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Dialoghi

Dialoghi. Luca Bidogia, psicologo. Dialoghi intorno a Me (Lab)

Luca, mi racconti il tuo progetto MeLab?

Immagina un'accademia teatrale in cui si facciano esercizi, si parli di opere teatrali e si mettano in scena più pezzi, storici o inventati ,per permettere ai partecipanti di migliorare il proprio strumento d'espressione (se stessi), saper agire sul palcoscenico e trovare il proprio stile non solo attoriale, ma anche di regia e sceneggiatura. Ecco MeLab è tutto questo, ma il perno non è il teatro, è la psicologia. Il contesto non è il palcoscenico, ma la vita di tutti i giorni. MeLab è un corso di miglioramento personale strutturato in 16 incontri in piccolo gruppo, dove si lavora su 4 macro aree:

consapevolezza di sé, obiettivi, emozioni e relazioni. È una vera e propria palestra per la mente.

Intendendo la mente sia nelle sue descrizioni cognitive, che in quelle relazionali, sociali e culturali. MeLab è basato sulla convinzione che ci siano notevoli differenze tra sapere una cosa e fare quella cosa, tra emozionarsi per un'intenzione e agire quotidianamente quell'intenzione. Quante volte ci capita di leggere un libro di "comunicazione efficace" o di "gestione delle emozioni", trovarlo anche interessante e pieno di buoni spunti, ma poi non riuscire ad applicarlo con costanza alla nostra vita quotidiana? Quante persone confondono il migliorarsi con l'essere sempre felici? O misurano il successo solo in denaro o riconoscimenti sociali? Quanto business c'è dietro la "crescita personale" venduta a peso d'oro perché assicura il massimo risultato con il minimo sforzo?

MeLab è un percorso più lento e profondo, inizia ad ottobre e finisce a marzo dell'anno successivo. È un percorso che onestamente non vende fumo: struttura una sequenza di ricerche scientifiche organizzate in esercizi semplici e sempre più complessi per allenare le persone a relazionarsi meglio con se stesse, gli altri e il mondo che le circonda.

Alcune metodologie di conduzione del gruppo - assieme all'uso dell'ipnosi - aiutano a promuovere e accelerare i processi di cambiamento, ma, senza star qui a dirci quanto bravi siamo, per alcune cose lo vedo come un corso di tango, chitarra o yoga: non è detto che fare un anno di chitarra ti cambi per sempre la vita o che tu possa andare chissà in quale palco a suonare per migliaia di persone, però potresti appassionarti della cosa, continuare ad esercitarti anche per conto tuo e, volendo, potresti frequentare altri corsi se non rifare lo stesso.

Cosa ti ha spinto a creare MeLab?

Mia moglie 🙂 Erano anni che organizzavo vari corsi: scuole, aziende, cooperative. Trattavo principalmente comunicazione, creatività, team building e gestione dei conflitti. Lo facevo spesso in collaborazione con altri colleghi o società di consulenza. E usavo diverse metodologie e tagli a seconda del contesto, ma mi sembrava sempre di fare le cose a metà. E non solo perché durassero uno o due giorni. Durante i corsi di comunicazione mi chiedevo: ma come fanno a comunicare meglio se non sanno gestire le loro emozioni? Come fanno ad essere creativi se sono rigidi come scope? Perché non posso far muovere e giocare questi dirigenti d'azienda come faccio con i ragazzi? Perché non posso insegnare la meditazione ad un bambino?

Mi sembrava che in molti dei contesti in cui lavorassi (pagato anche bene) non riuscissi a far passare l'idea di un lavoro sulla persona piuttosto che sulla specifica competenza. E da ex attore di paese, per me le persone sono fatte di anima e corpo, voce e movimento.

Così presi i corsi più belli che avevo tenuto e li unii in un unico laboratorio con elementi di teatro, ipnosi, psicologia strategica e coaching. Un corso per tutti, indipendentemente da contesto, istruzione o professione. Usaii elementi del mondo aziendale, di quello clinico e di quello socioeducativo, convinto che ci fossero più analogie che differenze. Nacque così MeLab.

Sapevo che sarebbe stato difficile promuoverlo in un territorio di provincia. E che sarebbe stato ancor più arduo farlo capire perché in questo mondo vanno le cose super specifiche, super veloci e rivolte a micro nicchie. Così feci quella che considerai una campagna marketing abbastanza spinta.

