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Politica

Dalla Sharing Economy all’Economia Collaborativa

È disponibile on-line la ricerca “Dalla Sharing Economy all’Economia Collaborativa: l’impatto e le opportunità per il mondo cooperativo”, promossa dalla Fondazione Unipolis in collaborazione con Generazioni Legacoop, realizzata da Agenzia Lama e Social Seed.

 La ricerca si propone di analizzare le forme emergenti dell’economia collaborativa, per individuare eventuali punti di contatto o di interazione con il mondo delle imprese cooperative ed evidenziare gli ambiti di innovazione e “contaminazione reciproca” che possono emergere per questi due mondi.
L’ipotesi di partenza dello studio è che vi siano alcuni elementi comuni, a livello di linguaggio ma anche di filosofia di fondo, tra cooperative ed economia collaborativa. D’altra parte, le parole stesse lo dicono: economia della condivisione, economia collaborativa, cooperazione. Siamo senz’altro in un terreno vicino, ovvero il terreno di un’economia che vuole vedere nelle persone una risorsa fondamentale e nella collaborazione o cooperazione la forma più efficiente, efficace e sostenibile di “fare economia” e dare risposta ai bisogni umani.

 L’obiettivo ultimo della ricerca è stimolare una riflessione tra le cooperative, per suggerire una nuova lettura dei fenomeni contemporanei ed evidenziare le possibilità concrete che emergono di fare innovazione cooperativa “ispirata” all’economia collaborativa.

Allo stesso tempo, ribaltando la prospettiva, si propone una riflessione sul ruolo che i principi e i modelli cooperativi possono giocare nella proposizione di modelli di economia collaborativa democratici, realmente orizzontali, basati sulla partecipazione, la centralità della persona e l’attenzione agli impatti sociali, superando quelle che sono attualmente alcune delle principali criticità dell’economia collaborativa.

Lo studio è stato oggetto di un primo confronto nel corso di un workshop a inviti (Bologna, 15 settembre 2015), al quale hanno preso parte esponenti del mondo cooperativo, rappresentanti e studiosi del mondo della sharing economy. All’interno della pubblicazione sono stati inseriti anche alcuni degli interventi e dei contributi di quella giornata di lavoro.

La ricerca è stata presentata pubblicamente martedì 10 novembre a Milano durante la terza edizione di Sharitaly, l’appuntamento annuale dedicato all’economia collaborativa, di cui Fondazione Unipolis è stato partner e sostenitore.

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Mi occupo di psicologia, psicoterapia, consulenza e formazione. Appassionato di innovazione, di nuove tecnologie, di sport. Marito di Claudia, e padre di Maya e Sole.

Svolgo attività Da molti anni svolgo attività di consulenza e formazione per aziende e organizzazioni italiane e multinazionali. Tra i miei clienti: Vodafone, Novartis, Essilor, Teva, Coop Italia, Novacoop, Scuola Coop, Gruppo Generali, Poste Italiane, varie Aziende Sanitarie italiane. Per loro, ho svolto progetti di consulenza e sviluppo organizzativo, di formazione e di change management.

Dirigo un centro clinico, il Centro Psicologia e Psicoterapia Torino ed un Centro dedicato ai percorsi di coppia, il Centro Terapia di Coppia Torino

Svolgo Da febbraio 2013 sono Consigliere di Indirizzo Generale in Enpap. Insieme ai colleghi di Altrapsicologia, abbiamo lavorato questi 4 anni verso obiettivi di sviluppo delle attività di assistenza per gli iscritti Enpap, per tutelare e aumentare le nostre pensioni e per rendere il nostro Ente di previdenza un ente trasparente e al servizio degli iscritti.

Da Febbraio 2014 sono Presidente dell’Ordine Psicologi Piemonte, portando molteplici innovazioni all’interno di un ente che gestisce e settemila colleghi e colleghe. Servizi, Trasparenza, Tutela, Formazione, Promozione, sono stati i nostri punti cardine.

ordine psicologi piemonte

DGR 30: Psicologi e residenzialità psichiatrica

Nessuno tra gli psicologi che opera con altre mansioni sarà licenziato. La normativa prevede che chi da almeno due anni opera in questo settore, potrà continuare ad operare senza nessuna riqualifica.

