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Dialoghi

Dialoghi: Alberto Vitalucci, psichiatra.

Ho conosciuto Alberto sui social. La prima ed unica volta che ci siamo visti di persona, in un locale torinese, io li per fare un pranzo di lavoro, Alberto in pausa dal lavoro, ci siamo guardati, e ci siamo riconosciuti. Sarà per la comune passione che ci lega, il rugby, ma a me è stato subito simpatico. Con lui parliamo di psichiatria, di storie, di punti di riferimento. Buona lettura.

Alberto, di lavoro fai lo psichiatra. Come è cambiato il tuo modo di fare questo lavoro in questi anni? Perché hai scelto questa strada?

Queste sono due domande in una, giusto per fare come fanno gli psichiatri che cominciano sempre evidenziando una magagna. Ho scelto questa strada onestamente mosso da curiosità e passione, deluso abbastanza da un corso di studi in cui l'umanesimo, che ero convinto di ritrovare e che adoravo dal Classico, era totalmente assente. Se avessi avuto istanze autocurative devo dire che questo mi è rimasto in gran parte inconsapevole, di certo non lo vado a raccontare in giro (scherzo).

Il lavoro ovviamente è cambiato con me, crescendo e imparando dall'esperienza clinica a svolgerlo, non ritenendo si possa mai smettere di apprendere dalla relazione con l'altro, per quanto possa diventare routinaria ed apparentemente sempre più frustrante, vedendo i pazienti invecchiare con te e con la tua impotenza terapeutica, ma, anche nella peggiore delle condizioni, con lo strutturarsi di una realtà condivisa mai spenta e sempre stimolante. E poi io sono cambiato con il mio lavoro, vedendo soltanto colleghi andare in pensione, restando il "più giovane" per un numero di anni imbarazzante, abituandosi ad una quotidianità di colleghi sommersi dal precariato ed a turni sempre più pesanti e frequenti, data la dimensione della "coperta corta" e il trionfo della medicina difensiva, vera patologia tra medici.

Chi fa il tuo lavoro, incontra molte storie. Come tutte le storie, alcune ci colpiscono più di altre, per mille e mille motivi. Me ne racconti una che porti con te?

Lo chiamerò "Metalli". E' un signore che mi ha fatto "compagnia" negli ultimi quindici anni, fino a che non se lo è portato via un infarto. Tecnicamente la diagnosi era di disturbo ossessivo compulsivo, con una certa predilezione per l'accumulo appunto di oggetti in metallo, in una personalità sicuramente schizotipica. Veniva da me vestito con un suo stile, in genere non disdegnava abiti e cappelli militari, meglio se di provenienza dall'ex Armata Russa, portati con totale nonchalance. Un paio di basette bianche foltissime ed occhiali a fondo di bottiglia spesso aggiustati artigianalmente lo rendevano vagamente simile ad un Asimov, rendendomelo simpatico a prima vista sempre. Una storia di anni in fabbrica prima della pensione, una donna che lui amava alla follia e che in realtà non disdegnava di praticare per arrotondare il mestiere più vecchio del mondo. Cosa che lui sapeva ma su cui glissava: in fondo gran parte del ricavato era servito a mantenere il figlio tossicodipendente.

Chi non avrebbe fatto l'impossibile? Al punto di aiutarlo a rilevare un'agenzia di pompe funebri e scrivergli un catalogo di condoglianze e frasi di circostanza perfetto, un manuale utile in ogni occasione. Un uomo a modo suo credente in modo solido: faceva in silenzio pulizie sul sagrato della sua Chiesa nella certezza di essersi guadagnato un pezzetto di aldilà in modo puramente contrattuale. Terapie prese un po' come voleva, efficacia del mio intervento quasi casuale, ma mi voleva bene: si sentiva in dovere di venire da me, quasi fossi il suo confessore. Un cuore grande, ma un pensiero concreto e semplice. Un tono di voce piemontese caldo capace di quasi ipnotizzarmi. Una capacità assurda di complicarsi la vita come quella volta che si trovò in mano dal figlio un pitone che lui non voleva più.