Ero già abbastanza conosciuto ed ero bravo in comunicazione, del resto… Si iscrissero in 4. Q u a t t r o . Non ci avrei pagato nemmeno le spese dei volantini. Era meglio far saltare tutto il progetto e riprendere con i miei colloqui clinici o le mie consulenze aziendali. E mentre mi chiedevo a voce alta il perché, mia moglie (anche se allora non eravamo ancora sposati) mi disse: tu devi farlo. E basta. E io lo feci. E visto che si andava in perdita diedi tutto ciò che potevo.

Quali bisogni vedi nelle persone che incontri?

A MeLab incontro persone che potrei trovare sia nel mio studio, che in azienda o in piazza. Credo che in generale si senta il bisogno di trovare un senso, di sentirsi partecipi della propria vita. Cerchiamo una sorta di pienezza, che spesso confondiamo con il voler tanto e sempre di più. Le persone che vengono al MeLab sono persone che non cercano risposte immediate, standardizzate per tutti. Sono consapevoli della complessità delle cose e rispettosi della peculiarità delle loro risorse.

Dall'altra parte ripudiano la fuffa. Non si fanno abbindolare facilmente: il risultato lo vogliono e lo pretendono. Vogliono che concretamente e quotidianamente cambi qualcosa nella loro vita. Tutto ciò magari non è razionalmente chiaro, ma è emotivamente potente.

Ognuno ha dei punti di riferimento.

Quali sono i tuoi a livello professionale? Non ho un mentore, anche se a volte ne ho sentito la mancanza. Mi piace essere guidato dall'esempio di ciò che le persone hanno fatto o hanno detto, piuttosto che dalle persone stesse. Quando conosci un "grande" da troppo vicino o diventi "grande" anche tu o rischi di rovinare il mito che ti eri costruito. Dal punto di vista della psicologia i miei riferimenti sono Milton Erickson, Paul Watzlawick, Jerome Bruner, Kenneth Gergen o Jacob Levi Moreno, ma ho basi più filosofiche che psicologiche. Il mio riferimento in Italia è Alessandro Salvini, anche se vi sono altri colleghi che stimo e da cui ho imparato. Quello che forse più di tutti sento vicino in alcuni aspetti è Matteo Rampin, che ho avuto modo di conoscere maggiormente, anche se le nostre anime teatrali sono apparentemente molto distanti.

Mi dici un libro che si dovrebbe assolutamente leggere?

Questa è difficile. Se qualcuno cercasse degli spunti di miglioramento "veloci" direi "59 secondi" di Richard Wiseman. Se volessi fare il colto direi qualcosa tipo "Come fare cose con le parole" o altri pilastri. Mi piacerebbe anche suggerire "Il lavoro dell'attore su se stesso" di Stanislavskij, ma è tecnicamente un mattonazzo. Quindi opto per "Il tao del dragone" di Bruce Lee alternandolo alla canzone "La tartaruga" di Lauzi e Baudo (ma qui, forse, c'entra mia figlia).

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Mi occupo di psicologia, psicoterapia, consulenza e formazione. Appassionato di innovazione, di nuove tecnologie, di sport. Marito di Claudia, e padre di Maya e Sole.

Svolgo attività Da molti anni svolgo attività di consulenza e formazione per aziende e organizzazioni italiane e multinazionali. Tra i miei clienti: Vodafone, Novartis, Essilor, Teva, Coop Italia, Novacoop, Scuola Coop, Gruppo Generali, Poste Italiane, varie Aziende Sanitarie italiane. Per loro, ho svolto progetti di consulenza e sviluppo organizzativo, di formazione e di change management.

Dirigo un centro clinico, il Centro Psicologia e Psicoterapia Torino ed un Centro dedicato ai percorsi di coppia, il Centro Terapia di Coppia Torino

Svolgo Da febbraio 2013 sono Consigliere di Indirizzo Generale in Enpap. Insieme ai colleghi di Altrapsicologia, abbiamo lavorato questi 4 anni verso obiettivi di sviluppo delle attività di assistenza per gli iscritti Enpap, per tutelare e aumentare le nostre pensioni e per rendere il nostro Ente di previdenza un ente trasparente e al servizio degli iscritti.

