cui si parla di laboratori ad alta specializzazione o dell’obbligo di tirocinio come requisiti del numero chiuso. Secondo il Tar, non è il caso di Psicologia, «perchè quanto prospettato dall’ateneo non risulta differire in alcun modo da comuni lezioni frontali». Il test di Psicologia era nato già zoppo. Nove domande, su 70, erano di cultura generale, “materia” non prevista nel bando. Di fronte alle rimostranze, l’ateneo aveva annullato dai risultati il conteggio di quelle domande. Ma la vittoria degli studenti al Tar è stata giocata sull’altro piano. Esulta l’Udu, Unione degli Universitari, l’organizzazione studentesca che ha portato avanti il ricorso e che si batte per l’abolizione dei numeri chiusi. «È una decisione rivoluzionaria: ricorda che non basta il sovraffollamento per decidere il numero chiuso», dice l’avvocato Michele Bonetti, secondo cui la sentenza avrà un effetto a cascata, obbligando l’Università ad abolire altri numeri chiusi. «Faremo una valanga di ricorsi e siamo pronti a fare un esposto alla Corte dei Conti per danno erariale». Per Valeria Sartori, coordinatrice dell’Udu Torino, l’Università non può attendere oltre «e deve immediatamente ammettere gli studenti».

Battaglia legale

L’ateneo di via Po, con oltre 70 mila studenti, ha abolito negli anni molti numeri chiusi, politica rivendicata dal rettore, Gianmaria Ajani, per favorire il diritto allo studio. Salvo doverli reintrodurre per Economia, sempre per aule sovraffollate, mancanza di prof e tirocini. Adesso bisognerà capire cosa succederà a settembre: se l’ateneo andrà avanti per la sua strada con il numero chiuso a Psicologia. La battaglia legale potrebbe essere lunga. «Dobbiamo leggere bene la sentenza: è complessa. Di primo acchito non ci convince, ad esempio non considera il nostro obbligo di fare tirocini. Valuteremo la possibilità di fare ricorso al Consiglio di Stato», dice il direttore del dipartimento Zennaro.

Fonte originale: La stampa

 

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Incontro il professor Gian Piero Quaglino, già preside della defunta facoltà di Psicologia a Torino e professore ordinario di Psicologia della formazione, nel suo studio. Non nascondiamolo: è stato uno dei miei maestri. Maestro di sguardi sui fenomeni organizzativi. Questo dialogo, in fondo, inizia circa dieci anni fa, quando frequentai il suo corso di Psicologia della formazione. Insomma, è una lunga storia. (altro…)

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