Quella bestia la amò, costruendogli una scatola particolare per fargli attraversare Torino sui mezzi pubblici e portarla a mangiare un topo al mese dal veterinario. Gli morì male per ragioni assurde: essendo lui molto mal vedente non si rese conto che nell'aiutarlo col guanto nella muta gli aveva procurato un'infezione che fu poi letale. Badò all'anziana madre negli ultimi anni di Alzheimer costruendo un sistema di pesi e contrappesi legati alle coperte del letto che sarebbe un qualcosa che farebbe allibire ogni protocollo sulla contenzione, ma che funzionava e che permise un exitus dignitoso. Gli mancò poi anche la moglie e gli ultimi anni qualcosa dentro si spense irrimediabilmente: solo il richiamo lancinante degli oggetti di metallo lo faceva rivivere: dalla ricerca nella spazzatura a tutti i mercatini specializzati. Mi raccontò di quanto ebbe dei problemi a rimettere in funzione dentro casa una campana da locomotore ferroviario svizzero: un rumore talmente infernale da terrorizzare i vicini. Ma lui tanto metallo lucido così ben forgiato non lo aveva mai posseduto prima. Mi ha insegnato tanto. Sui sentimenti, che non hanno bisogno di complessità per essere profondi. Sull'illogicità psicotica che ha una rigorosità funzionale perfettamente logica. Sulla dignità di vite semplici, di eroi silenziosi che combattono una battaglia quotidiana. E a cui in fondo basta una medaglia sola. Basta sia di "metallo".

Come fai Alberto a con-vivere con tutte le storie di sofferenza che incontri?

Mi sono sempre chiesto se questa domanda venga posta anche a chi lavora per le onoranze funebri. Il mio è un lavoro, pur rientrando nelle figure d'aiuto. Non è una missione, con buona pace di chi ci vorrebbe spremere in turni sempre peggiori facendo leva su assurde vocazioni. Non è un lavoro neutro né freddo, questo è chiaro. Ma come tutte le professioni ha una sua tecnica, fondamentale da conoscere ed approfondire. La giusta distanza richiede calibrazioni continue, ma non permette fusioni pericolose. Un lavoro mi serve per vivere. E la mia vita si svolge fuori da lì, per quante ore il lavoro mi rubi.

Tutti abbiano nostri punti di riferimento, modelli. Quali sono i tuoi?

Sparo secco tre nomi: Baden-Powell, Bruce Springsteen e Jonah Lomu.

Siamo all'ultima: un libro che si deve assolutamente leggere.

Uno solo è una domanda difficilissima. Direi comunque il libro del Qoelet, possibilmente nella traduzione italiana di Guido Ceronetti per Adelphi. Un testo che davvero ti può cambiare la vita.

 

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Mi occupo di psicologia, psicoterapia, consulenza e formazione. Appassionato di innovazione, di nuove tecnologie, di sport. Marito di Claudia, e padre di Maya e Sole.

Svolgo attività Da molti anni svolgo attività di consulenza e formazione per aziende e organizzazioni italiane e multinazionali. Tra i miei clienti: Vodafone, Novartis, Essilor, Teva, Coop Italia, Novacoop, Scuola Coop, Gruppo Generali, Poste Italiane, varie Aziende Sanitarie italiane. Per loro, ho svolto progetti di consulenza e sviluppo organizzativo, di formazione e di change management.

Dirigo un centro clinico, il Centro Psicologia e Psicoterapia Torino ed un Centro dedicato ai percorsi di coppia, il Centro Terapia di Coppia Torino

Svolgo Da febbraio 2013 sono Consigliere di Indirizzo Generale in Enpap. Insieme ai colleghi di Altrapsicologia, abbiamo lavorato questi 4 anni verso obiettivi di sviluppo delle attività di assistenza per gli iscritti Enpap, per tutelare e aumentare le nostre pensioni e per rendere il nostro Ente di previdenza un ente trasparente e al servizio degli iscritti.

Da Febbraio 2014 sono Presidente dell’Ordine Psicologi Piemonte, portando molteplici innovazioni all’interno di un ente che gestisce e settemila colleghi e colleghe. Servizi, Trasparenza, Tutela, Formazione, Promozione, sono stati i nostri punti cardine.