Da Febbraio 2014 sono Presidente dell’Ordine Psicologi Piemonte, portando molteplici innovazioni all’interno di un ente che gestisce e settemila colleghi e colleghe. Servizi, Trasparenza, Tutela, Formazione, Promozione, sono stati i nostri punti cardine.

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Alessandro Lombardo

Dialoghi. Isabel Fernandez, EMDR, Traumi Infantili e Trauma Symptom Checklist for Young Children (TSCYC)

Dieci dialoghi sull'utilizzo dei test della pratica clinica dello psicologo. Una serie di incontri che, grazie alla collaborazione con Hogrefe, ci permetterà di parlare e approfondire l’utilizzo  di test e di strumenti di misurazione utilizzati nelle nostre prassi professionali. Saranno dieci dialoghi su dieci ambiti differenti, avremo quindi la possibilità di porre lo sguardo su una molteplicità di contesti professionali molto amplio.

Iniziamo questi  Dialoghi insieme ad Isabel Fernandez.  

Dialoghi. Isabel Fernandez, EMDR, Traumi Infantili e Trauma Symptom Checklist for Young Children (TSCYC)

Isabel, vorrei partire in questo nostro dialogo dal tempo che ci circonda, dagli episodi come l’attacco terroristico di Barcellona. Questa sembra essere davvero e purtroppo una peculiarità del vivere nel nostro tempo, e questi eventi, dall’11 settembre in poi, sembrano ormai segnare il nostro quotidiano. Questi eventi sono di certo a forte valenza traumatica. Cosa significa quindi vivere immersi in questo clima?

Bambini e adulti vengono a conoscenza dei contenuti traumatici e visualizzano le immagini-shock, attraverso i media, in una situazione di esposizione passiva, che genera in loro un grande senso di impotenza. Assistendo a questi avvenimenti, che irrompono nella routine quotidiana e che colgono impreparati, si perde quel senso di sicurezza legato alla prevedibilità degli eventi e si modifica la rappresentazione di sé e del mondo. L’esposizione a questi attentati ripetuti nel tempo genera un senso di allarme, poiché attiva le parti emotive del cervello, responsabili delle reazioni primitive di difesa di fronte alla minaccia di vita (attacco, fuga o immobilizzazione).


 

Chi viene esposto ad eventi così traumatici quando può davvero riuscire a ricucire lo strappo che un trauma del genere crea, specie nei casi di minori o bambini?

Intanto la sicurezza del bambino dipende quasi esclusivamente dalle reazioni degli adulti di riferimento. I bambini, quando si sentono in pericolo, ricorrono alle figure di riferimento per ottenere rassicurazione. Spesso gli adulti, nel tentativo di proteggere il bambino, lo tengono all’oscuro dei fatti e tendono a normalizzare e banalizzare quello che accade. Dare informazioni realistiche e semplici, coerenti con l’età del bambino, è un ottimo modo per facilitare la comunicazione, permettere al bambino di fare domande e comprendere le reazioni di paura. Se i bambini sono poi esposti direttamente ad esperienze critiche è utile normalizzare le reazioni nella fase acuta e trattare precocemente il bambino per prevenire il disturbo post-traumatico. I bambini possono superare molto bene qualsiasi trauma quando gli adulti, genitori, insegnanti e terapeuti, sanno cosa fare in ogni fase dopo un evento critico. L’associazione EMDR Italia è intervenuta gratuitamente in molte situazioni catastrofiche e la ricerca ha evidenziato che un intervento precoce ripara completamente le ferite dell’anima.

Da anni, l’EMDR Italia si occupa del trattamento di diverse psicopatologie e problemi legati sia ad eventi traumatici sia a esperienze più comuni che tuttavia possono risultare emotivamente stressanti. Quali possono essere gli esiti dell’esposizione ad eventi traumatici nello sviluppo cognitivo, psichico e affettivo di un bambino? Quando si può parlare a tutti gli effetti di Disturbo Post-Traumatico da Stress?

