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Alessandro Lombardo

Dialoghi | Lo psicologo di domani. Dialogo con Marco Bianciardi

Dialoghi | Lo psicologo di domani, dialogo con Marco Bianciardi

Marco, dal tuo osservatorio, come immagini lo psicologo di domani?

In un mondo sempre più complesso e in rapidissima evoluzione non è facile immaginare lo psicologo di domani; tuttavia qualche direttrice possiamo immaginarla.

Penso a una figura professionale che coniughi una competenza molto specifica, cui accennerò sotto, con la disponibilità e le competenze per collaborare, innanzi tutto con altre professionalità, in progetti che promuovano la salute, le potenzialità del singolo e delle comunità, la socialità, la creatività e le relazioni evolutive; e ciò in tutti gli ambiti di esperienza umana.

Cosa sta cambiando nella modo di svolgere la professione e cosa ancora dovrà cambiare?

Come anticipavo lo psicologo deve mantenere una sua competenza che è molto specifica ma allo stesso tempo riguarda tutti i campi delle cosiddette scienze umane.

Si tratta dell’attenzione privilegiata all’unicità della persona: qualsiasi sia la teoria che adottiamo, dobbiamo ricordarci che ciascuno di noi è nello stesso tempo una storia irripetibile e un nodo di relazioni che ne fanno un mistero irriducibile; si tratta quindi di avere consapevolezza e di rispettare la complessità che intreccia i vissuti individuali e le caratteristiche dei contesti di relazione che l’individuo abita; lo psicologo, che sia psicoterapeuta o meno, acquisisce questa consapevolezza innanzi tutto attraverso la formazione personale, e deve alimentarla nel corso di tutta la sua vita professionale.

Ciò che già è cambiato, e credo dovrà ulteriormente cambiare, è la capacità di ‘spendere’ questa competenza con grande umiltà, fianco a fianco ad altri professionisti, operatori, cittadini, all’interno di progetti di ampio respiro, che mirino al benessere del soggetto-in-relazione.

Quali bisogni vedi nelle persone che incontri come psicologo, e come sono cambiati in questi anni?
                 

Parlando di chi si rivolge allo psicologo, io sottolineerei innanzi tutto la maggior consapevolezza: chi si rivolge allo psicologo oggi è e si sente sempre meno un ‘paziente’ (termine che forse bisognerebbe abolire), sa di avere dei diritti, non accetta un rapporto infantilizzante come era un tempo con lo psicoanalista, inizia a essere consapevole del fatto che ci sono diverse ‘psicologie’ e cerca di scegliere il professionista che ritiene più utile alla sua domanda.

Per quanto riguarda i bisogni, è difficile generalizzare: come terapeuta di coppia e famiglia osservo un grande aumento di richieste che riguardano le difficoltà di coppia (e questo non stupisce, viste le statistiche relative alle separazioni e ai divorzi), mentre la cultura dominante che tende a medicalizzare il disagio in sindromi individuali rende tutt’ora difficile coinvolgere il nucleo familiare come risorsa utile in caso di disagio individuale di un bambino o di un adolescente: si tratta di un compito che dobbiamo assumerci noi psicologi, ma se ci crediamo e coinvolgiamo la famiglia in modo positivo e non giudicante i risultati possono essere sorprendenti.

Oggi sono le neuroscienze stesse che ci mostrano come architettura e biochimica del cervello possano modificarsi, soprattutto in età evolutiva, se le relazioni emotivamente significative migliorano.

Ognuno ha dei punti di riferimento. Quali sono i tuoi a livello professionale?

                  Se parli di persone, sono molte, e non tutte nel campo della terapia sistemica. Oltre ai maestri della terapia familiare in Italia con cui mi sono formato (Luigi Boscolo, Gianfranco Cecchin, Maurizio Andolfi) devo molto, sia sul piano professionale che umano, a due psicoanalisti, Carlo Ferraris e Sergio Erba, prematuramente mancato lo scorso anno.

Con il primo ho svolto una seconda analisi, dopo una analisi ‘fallita’ – lo ricordo perché non dobbiamo mai dimenticare che la relazione terapeutica può essere pericolosa e può risultare dannosa, e che ciò deve stimolarci costantemente all’umiltà, al senso etico, al rispetto di chi si affida a noi.

Ferraris, allora, si dimostrò un uomo prima che uno psicoanalista: capendo la situazione di estrema difficoltà in cui mi trovavo mi prese in carico immediatamente nonostante le sue lunghe liste d’attesa, dicendomi che considerava suo preciso dovere professionale, in quanto psicoanalista anziano ed esperto, il farsi carico del danno creato da un collega più giovane.