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Diritti

Nuovo Isee, le famiglie vincono il ricorso: l’indennità non è reddito

Nuovo Isee, le famiglie vincono il ricorso: l'indennità non è reddito

Il Consiglio di Stato respinge il ricorso presentato dal Governo contro le sentenze del Tar: “Indennità di accompagnamento e tutte le forme risarcitorie non servono a remunerare, ma a a compensare inabilità”: quindi non possono essere conteggiate come reddito. Bonanno: “Davide ha vinto contro Golia”

 

ROMA – Sul nuovo Isee, il Consiglio di Stato ha dato ragione alle famiglie con disabilità, respingendo nuovamente l'appello presentato dal Governo. Il ricorso contro il nuovo Isee, insomma, è ufficialmente e completamente vinto: e l'appello presentato al Consiglio di Stato dal governo è stato respinto. “Deve il Collegio condividere l’affermazione degli appellanti incidentali – si legge nella sentenza - quando dicono che 'ricomprendere tra i redditi i trattamenti indennitari percepiti dai disabili significa allora considerare la disabilità alla stregua di una fonte di reddito - come se fosse un lavoro o un patrimonio - ed i trattamenti erogati dalle pubbliche amministrazioni, non un sostegno al disabile, ma una 'remunerazione' del suo stato di invalidità oltremodo irragionevole, oltre che in contrasto con l'art. 3 della Costituzione”. Il Consiglio di Stato conferma quindiquanto già sentenziato dal Tar del Lazio, il quale aveva respinto “una definizione di reddito disponibile che includa la percezione di somme, anche se esenti da imposizione fiscale”: in sintesi, le provvidenze economiche previste per la disabilità non possono e non devono essere conteggiate come reddito.

E argomenta così il Consiglio di Stato, in merito alla questione di indennità e reddito: “Non è allora chi non veda che l’indennità di accompagnamento e tutte le forme risarcitorie servono non a remunerare alcunché, né certo all’accumulo del patrimonio personale, bensì a compensare un’oggettiva ed ontologica (cioè indipendente da ogni eventuale o ulteriore prestazione assistenziale attiva) situazione d’inabilità che provoca in sé e per sé disagi e diminuzione di capacità reddituale. Tali indennità o il risarcimento sono accordati a chi si trova già così com’è in uno svantaggio, al fine di pervenire in una posizione uguale rispetto a chi non soffre di quest’ultimo ed a ristabilire una parità morale e competitiva. Essi non determinano infatti una 'migliore' situazione economica del disabile rispetto al non disabile, al più mirando a colmare tal situazione di svantaggio subita da chi richiede la prestazione assistenziale, prima o anche in assenza di essa”.

Esultano i ricorrenti, che proprio pochi minuti fa hanno ricevuto da notizia dall'avvocato che li ha rappresentati, Federico Sorrentino. “Ero sicura che il Consiglio di Stato ci avrebbe dato ragione! Questa è la prova che in Italia la giustizia ancora esiste, a dispetto di quanto vogliono farci credere – commenta emozionata Chiara Bonanno, una delle promotrici del ricorso - È una sentenza storica, perché nata dalla volontà di tante persone e famiglie vessate da una legge iniqua e ingiusta e da un governo che si è mostrato persecutorio nei nostri confronti. La prima sentenza del Tar – ricorda Bonanno – era infatti immediatamente esecutiva. ma per due anni il governo ha continuato ad applicare un Isee palesemente ingiusto, che ha creato ingiustizie, gravi danni e perfino morti. Perché chiedere a famiglie allo stremo di compartecipare alle spese dell'assistenza significa colpire con forza chi forza non ha. Chi ha fatto questa legge ha creato gravi danni economici, ma sopratutto alla dignità di queste persone. Davide ha vinto contro Golia: tante persone debolissime si sono letteralmente trascinate dal notaio, per firmare il mandato all'avvocato. E' stato faticosissimo fare tutto questo: ma abbiamo vinto. I deboli hanno sconfitto il potere. E oggi festeggiamo”.

fonte: http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/501969/Nuovo-Isee-le-famiglie-vincono-il-ricorso-l-indennita-non-e-reddito