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Alessandro Lombardo

Dialoghi. Isabel Fernandez, EMDR, Traumi Infantili e Trauma Symptom Checklist for Young Children (TSCYC)

Dieci dialoghi sull'utilizzo dei test della pratica clinica dello psicologo. Una serie di incontri che, grazie alla collaborazione con Hogrefe, ci permetterà di parlare e approfondire l’utilizzo  di test e di strumenti di misurazione utilizzati nelle nostre prassi professionali. Saranno dieci dialoghi su dieci ambiti differenti, avremo quindi la possibilità di porre lo sguardo su una molteplicità di contesti professionali molto amplio.

Iniziamo questi  Dialoghi insieme ad Isabel Fernandez.  

Dialoghi. Isabel Fernandez, EMDR, Traumi Infantili e Trauma Symptom Checklist for Young Children (TSCYC)

Isabel, vorrei partire in questo nostro dialogo dal tempo che ci circonda, dagli episodi come l’attacco terroristico di Barcellona. Questa sembra essere davvero e purtroppo una peculiarità del vivere nel nostro tempo, e questi eventi, dall’11 settembre in poi, sembrano ormai segnare il nostro quotidiano. Questi eventi sono di certo a forte valenza traumatica. Cosa significa quindi vivere immersi in questo clima?

Bambini e adulti vengono a conoscenza dei contenuti traumatici e visualizzano le immagini-shock, attraverso i media, in una situazione di esposizione passiva, che genera in loro un grande senso di impotenza. Assistendo a questi avvenimenti, che irrompono nella routine quotidiana e che colgono impreparati, si perde quel senso di sicurezza legato alla prevedibilità degli eventi e si modifica la rappresentazione di sé e del mondo. L’esposizione a questi attentati ripetuti nel tempo genera un senso di allarme, poiché attiva le parti emotive del cervello, responsabili delle reazioni primitive di difesa di fronte alla minaccia di vita (attacco, fuga o immobilizzazione).


 

Chi viene esposto ad eventi così traumatici quando può davvero riuscire a ricucire lo strappo che un trauma del genere crea, specie nei casi di minori o bambini?

Intanto la sicurezza del bambino dipende quasi esclusivamente dalle reazioni degli adulti di riferimento. I bambini, quando si sentono in pericolo, ricorrono alle figure di riferimento per ottenere rassicurazione. Spesso gli adulti, nel tentativo di proteggere il bambino, lo tengono all’oscuro dei fatti e tendono a normalizzare e banalizzare quello che accade. Dare informazioni realistiche e semplici, coerenti con l’età del bambino, è un ottimo modo per facilitare la comunicazione, permettere al bambino di fare domande e comprendere le reazioni di paura. Se i bambini sono poi esposti direttamente ad esperienze critiche è utile normalizzare le reazioni nella fase acuta e trattare precocemente il bambino per prevenire il disturbo post-traumatico. I bambini possono superare molto bene qualsiasi trauma quando gli adulti, genitori, insegnanti e terapeuti, sanno cosa fare in ogni fase dopo un evento critico. L’associazione EMDR Italia è intervenuta gratuitamente in molte situazioni catastrofiche e la ricerca ha evidenziato che un intervento precoce ripara completamente le ferite dell’anima.

Da anni, l’EMDR Italia si occupa del trattamento di diverse psicopatologie e problemi legati sia ad eventi traumatici sia a esperienze più comuni che tuttavia possono risultare emotivamente stressanti. Quali possono essere gli esiti dell’esposizione ad eventi traumatici nello sviluppo cognitivo, psichico e affettivo di un bambino? Quando si può parlare a tutti gli effetti di Disturbo Post-Traumatico da Stress?