Se un bambino viene esposto a un singolo evento traumatico e non viene supportato, nell’elaborazione, dagli adulti di riferimento, può sviluppare il Disturbo Post-Traumatico da Stress. I sintomi post-traumatici nel bambino possono essere raggruppati in quattro categorie: sintomi intrusivi, evitamento, alterazioni negative di pensieri ed emozioni, iperarousal. I sintomi intrusivi riguardano la risperimentazione del trauma attraverso ricordi, sogni ricorrenti o flashback. Nei bambini, si evidenziano nel gioco ripetitivo o nel disegno, in cui ripropongono tematiche e informazioni annesse al trauma. L’evitamento si riferisce allo sforzo di non richiamare l’evento traumatico alla mente e di non frequentare luoghi o persone che lo ricordino. Le alterazioni negative di pensieri ed emozioni si riferiscono allo sviluppo di convinzioni negative su di sé, alla persistenza di emozioni negative, alla difficoltà di provare interesse per attività che in passato erano piacevoli, al distacco ed estraniamento. Nei bambini, possiamo osservare difficoltà a relazionarsi coi pari o scarso interesse per il gioco. L’iperarousal indica uno stato perenne di ipervigilanza, con reattività estrema a stimoli innocui e facile irritabilità e difficoltà di concentrazione. Nei bambini possiamo notare la comparsa di comportamenti iperattivi o di esplosioni di collera, calo nel rendimento scolastico, e negli adolescenti si possono verificare comportamenti a rischio e autodistruttivi. Nel bambino piccolo, inoltre, si possono verificare delle regressioni a tappe di sviluppo precedenti, cioè può tornare a succhiare il dito, può perdere il controllo degli sfinteri precedentemente acquisito, può presentare ansia e crisi di pianto al distacco dalle figure genitoriali, chiedere la presenza dell’adulto per addormentarsi, necessitare di essere imboccato per mangiare. Quando i traumi avvengono in un età precoce all’interno dell’ambiente familiare e sono ripetuti nel tempo, come nel caso di trascuratezza, abusi, maltrattamenti e violenza domestica, non si può parlare di PTSD, ma si parla di disturbo traumatico dello sviluppo, cioè l’impatto traumatico riguarda l’intero sviluppo cerebrale, con ripercussioni importanti a livello cognitivo, affettivo, relazionale e anche a livello fisico, dando luogo a vere e proprie patologie mediche, come hanno dimostrato gli studi condotti su vasta scala tra il 1995 e il 1998 da Vincent Felitti e collaboratori sugli eventi avversi infantili.

La durata nel tempo, l’intensità o la natura del trauma infantile hanno una ripercussione sulla sintomatologia mostrata dal bambino e sugli eventuali esiti di trattamento?

La probabilità di sviluppare una sintomatologia post-traumatica aumenta se i traumi sono ripetuti nel tempo, se l’esposizione al trauma è diretta o se c’è una stretta vicinanza fisica al luogo dell’evento o alle persone che stanno subendo un evento traumatico. Inoltre, i traumi che predispongono maggiormente allo sviluppo di PTSD nel bambino riguardano la morte o il rischio di morte, l’assistere alla violenza o all’abuso sessuale di un genitore. Come ho detto precedentemente, nel caso del disturbo traumatico dello sviluppo, i traumi sono ripetuti e spesso vengono perpetrati dalle stesse figure di accudimento, per cui tutto lo sviluppo del bambino ne risente e la durata del trattamento è più lunga. Gli esiti della terapia dipendono sempre anche dal coinvolgimento dei genitori nel trattamento con EMDR e dalla messa in sicurezza del bambino, in un ambiente in cui i suoi bisogni vengano soddisfatti.

Il trattamento del trauma infantile viene condotto individualmente con il bambino o necessita del supporto di eventuali figure adulte di riferimento?

Come dicevamo in precedenza, gli esiti delle esperienze traumatiche nei bambini dipendono fortemente dalle reazioni degli adulti di riferimento. Nella nostra esperienza gli interventi più efficaci sono stati quelli dove il trattamento con EMDR è stato promosso sia sui bambini che sui genitori. Il volto preoccupato di un genitore traumatizzato aumenta il rischio di traumatizzazione nel bambino. Quindi l’EMDR sarebbe molto più efficace se potesse essere esteso ai genitori. Non è però necessaria la presenza del genitore mentre il bambino viene trattato con EMDR ad eccezion fatta della fascia 0-3 anni, quando cioè il piccolo non ha una completa capacità di descrivere l’evento sia perché è in un’età preverbale ma anche perché spesso il ricordo è frammentato e non ordinato nella memoria episodica.