Mi dici un libro che si dovrebbe assolutamente leggere?

                  I testi davvero importanti, o per certi versi fondamentali, non sono molti, ma certamente più di uno. Se devo limitarmi a citarne uno, la scelta non può che cadere su Verso un’ecologia della mente, di Gregory Bateson.

Un testo non di uno psicologo e non per soli psicologi, bensì di uno studioso a tutto campo, che, in definitiva, potremmo definire un epistemologo; una raccolta di saggi che aiutano e costringono a pensare, anche rileggendoli più volte e a distanza di anni, un libro che mette in crisi le certezze, che amplia i punti di vista abituali e sovverte il modo di pensare cui siamo abituati, che rispetta la complessità del vivente e il mistero che noi siamo.

Marco Bianciardi, psicologo e psicoterapeuta sistemico, è laureato in Filosofia presso l’Università di Torino e in Psicologia presso l’Università di Padova. Si è formato alla clinica sistemica presso l’Istituto di Terapia Familiare diretto a Roma da Maurizio Andolfi e presso il Centro Milanese di Terapia della Famiglia diretto da Luigi Boscolo e Gianfranco Cecchin. Il confronto tra questi due approcci clinici ed i rispettivi metodi di formazione è il tema dell’articolo, scritto con Marina Galliano, “Ipotizzare o provocare: analisi e confronto di due scuole di terapia familiare”, uscito su Terapia Familiare nel 1983. La formazione psicoanalitica personale, iniziata con il prof. Carlo Ferraris, è stata portata a termine con la dr.sa Maria Teresa Palladino a seguito della prematura scomparsa del prof. Ferraris. Ha lavorato per anni come Psicologo presso i Servizi Pubblici, dapprima nei servizi per minori, consultoriali, ed il SERT della zona di Ciriè (TO), e successivamente presso i Servizi Psichiatrici della ASL di Torino nord, ove ha diretto il Servizio di Terapia Familiare. Dal 1986 è didatta del Centro Milanese di Terapia della Famiglia, presso cui ha svolto il ruolo di Responsabile della Attività Didattica dal 1999 al 2003. Attualmente è Direttore e Responsabile Scientifico della Associazione Episteme e Responsabile della Didattica dei Corsi di Specializzazione in psicoterapia sistemico-relazionale del Centro Milanese presso la sede di Torino. E’ stato consigliere dell’Ordine degli Psicologi del Piemonte in tre differenti mandati, e nel secondo di questi ha rivestito la carica di vice-presidente dell’Ordine.

Mi occupo di psicologia, psicoterapia, consulenza e formazione. Laureato in psicologia e specializzato in psicoterapia. Appassionato di innovazione, di nuove tecnologie, di sport. Marito di Claudia, e padre di Maya e Sole. Ho molte passioni, una su tutte, il rugby, un vero sport di squadra. Amo le novità, il cambiamento, le sfide. Mi piace connettere, conoscere, creare.

Formazione e Consulenza Organizzativa

Da molti anni svolgo attività di consulenza e formazione per aziende e organizzazioni italiane e multinazionali. Tra i miei clienti: Vodafone, Novartis, Essilor, Teva, Coop Italia, Novacoop, Scuola Coop, Gruppo Generali, Poste Italiane, varie Aziende Sanitarie italiane. Per loro, ho svolto progetti di consulenza e sviluppo organizzativo, di formazione e di change management, storytelling. Sono Professore a contratto presso l’Università di Torino, Dipartimento di Psicologia, per i seguenti insegnamenti e laboratori:
  • Metodi e tecniche del Counselling
  • Laboratorio di Deontologia
  • Laboratorio di Innovazione Sociale

Centro Psicologia Psicoterapia

Dirigo un centro clinico, il Centro Psicologia e Psicoterapia Torino ed un Centro dedicato ai percorsi di coppia, il Centro Terapia di Coppia Torino

Attività Istituzionale Ordine Psicologi Enpap

Svolgo Da febbraio 2013 sono Consigliere di Indirizzo Generale in Enpap. Insieme ai colleghi di Altrapsicologia, abbiamo lavorato questi 4 anni verso obiettivi di sviluppo delle attività di assistenza per gli iscritti Enpap, per tutelare e aumentare le nostre pensioni e per rendere il nostro Ente di previdenza un ente trasparente e al servizio degli iscritti. Da Febbraio 2014 sono Presidente dell’Ordine Psicologi Piemonte, insieme ai colleghi e alle colleghe di Altrapsicologia, associazione di politica professionale, portando molteplici innovazioni all’interno di un ente che gestisce e settemila colleghi e colleghe. Servizi, Trasparenza, Tutela, Formazione, Promozione, sono stati i nostri punti cardine.