Se un bambino viene esposto a un singolo evento traumatico e non viene supportato, nell’elaborazione, dagli adulti di riferimento, può sviluppare il Disturbo Post-Traumatico da Stress. I sintomi post-traumatici nel bambino possono essere raggruppati in quattro categorie: sintomi intrusivi, evitamento, alterazioni negative di pensieri ed emozioni, iperarousal. I sintomi intrusivi riguardano la risperimentazione del trauma attraverso ricordi, sogni ricorrenti o flashback. Nei bambini, si evidenziano nel gioco ripetitivo o nel disegno, in cui ripropongono tematiche e informazioni annesse al trauma. L’evitamento si riferisce allo sforzo di non richiamare l’evento traumatico alla mente e di non frequentare luoghi o persone che lo ricordino. Le alterazioni negative di pensieri ed emozioni si riferiscono allo sviluppo di convinzioni negative su di sé, alla persistenza di emozioni negative, alla difficoltà di provare interesse per attività che in passato erano piacevoli, al distacco ed estraniamento. Nei bambini, possiamo osservare difficoltà a relazionarsi coi pari o scarso interesse per il gioco. L’iperarousal indica uno stato perenne di ipervigilanza, con reattività estrema a stimoli innocui e facile irritabilità e difficoltà di concentrazione. Nei bambini possiamo notare la comparsa di comportamenti iperattivi o di esplosioni di collera, calo nel rendimento scolastico, e negli adolescenti si possono verificare comportamenti a rischio e autodistruttivi. Nel bambino piccolo, inoltre, si possono verificare delle regressioni a tappe di sviluppo precedenti, cioè può tornare a succhiare il dito, può perdere il controllo degli sfinteri precedentemente acquisito, può presentare ansia e crisi di pianto al distacco dalle figure genitoriali, chiedere la presenza dell’adulto per addormentarsi, necessitare di essere imboccato per mangiare. Quando i traumi avvengono in un età precoce all’interno dell’ambiente familiare e sono ripetuti nel tempo, come nel caso di trascuratezza, abusi, maltrattamenti e violenza domestica, non si può parlare di PTSD, ma si parla di disturbo traumatico dello sviluppo, cioè l’impatto traumatico riguarda l’intero sviluppo cerebrale, con ripercussioni importanti a livello cognitivo, affettivo, relazionale e anche a livello fisico, dando luogo a vere e proprie patologie mediche, come hanno dimostrato gli studi condotti su vasta scala tra il 1995 e il 1998 da Vincent Felitti e collaboratori sugli eventi avversi infantili.

La durata nel tempo, l’intensità o la natura del trauma infantile hanno una ripercussione sulla sintomatologia mostrata dal bambino e sugli eventuali esiti di trattamento?

La probabilità di sviluppare una sintomatologia post-traumatica aumenta se i traumi sono ripetuti nel tempo, se l’esposizione al trauma è diretta o se c’è una stretta vicinanza fisica al luogo dell’evento o alle persone che stanno subendo un evento traumatico. Inoltre, i traumi che predispongono maggiormente allo sviluppo di PTSD nel bambino riguardano la morte o il rischio di morte, l’assistere alla violenza o all’abuso sessuale di un genitore. Come ho detto precedentemente, nel caso del disturbo traumatico dello sviluppo, i traumi sono ripetuti e spesso vengono perpetrati dalle stesse figure di accudimento, per cui tutto lo sviluppo del bambino ne risente e la durata del trattamento è più lunga. Gli esiti della terapia dipendono sempre anche dal coinvolgimento dei genitori nel trattamento con EMDR e dalla messa in sicurezza del bambino, in un ambiente in cui i suoi bisogni vengano soddisfatti.

Il trattamento del trauma infantile viene condotto individualmente con il bambino o necessita del supporto di eventuali figure adulte di riferimento?

Come dicevamo in precedenza, gli esiti delle esperienze traumatiche nei bambini dipendono fortemente dalle reazioni degli adulti di riferimento. Nella nostra esperienza gli interventi più efficaci sono stati quelli dove il trattamento con EMDR è stato promosso sia sui bambini che sui genitori. Il volto preoccupato di un genitore traumatizzato aumenta il rischio di traumatizzazione nel bambino. Quindi l’EMDR sarebbe molto più efficace se potesse essere esteso ai genitori. Non è però necessaria la presenza del genitore mentre il bambino viene trattato con EMDR ad eccezion fatta della fascia 0-3 anni, quando cioè il piccolo non ha una completa capacità di descrivere l’evento sia perché è in un’età preverbale ma anche perché spesso il ricordo è frammentato e non ordinato nella memoria episodica.

