Dialoghi. Giuseppe Noto, dialoghi intorno alle fonti

Giuseppe Noto, professore associato di Filologia e linguistica romanza, insegna Filologia romanza, Letteratura teatrale del Medioevo romanzo e Didattica della lingua italiana e del testo letterario presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Torino. È stato il primo direttore del Centro interateneo per la formazione degli Insegnanti della scuola secondaria del Piemonte.

I suoi interessi scientifici spaziano tra la letteratura medievale di area galloromanza e italiana e il teatro medievale. È cultore di fumetti (Tex) e di romanzi gialli (Simenon e Camilleri). Da anni prova a diventare un ballerino di tango. Ha lavorato come animatore socioculturale e come docente nella scuola, ha cantato e recitato: in attesa di decidere che fare da grande, non esclude di tornare a farlo.

Giuseppe, tu per lavoro fai ricerca e insegni. Cosa ti appassiona del tuo lavoro?

Dotare di senso una serie di dati apparentemente irrelati tra loro; colmare la distanza (linguistica, culturale) che mi e ci separa da quell'insieme di dati, cercando di interpretarli. E comunicare a chi è giovane questo approccio.

E ancora: far comprendere a chi è giovane l'importanza della verifica delle fonti e della loro attendibilità: questione centrale per un filologo.

Verificare le fonti. Se penso a quel che succede nei Social,dove si passa dal "fattorie" alla post verità in un nano secondo quello che racconti del tuo lavoro é lontano anni luce, e forse, proprio per questo, ancora più necessario. Cosa ci può insegnare allora la filologia?

Esattamente questo: che ogni fonte va verificata e che ogni distanza può essere colmata grazie allo sforzo interpretativo; il filologo a mio parere è chi, in direzione ostinata e contraria, si ostina a voler professare una disciplina cui la collettività aveva fino a qualche decennio fa delegato il compito di avere cura del patrimonio culturale del passato, e che ora, nell’indifferenza ormai imperante verso il passato medesimo, ha l’imperativo etico (e politico) di provare almeno a mostrare alle nuove generazioni come le realtà testimoniali (tutte: dai monumenti della letteratura italiana delle origini alle notizie del telegiornale) siano sempre funzione dei contesti che ne hanno curato la selezione.

Che é l'esatto contrario di quel che vediamo accadere tutti i giorni sempre più. Nulla viene verificato, tutto diventa vera, in una,radicalizzazione della realtà come costruzione sociale. Mi racconti un progetto al quale hai lavorato che ti ha "scaldato il cuore"?

Ora lo posso fare in breve (sono chiuso in casa alla disperata ricerca del tempo per preparare due cose importanti per la prossima settimana..), se vuoi poi te lo racconterò più diffusamente. Il progetto che più mi ha riscaldato il cuore in questi anni è quello legato alla mia esperienza di formatore di insegnanti. E' lì che ho cercato di mettere in atto questa concezione della filologia, di mettere in collegamento il mondo della scuola e quello della ricerca scieentifica, di lavorare per proporre ai ragazzi l'unica scuola delle competenze in cui credo, quella delle competenze interpretative nei confronti della realtà, la scuola che forma cittadini e non consumatori o operatori sociali... Vuoi sapere una cosa? venti anni di formazione insegnanti sono considerati spesso dalla comunità accademica tempo perso, sottratto a quella che ritengono la "vera attività scientifica"...

Volentieri! Mi interessa molto parlare di formazione degli insegnati. Arrivo alle ultime due domande. Tutti abbiamo dei punti di riferimento per il nostro lavoro. Quali sono stati e quali sono i tuoi, e perché lo sono o lo sono stati?

Nella mia professione ho tre punti di riferimento per me fondamentali: Emma Rosa Ramella (mia docente al D'Azeglio), capace di entrare in collegamento diretto coi ragazzi pur mantenendo la distanza che sempre ci deve essere tra docente e discente, e grande conoscitrice del mondo classico; Gian Renzo Morteo (mio docente all'Università), per la sua capacità di proporre sempre una lettura delle cose lontana dal senso comune e dal risaputo; e Luciana Borghi Cedrini (filologa romanza), per la sua capacità di unire impegno verso le istituzioni e grande rigore e senso critico. Questi sono i modelli che ho conosciuto direttamente.

Un giorno ti chiederò anche di Morteo. Finiamo così per ora: un libro che tutti dovrebbero leggere.

Mi verrebbe da rispondere "La Bibbia", ma forse pretendo troppo... E allora dico "Pinocchio" di Carlo Collodi

 

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