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Alessandro Lombardo

NON MI RICANDIDO PER OPP.

Questa sera, in un incontro pubblico con molti colleghi presenti, ho annunciato che alle prossime elezioni ordinistiche non mi candiderò. Vale quindi la pena dirlo anche qui.

IL MOTIVO. Le motivazioni in fondo sono molto semplici: sono circa nove anni che mi occupo di politica professionale, in prima battuta, per i primi tre anni, senza nessun ruolo istituzionale, poi, da presidente OPP insieme ai colleghi di AP Piemonte. Nove sono tanti e, per dirla alla Forrest Gump, “Inizio ad essere un po’ stanco”.

GLI INIZI DI AP PIEMONTE. Questi nove anni, sono stati di enorme crescita, con la costruzione di un progetto partito forse per incoscienza: rinnovare il nostro Ordine, portare innovazione, idee, progetti.

UNA FOLLE IDEA. Questa folle idea é nata perché ho incontrato un gruppo di colleghi, all’inizio sparsi per l’Italia, che erano l’anima di Altrapsicologia di nove anni fa. 

TUTTO É NATO PERCHÉ. Ho ben presente che la mia avventura non sarebbe iniziata se non avessi avuto il supporto di questi colleghi che più di me, prima di me, avevano abbracciato questo percorso nel mondo della politica professionale. 

Poi, pian piano é nata AP Piemonte. Nata e cresciuta grazie ad incontri casuali alle volte. Ma AP Piemonte é stata il prodotto di questi incontri. 

Insieme a questo gruppo di colleghi, siamo riusciti a portare a compimento un progetto che, ancora oggi, se guardò indietro, mi lascia stupito.

COME SI CAMBIA. Certo, in questi anni ho cambiato idea su molte cose che all’inizio del mio percorso non conoscevo come forse ora conosco.

Ma, d’altro canto, solo lo scemo non cambia idea sulle cose no?

Se siamo riusciti nell’impresa che ci ha uniti? 

SI, CERTO CHE SÌ. Certo, dovrebbero dirlo altri e non noi, o io ma, consapevole della mia in questo caso hubris, dico di sì. Si, ci siamo riusciti.

L’IMPLOSIONE. Poi, per stanchezza, per inesperienza, o magari molto più banalmente perché le cose vanno come devono andare siamo, come gruppo, implosi. Già, implosi.

Ma siamo stati un gruppo fantastico.

LE LACERAZIONI. Non nascondo che sia stato per me anche doloroso. Per mille motivi che forse non é importante raccontare. Ma ancora oggi, e saranno i soli in questo post ad essere nominati, dico che AP Piemonte non sarebbe nata ne cresciuta ne diventata quel che é stata senza la presenza di Igor Graziato, Giovanna Verde e Marzia Cikada. 
Nomino solo loro perché abbiamo tutti avuto modo di vivere come la politica possa creare grandi lacerazioni. 

LA GRATITUDINE. Questi anni solo stati comunque di grandi cambiamenti per me, nella vita e nella professione. Mi sono sposato, é morto mio padre, sono nate le mie due figlie. 
E la gratitudine é il senso più profondo che vivo.

E ORA? Da un po’ di mesi, per mera passione, o forse perché affetto da quella che PPP definiva “una disperata vitalità”, sto organizzando degli incontri con colleghi e colleghe.

SIAMO UNA GRANDE BELLA COMUNITÁ. Il senso che vivo in questi incontri, é di poter ancora toccare con mano la possibile e concreta possibilità di costruire contesti di incontro, di crescita, di sviluppo, di comunità fra colleghi, scevri da obiettivi elettorali e politici.

Questo é quello che mi piace fare e che farò. Che é anche un po’ il modo di restituire le cose che ho imparato in questi anni.

FORZA ALTRAPSICOLOGIA PIEMONTE. Nelle prossime elezioni, darò il mio supporto ai colleghi ed alle colleghe di Altrapsicologia Piemonte. Perché credo fermamente che costruire sia la vera cosa difficile nella vita. Ed in AP, c’é di certo questa vitalità. Costruire é la vera sfida.