Come viene effettuato l’inquadramento diagnostico di un soggetto in età evolutiva che si suppone abbia sperimentato un trauma infantile? Si utilizzano test?

Per un corretto inquadramento diagnostico, sono necessari dei colloqui con i genitori o con gli adulti che si prendono cura del bambino e delle sedute di valutazione con il bambino stesso. Con i genitori si esplorano la sintomatologia attuale, insorta dopo l’evento traumatico più recente, e la possibile presenza di eventi traumatici pregressi che sono in qualche modo collegati. Si ripercorrono, inoltre, la storia di sviluppo del bambino, i cambiamenti di vita importanti avvenuti nella famiglia, la relazione col bambino, le maggiori difficoltà nel gestire i suoi comportamenti e la eventuale presenza di traumi nella famiglia allargata e nelle tre generazioni. La presenza di eventi traumatici familiari e trans-generazionali costituisce, infatti, fattore di vulnerabilità per lo sviluppo di sintomi post-traumatici nel bambino, come ormai è dimostrato dalla ricerca scientifica. Le sedute con il bambino si svolgono utilizzando, oltre al dialogo, il gioco e il disegno, per poter comprendere i vissuti emotivi attraverso il canale espressivo, più agevole per il piccolo, rispetto al canale verbale. Nell’ambito dei primi incontri, sia ai genitori, che al bambino, posso essere somministrati dei test di valutazione.

Quanto, in questo caso, possono essere utili o attendibili i report compilati da genitori o caregiver?

Nella nostra esperienza i report non sono solo attendibili ma anche efficaci per misurare i risultati e confrontarli con le risposte pre-trattamento. Possono essere anche uno strumento utilissimo ad orientare l’osservazione del genitore che potrebbe minimizzare alcuni comportamenti del bambino e/o enfatizzarne altri. Invece, i questionari danno il giusto orientamento al genitore, aiutandolo a rendersi conto degli esiti di un’esperienza traumatica e contemporaneamente a riconoscere i risultati raggiunti dal proprio figlio dopo un intervento mirato sull’esperienza traumatica.

La Trauma Symptom Checklist for Young Children (TSCYC) è un questionario, compilato dai genitori, che consente di ottenere una valutazione approfondita della sintomatologia post-traumatica acuta e cronica manifestata dai bambini sino ai 12 anni. Perché ha scelto di inserire questo test nell’ambito del vostro protocollo diagnostico? Quali informazioni cliniche è possibile ricavare dalla somministrazione della TSCYC?

Questo questionario è stato inserito nel protocollo diagnostico per varie caratteristiche. Innanzitutto ha una sensibilità specifica per i sintomi del trauma e alle difficoltà relative a queste esperienze. Inoltre, è agevole, perché si può compilare in un breve tempo di circa 15-20 minuti, è standardizzato per tre diverse fasce d’età, e questo è importantissimo nell’età evolutiva, in cui si verificano grandi cambiamenti nel giro di pochi anni. È un questionario attendibile, poiché contiene tre scale di validità al suo interno e consente di valutare diverse categorie di sintomi: ansia, paure e senso di pericolo; vissuti depressivi; rabbia; evitamento ed iperarousal tipici del PTSD; sintomi dissociativi; preoccupazioni sessuali, utili in casi di sospetti abusi.

Può la TSCYC essere utilizzato in riferimento a bambini molto piccoli, a partire dai 3 anni di età. Esiste effettivamente una casistica di utilizzo così giovane? Si può lavorare sul trauma già in età prescolare?

L’EMDR è un metodo efficace per il trattamento di bambini anche molto piccoli utilizzando una stimolazione diversa da quella oculare poiché bambini molto piccoli (solitamente entro i 4/5 anni) non riescono a seguire i movimenti oculari. Mentre il genitore racconta l’evento traumatico, il terapeuta fa una stimolazione bilaterale sulle mani o i piedi del bimbo (taping). L’intervento precoce non solo previene il rischio di disturbi come il PTSD, il disturbo traumatico dello sviluppo, il disturbo reattivo dell’attaccamento e l’ADHD, ma è un fattore di protezione importante per una crescita sana sia dal punto di vista emotivo che cognitivo. Il trauma precoce infatti non dà esiti solo sulla psiche del bambino, ma ha un impatto importante sullo sviluppo del suo cervello. Esistono quindi casistiche di bambini trattati in questa fascia di età e la TSCYC è un ottimo strumento per bambini cosi piccoli

Le scale cliniche di cui la TSCYC si compone consentono di individuare spunti per la progettazione dell’intervento? Come vengono trattati i risultati delle due scale di validità previste dal test?