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Assicurazione

La gravidanza delle libere professioniste. Tutela e welfare

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POLITICHE DI WELFARE E GENITORIALITA'. La questione del welfare per i liberi professionisti è questione delicata. Tra le poche tutele e la crisi economica che erode i redditi, i libero professionista, la libera professionista,  deve districarsi. Dalla legge 103 in poi - legge che istituisce le casse previdenziali e assistenziali private per le professioni - lo stato demanda alle casse private la funzione sussidiaria di definizione delle politiche di welfare per la propria categoria (ovviamente nel rispetto dei molti vincoli che lo stato stesso definisce). Ecco che, proprio dagli psicologi, nella gestione del proprio ente pensionistico e di assistenza, l'ENPAP, arriva un bell'esempio di buone politiche di assistenza e di buone pratiche verso i propri iscritti.

SISTEMI DI TUTELE. Nella categoria professionale degli psicologi, i numeri parlano chiaro: più dell'84% per cento della categoria è donna. Ecco perché inevitabilmente bisognerebbe parlare di politiche di genere, di parità, e di politiche di welfare in modo inscindibile. Il tema della maternità, è poi un esempio perfetto. Sappiamo come in Italia il tasso di natalità è verticalmente basso. Nei paesi europei non è un mistero che il tasso di natalità, banalmente la scelta di fare o no un figlio, va di pari passo con il sistema di tutele per le donne e per tutto il sistema famiglia.

Dall'Istat arrivano poi i seguenti dati:

Le madri e il mondo del lavoro

Quasi il 53% delle mamme italiane lavora. Una percentuale che sale al 57,8% tra le donne al primo figlio e scende al 39% di quelle con tre o più figli: segno che la maternità costa, e se lasciare il lavoro al primo figlio non sempre conviene, diventa quasi una scelta obbligata quando il costo dei servizi – asilo e babysitter – inizia a salire.

Certo, le scelte professionali delle mamme sono influenzate anche da età, grado di istruzione e tipo di coppia.
E’ questo il disegno che emerge dal recente approfondimento dell’Istat “Avere figli in Italia negli anni 2000”, realizzato a partire delle indagini campionarie sulle nascite e le madri condotte nel 2002, 2005 e 2012.

Il 14% delle lavoratrici che sono diventate madri nel biennio 2009/2010 ha smesso di lavorare dopo la gravidanza. Percentuale che però  varia a seconda della nazionalità dei genitori, dell’area di residenza e del numero totale di figli. Tra le coppie italiane il numero delle mamme che lascia o perde il lavoro dopo la nascita del figlio scende leggermente, al 13,6%.

Una percentuale che arriva invece al 22% nel caso in cui la mamma è straniera e il papà italiano. Un dato che potrebbe ingannare è quello relativo alle coppie di stranieri – in cui “solo” il 14% delle mamme smette di lavorare dopo la nascita del figlio – che sconta invece il fatto che nel caso di entrambi i genitori stranieri il 52% delle donne non erano occupate neanche prima della gravidanza.

Per quanto riguarda invece la residenza, “le differenze territoriali – scrive l’Istat - evidenziano il persistere nel Mezzogiorno di un modello più “tradizionale”, che vede le donne uscire dal mercato del lavoro soprattutto al primo figlio. Al Nord e al Centro, invece, le uscite sono direttamente in relazione con il numero dei figli”.

fonte: secondowelfare.it

Costruire quindi un sistema di tutele è obiettivo primario, raggiungibile, necessario. Ecco l'esempio dell'ente previdenziale e assistenziale degli psicologi e delle psicologhe che, per una volta, fa scuola e si rende visibile per la portata innovativa delle sue azioni.

Una nuova tutela ENPAP per le psicologhe in gravidanza, con Altrapsicologia. Dal 16 Gennaio 2016.

di Federico Zanon, presidente Altrapsicologia, vicepresidente Enpap

ENPAP: LA VISION DI ALTRAPSICOLOGIA. Crediamo da sempre nella valorizzazione delle nostre istituzioni di categoria, Ordini ed ENPAP. Al governo dell’ENPAP, abbiamo lavorato con decisione negli ultimi due anni per recuperare un’immagine dell’ente deteriorata da chi ci ha preceduto. Lo stiamo facendo attraverso una decisa azione di trasparenza, buona gestione finanziaria e ampliamento dell’assistenza a tutti gli psicologi.