Lunedì sera, mi dimetterò da consigliere OPP, questo, anche per evitare di dare la possibilità ad alcuni colleghi che si presenteranno alle prossime elezioni di novembre di passare il tempo a criticare me ed il lavoro fatto in questi anni.

Primo, penso ci sia di meglio da fare, secondo, credo che i colleghi piemontesi abbiamo di meglio da fare e, sopratutto, da pretendere, da chi si vuole assumere responsabilità istituzionali.

FINIAMO CON NERUDA. Ora, siccome nei momenti più pregni della mia vita mi leggo sempre una poesia di Neruda, se vi va, leggetevela, che forse, é la cosa migliore che possiate fare dopo tutte queste mie inutili parole: 

ODE ALLA PACE | NERUDA

Ps. Nella foto, mi vedete con la mia camicia preferita, quella da spacciatore colombiano come dice mia moglie.

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Alessandro Lombardo

Psicologo di base e Decreto Calabria

Si fa un gran parlare ultimamente del cosiddetto #Decreto #Calabria e di questa “nuova” figura dello psicologo di base.

Ecco un mio piccolo commento.

Sgombriamo il campo: a mio parere, è una buona notizia per gli psicologi.

Non è di certo l’attivazione del cosiddetto #psicologo di #base, dato che peraltro la sanità attuale sta attuando una profonda revisione e riorganizzazione, inclusa la medicina di base. Conviene quindi conoscere e sapere questi aspetti organizzativi per potersi meglio orientare.Quello che viene definito dal decreto Calabria per lo psicologo è una terza modalità di “finanziamento” delle eventuali attività dello psicologo nelle cosiddette UCCP o AFT.


COSA SONO UCCP E AFT?

Partiamo dal presupposto che in questi anni abbiamo assistito (e stiamo assistendo) ad una profondo riorganizzazione delle istituzioni sanitarie.Tre sono le macroaree quando si parla di sanità:

  • – Reti Ospedaliere
  • – Rete Territoriale
  • – Prevenzione

Dalla Legge Balduzzi, al primo patto per la salute, si è messa in atto questa riforma che mette in campo una serie di azioni tra le quali quella di andare a definire “luoghi mediani” fra ospedale e territorio, con l’obiettivo di aggregare una serie di prestazioni definibili “primarie”, che rivoluzionano – o almeno ci provano – tutta la medicina di base. Oggi, la medicina di base sta vivendo una fase di ulteriore profondo mutamento culturale e organizzativo: sta scomparendo la figura del medico di medicina generale così come l’abbiamo sempre conosciuta. La legge Balduzzi (ed il successivo PAtto per la Salute) muta le forme di organizzazione territoriale facendole confluire nelle AFT e nelle UCCP. Il Patto per la salute, riconosce il valore fondamentale dell’assistenza territoriale secondo il modello delle chronic model cares e, ritenendo necessario implementare l’assistenza domiciliare e le risorse per la gestione delle cronicità e per l’empowerment del paziente, la organizza in due modelli territoriali: le UCCP e le AFT. UCCP (Unità complesse di cure primarie) e le AFT (Aggregazioni Funzionali Territoriali), sono in ordine:

  • – UCCP, luoghi multidisciplinari e multiprofessionali dove una serie di attività e di prestazioni vengono aggregate e fatte funzionare insieme. Un esempio perfetto per comprenderne il senso è la presa in carico delle cronicità (per chi volesse approfondire sulle cronicità: http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2584_allegato.pdf). Sono molteplici le figure che servono per la presa in carico per esempio del paziente diabetico: il medico di base, l’attività di prelievo ed il laboratorio analisi, il diabetologo. Averle vicine, nello stesso luogo, è un vantaggio sia per il paziente, sia per il sistema sanitario che riesce con più efficienza ed efficacia a rispondere ai nuovi bisogni di salute. Nelle UCCP hanno sede più AFT.

Esempi in cui lo psicologo è già presente in queste UCCP ci sono. Anche in Piemonte.

  • – AFT, sono aggregati monoprofessionali, sostanzialmente di medici di base. E non è altro che il naturale proseguimento della medicina di gruppo, ovvero più medici si uniscono per fornire migliori servizi.

E lo psicologo come interviene?

Nella sostanza, o tramite concorsi, o tramite la specialistica convenzionata. I colleghi e le colleghe che già operano per esempio nelle UCCP sono distaccati o dedicati in qualità di dipendenti o specialisti.Ecco, la possibile novità che introduce il decreto Calabria è una nuova e diversa possibilità di finanziamento oltre a quelli già esistenti.Chiariamoci, è una strada tutta da percorrere ed approfondire. E non sempre sarà la migliore via da seguire. Essendo la sanità delega regionale si dovrà quindi verificare regione per regione quali i passi migliori da fare.