Sicuramente, i punteggi ottenuti nelle varie scale cliniche consentono di orientarsi rispetto all’area maggiormente compromessa dall’evento traumatico e quindi di indirizzare l’intervento terapeutico in maniera più mirata, ma soprattutto ci consente di cogliere il punto di vista del genitore sul disturbo del bambino e di capire quanto sia vicino o distante dall’idea del clinico e dall’idea che il bambino stesso ha del proprio disturbo. Attraverso le scale di validità, infatti, può emergere la tendenza del genitore a sottovalutare problemi del bambino, anche fisiologici, e quindi la sua tendenza a negare i bisogni del figlio o il suo bisogno di presentarlo come un bambino eccessivamente competente. Si può osservare, al contrario, la tendenza a riportare sintomi inusuali del bambino, derivante da uno stato mentale di estrema difficoltà del genitore o dalla necessità di rappresentare un bambino particolarmente disturbato e sintomatico.

Che accoglienza avete riscontrato da parte delle persone a cui viene richiesto di compilarlo?

Ottima accoglienza. Il questionario è semplice e comprensibile e gli adulti di riferimento del bambino sono disponibili a compilarlo.

Sappiamo che hai in progetto un libro con Hogrefe, che uscirà l’anno prossimo: puoi anticiparci di cosa tratterà?

Il libro sarà uno strumento utile per i terapeuti ma anche per i pazienti per comprendere quelli che sono i sintomi maggiormente correlati alle esperienze traumatiche. Sarà utile a tutti a capire come l’EMDR possa essere la risposta non solo per il PTSD ma per ogni sintomo del paziente. In linea con le recenti ricerche (ACE’s e studi su epigenetica), i sintomi del paziente sono sempre collegati ad esperienze non elaborate che si traducono in convinzioni negative su se stessi, emozioni disturbanti e sensazioni fisiche che rischiano di disorganizzare lo sviluppo e le relazioni con un impatto a medio e lungo termine.

Ecco un'ulteriore intervista in video:

IL TEST TSCYC

Dati il considerevole numero di bambini vittimizzati e i molti sintomi negativi associati a tale violenza nella nostra cultura, c’è un bisogno pressante di valutare i bambini per le difficoltà connesse al trauma.

Per saperne di più, clicca QUI

La TSCYC ha attendibilità e validità sufficienti per sostenerne il suo impiego come test clinico per i sintomi psicologici dei bambini traumatizzati. Può essere utilizzata nei casi in cui si abbia il sospetto che il bambino abbia subito un trauma o possa essere stato esposto a un evento traumatico, nonché in tutte quelle situazioni in cui i bambini sono esposti a condizioni ambientali di rischio.

Lʼesame dei punteggi delle singole scale della TSCYC evidenzia le aree specifiche nelle quali il bambino può manifestare la sintomatologia e tali informazioni possono essere particolarmente utili per la progettazione dell’intervento clinico.

Per saperne di più, clicca QUI

 
 
 
 
 
 
 
 

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Alessandro Lombardo

Dialogo con Antonino Ferro – Salone del Libro off

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#INCONTRO con #ANTONINO #FERRO | sabato 20 Maggio ore 20 | Polo del '900
In occasione del Salone del Libro di Torino, all'interno degli eventi "Salone del Libro OFF", #Alessandro #Lombardo, Presidente Ordine Psicologi Piemonte, dialogherà con #Antonino #Ferro, Psicoanalista SPI, in occasione dell'uscita del libro Pensieri di uno psicoanalista irriverente. Guida per analisti e pazienti curiosi, edizioni Raffaello Cortina.

L'evento si terrà presso:
Polo del 900 - sala del 900, via del Carmine 14 - Torino
Orario: 20.00 - 21.30
Entrata libera fino ad esaurimento posti.

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