DONNE E PSICOLOGHE. Le psicologhe sono l’80% della popolazione ENPAP. Su 10 psicologi, 8 sono donne. Il 57% di loro ha meno di 40 anni, il 72% ha meno di 45 anni. Una demografia che ci caratterizza come categoria professionale e che è ben rappresentata nell’EBook dedicato alla condizione femminile in ENPAP, che abbiamo voluto per raccontare la realtà delle donne psicologhe.

PSICOLOGHE E MATERNITA’. Una popolazione femminile e giovane, che vive la gravidanza come evento frequente: 1171 gravidanze nel 2010, 1332 nel 2011, 1474 nel 2012. Un trend che non accenna a fermarsi. Sono colleghe con grandi risorse personali e professionale: in controtendenza rispetto al senso comune, riescono a recuperare il proprio reddito dopo la gravidanza e a superarlo lievemente rispetto a prima.

GRAVIDANZA: UN MOMENTO DELICATO. Le risorse che dimostriamo come categoria non devono farci dimenticare che la gravidanza è sempre un momento delicato. Chi ha avuto figli conosce bene quel tempo di nove mesi scandito da attese, gioie, ma anche timori e bisogno di rassicurazioni sulla salute del bambino e della mamma. E non sempre l’organizzazione del Sistema sanitario pubblico aiuta: fra tempi di prenotazione e indisponibilità degli esami, spesso ci si deve rivolgere alla sanità privata affrontando spese impreviste.

ECCO PERCHE’ ABBIAMO CREATO IL ‘PACCHETTO MATERNITA’. Per liberare le colleghe in gravidanza da spese e fastidi imprevisti. Per agevolarle nella prenotazione di visite ed esami. Perché possano vivere solo il meglio della gravidanza e liberarsi da preoccupazioni superflue. Perché possano dedicarsi a coltivare la loro professione anche in gravidanza, se lo desiderano.

COSA CONTIENE. Ogni iscritta ENPAP, per il solo fatto di essere iscritta e quindi senza dover fare nulla, ha una ‘dote’ di 2000,00 Euro complessivi (massimale coperto), senza franchige o scoperti, da spendere per i seguenti esami e percorsi riabilitativi:

• n. 4 ecografie (compresa la morfologica)
• le analisi clinico chimiche da protocollo
• alternativamente: amniocentesi, villocentesi o Harmony test.
• n. 4 visite di controllo ostetrico ginecologiche
• n. 1 ecocardiografia fetale
• n. 1 visita di controllo ginecologico post-parto
inoltre:
• 2 visite urologiche
• 1 ciclo di prestazioni fisioterapiche riabilitative del pavimento pelvico post parto
• 3 colloqui psicologici post parto (con massimale di 250 euro complessivi)

COME USUFRUIRNE. Attraverso EMAPI, a partire dal 16 Gennaio 2016. Si potrà anticipare la spesa e poi ottenere il rimborso oppure prenotare direttamente i strutture convenzionate e non pagare nulla. Il sito di riferimento è QUESTO.

L’IMPORTANZA DELLO PSICOLOGO. Non potevamo non prevederlo: tre colloqui con uno psicologo a scelta dell’iscritta, per una spesa complessiva di 250,00 Euro, per tutelare la salute psicologica nel delicato periodo dopo il parto.

COPERTE ANCHE LE PARTNER DEGLI ISCRITTI. Le coniugi e conviventi degli iscritti ENPAP, anche se non sono psicologhe, possono avere la stessa copertura delle iscritte ENPAP se per loro è stata stipulata con EMAPI la Garanzia A, che costa 53,00 Euro l’anno. Per chi non avesse esteso questa copertura, il prossimo slot utile per farlo è a partire dal 16 Aprile 2016.

TUTELA ANCHE PER LE COPPIE OMOSESSUALI. Il ‘pacchetto maternità’ è estendibile alle conviventi, indipendentemente dal genere dell’iscritto/a. Nel solco della nostra tradizione sul tema, dopo il contributo per la genitorialità aperto anche a coppie omogenitoriali, anche per questa tutela abbiamo abbiamo voluto affermare con la forza dei fatti che per noi il riconoscimento dei diritti civili delle persone LGBT è irrinunciabile.

fonte: www.altrapsicologia.it

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