In sintesi: un buon passaggio che necessita di ulteriore lavoro.

Per Approfondire:

http://www.agenas.it/cure-primarie-e-territorio-la-riorganizzazionehttp://

www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2584_allegato.pdf

http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?id=1299&area=programmazioneSanitariaLea&menu=vuoto

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Alessandro Lombardo

Al via la revisione dell’articolo 31 del codice deontologico degli psicologi

Al via la revisione dell’articolo 31 del codice deontologico degli psicologi

Si è da qualche tempo aperta la discussione sulla modifica dell’articolo 31 del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani. L’iter, porterà poi al referendum. Molti, i dubbi sulla versione proposta.

Da poche settimane, è stato inviato ai consigli territoriali a cura del CNOP un documento contenente la nuova versione. Ovviamente, l’iter è appena iniziato, e si è in fase di discussione interna che, una volta licenziata la nuova versione definitiva, si arriverà al referendum che coinvolgerà tutti gli psicologi italiani. Peraltro, c’è una buona probabilità che il referendum venga svolto on line.

Al momento, mi limito a diffondere le due versioni per un primo confronto e valutazione. Sto però organizzando una serie di incontri e confronti online (webinar), per iniziare un dibattito pubblico sul tema. 

Qui l’attuale versione del 31:

Le prestazioni professionali a persone minorenni o interdette sono, generalmente, subordinate al consenso di chi esercita sulle medesime la potestà genitoriale o la tutela.Lo psicologo che, in assenza del consenso di cui al precedente comma, giudichi necessario l’intervento professionale nonché l’assoluta riservatezza dello stesso, è tenuto ad informare l’Autorità Tutoria dell’instaurarsi della relazione professionale. Sono fatti salvi i casi in cui tali prestazioni avvengano su ordine dell’autorità legalmente competente o in strutture legislativamente preposte.

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Ecco la nuova versione dell’articolo 31 che al momento è al vaglio del consiglio nazionale:

  1. Le prestazioni professionali a persone minorenni o interdette, con le deroghe di seguito precisate, sono subordinate al consenso di chi esercita sulle medesime la responsabilità genitoriale o la tutela.
  2. Lo psicologo che, in assenza del consenso di cui al precedente comma 1, giudichi necessario l’intervento professionale nonché l’assoluta riservatezza dello stesso, è tenuto ad informare l’Autorità Giudiziaria competente dell’instaurarsi della relazione professionale.
  3. È comunque consentita l’osservazione breve, della durata di un incontro, della persona minorenne, tesa a verificarne le condizioni di vita, su richiesta anche di un solo genitore. Al termine dell’osservazione breve, esclusa ogni relazione diagnostica, lo psicologo redige, su richiesta, una certificazione sintetica sulla sola eventuale sussistenza di necessità di approfondimento.
  4. Sono fatti salvi i casi in cui tali prestazioni avvengano su ordine dell’Autorità legalmente competente o in strutture legislativamente preposte.
  5. In ambito scolastico il consenso agli interventi di formazione, orientamento, screening, prevenzione e promozione della salute è validamente acquisito anche qualora gli interventi citati risultino inseriti e adeguatamente descritti nei documenti di programmazione, espressamente accettati dagli esercenti la responsabilità genitoriale.
  6. Lo psicologo rispetta il diritto di ascolto della persona minorenne, anche a prescindere dal consenso degli esercenti responsabilità genitoriale o tutela, negli sportelli di ascolto dedicati che svolgono un servizio pubblico, nei centri territoriali per la famiglia e in ambito scolastico.
  7. Al fine di coinvolgere la persona minorenne nelle questioni che la riguardano, lo psicologo fornisce tutte le informazioni utili per la comprensione della prestazione professionale, tenendo conto della sua età e adeguando la comunicazione al suo grado di maturità e alla sua capacità di discernimento.
  8. Lo psicologo tiene, inoltre, in adeguata considerazione le opinioni espresse dalla persona minorenne in tutte le questioni che la riguardano; informa la persona minorenne sui limiti giuridici della riservatezza nei confronti degli esercenti la responsabilità genitoriale o la tutela.
  9. In tutti i casi che riguardano interventi su persone minorenni lo psicologo ritiene preminente il loro interesse.

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