Come viene effettuato l’inquadramento diagnostico di un soggetto in età evolutiva che si suppone abbia sperimentato un trauma infantile? Si utilizzano test?

Per un corretto inquadramento diagnostico, sono necessari dei colloqui con i genitori o con gli adulti che si prendono cura del bambino e delle sedute di valutazione con il bambino stesso. Con i genitori si esplorano la sintomatologia attuale, insorta dopo l’evento traumatico più recente, e la possibile presenza di eventi traumatici pregressi che sono in qualche modo collegati. Si ripercorrono, inoltre, la storia di sviluppo del bambino, i cambiamenti di vita importanti avvenuti nella famiglia, la relazione col bambino, le maggiori difficoltà nel gestire i suoi comportamenti e la eventuale presenza di traumi nella famiglia allargata e nelle tre generazioni. La presenza di eventi traumatici familiari e trans-generazionali costituisce, infatti, fattore di vulnerabilità per lo sviluppo di sintomi post-traumatici nel bambino, come ormai è dimostrato dalla ricerca scientifica. Le sedute con il bambino si svolgono utilizzando, oltre al dialogo, il gioco e il disegno, per poter comprendere i vissuti emotivi attraverso il canale espressivo, più agevole per il piccolo, rispetto al canale verbale. Nell’ambito dei primi incontri, sia ai genitori, che al bambino, posso essere somministrati dei test di valutazione.

Quanto, in questo caso, possono essere utili o attendibili i report compilati da genitori o caregiver?

Nella nostra esperienza i report non sono solo attendibili ma anche efficaci per misurare i risultati e confrontarli con le risposte pre-trattamento. Possono essere anche uno strumento utilissimo ad orientare l’osservazione del genitore che potrebbe minimizzare alcuni comportamenti del bambino e/o enfatizzarne altri. Invece, i questionari danno il giusto orientamento al genitore, aiutandolo a rendersi conto degli esiti di un’esperienza traumatica e contemporaneamente a riconoscere i risultati raggiunti dal proprio figlio dopo un intervento mirato sull’esperienza traumatica.

La Trauma Symptom Checklist for Young Children (TSCYC) è un questionario, compilato dai genitori, che consente di ottenere una valutazione approfondita della sintomatologia post-traumatica acuta e cronica manifestata dai bambini sino ai 12 anni. Perché ha scelto di inserire questo test nell’ambito del vostro protocollo diagnostico? Quali informazioni cliniche è possibile ricavare dalla somministrazione della TSCYC?

Questo questionario è stato inserito nel protocollo diagnostico per varie caratteristiche. Innanzitutto ha una sensibilità specifica per i sintomi del trauma e alle difficoltà relative a queste esperienze. Inoltre, è agevole, perché si può compilare in un breve tempo di circa 15-20 minuti, è standardizzato per tre diverse fasce d’età, e questo è importantissimo nell’età evolutiva, in cui si verificano grandi cambiamenti nel giro di pochi anni. È un questionario attendibile, poiché contiene tre scale di validità al suo interno e consente di valutare diverse categorie di sintomi: ansia, paure e senso di pericolo; vissuti depressivi; rabbia; evitamento ed iperarousal tipici del PTSD; sintomi dissociativi; preoccupazioni sessuali, utili in casi di sospetti abusi.

Può la TSCYC essere utilizzato in riferimento a bambini molto piccoli, a partire dai 3 anni di età. Esiste effettivamente una casistica di utilizzo così giovane? Si può lavorare sul trauma già in età prescolare?

L’EMDR è un metodo efficace per il trattamento di bambini anche molto piccoli utilizzando una stimolazione diversa da quella oculare poiché bambini molto piccoli (solitamente entro i 4/5 anni) non riescono a seguire i movimenti oculari. Mentre il genitore racconta l’evento traumatico, il terapeuta fa una stimolazione bilaterale sulle mani o i piedi del bimbo (taping). L’intervento precoce non solo previene il rischio di disturbi come il PTSD, il disturbo traumatico dello sviluppo, il disturbo reattivo dell’attaccamento e l’ADHD, ma è un fattore di protezione importante per una crescita sana sia dal punto di vista emotivo che cognitivo. Il trauma precoce infatti non dà esiti solo sulla psiche del bambino, ma ha un impatto importante sullo sviluppo del suo cervello. Esistono quindi casistiche di bambini trattati in questa fascia di età e la TSCYC è un ottimo strumento per bambini cosi piccoli

Le scale cliniche di cui la TSCYC si compone consentono di individuare spunti per la progettazione dell’intervento? Come vengono trattati i risultati delle due scale di validità previste dal test?

Sicuramente, i punteggi ottenuti nelle varie scale cliniche consentono di orientarsi rispetto all’area maggiormente compromessa dall’evento traumatico e quindi di indirizzare l’intervento terapeutico in maniera più mirata, ma soprattutto ci consente di cogliere il punto di vista del genitore sul disturbo del bambino e di capire quanto sia vicino o distante dall’idea del clinico e dall’idea che il bambino stesso ha del proprio disturbo. Attraverso le scale di validità, infatti, può emergere la tendenza del genitore a sottovalutare problemi del bambino, anche fisiologici, e quindi la sua tendenza a negare i bisogni del figlio o il suo bisogno di presentarlo come un bambino eccessivamente competente. Si può osservare, al contrario, la tendenza a riportare sintomi inusuali del bambino, derivante da uno stato mentale di estrema difficoltà del genitore o dalla necessità di rappresentare un bambino particolarmente disturbato e sintomatico.

Che accoglienza avete riscontrato da parte delle persone a cui viene richiesto di compilarlo?

Ottima accoglienza. Il questionario è semplice e comprensibile e gli adulti di riferimento del bambino sono disponibili a compilarlo.

Sappiamo che hai in progetto un libro con Hogrefe, che uscirà l’anno prossimo: puoi anticiparci di cosa tratterà?

Il libro sarà uno strumento utile per i terapeuti ma anche per i pazienti per comprendere quelli che sono i sintomi maggiormente correlati alle esperienze traumatiche. Sarà utile a tutti a capire come l’EMDR possa essere la risposta non solo per il PTSD ma per ogni sintomo del paziente. In linea con le recenti ricerche (ACE’s e studi su epigenetica), i sintomi del paziente sono sempre collegati ad esperienze non elaborate che si traducono in convinzioni negative su se stessi, emozioni disturbanti e sensazioni fisiche che rischiano di disorganizzare lo sviluppo e le relazioni con un impatto a medio e lungo termine.

Ecco un'ulteriore intervista in video:

IL TEST TSCYC

Dati il considerevole numero di bambini vittimizzati e i molti sintomi negativi associati a tale violenza nella nostra cultura, c’è un bisogno pressante di valutare i bambini per le difficoltà connesse al trauma.

Per saperne di più, clicca QUI

La TSCYC ha attendibilità e validità sufficienti per sostenerne il suo impiego come test clinico per i sintomi psicologici dei bambini traumatizzati. Può essere utilizzata nei casi in cui si abbia il sospetto che il bambino abbia subito un trauma o possa essere stato esposto a un evento traumatico, nonché in tutte quelle situazioni in cui i bambini sono esposti a condizioni ambientali di rischio.

Lʼesame dei punteggi delle singole scale della TSCYC evidenzia le aree specifiche nelle quali il bambino può manifestare la sintomatologia e tali informazioni possono essere particolarmente utili per la progettazione dell’intervento clinico.

Per saperne di più, clicca QUI

 
 
 
 
 
 
 
 

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Alessandro Lombardo

Dialogo con Antonino Ferro – Salone del Libro off

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#INCONTRO con #ANTONINO #FERRO | sabato 20 Maggio ore 20 | Polo del '900
In occasione del Salone del Libro di Torino, all'interno degli eventi "Salone del Libro OFF", #Alessandro #Lombardo, Presidente Ordine Psicologi Piemonte, dialogherà con #Antonino #Ferro, Psicoanalista SPI, in occasione dell'uscita del libro Pensieri di uno psicoanalista irriverente. Guida per analisti e pazienti curiosi, edizioni Raffaello Cortina.

L'evento si terrà presso:
Polo del 900 - sala del 900, via del Carmine 14 - Torino
Orario: 20.00 - 21.30
Entrata libera fino ad esaurimento posti.

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