Innovazione sociale, psicologia, e misurazioni d'impatto

Happy kid playing with toy airplane

 INNOVAZIONE SOCIALE, PSICOLOGIA, E MISURAZIONI D'IMPATTO

Il tema della valutazione dell'impatto sociale prende sempre più piede. Da tempo, il comparto del cosiddetto Terzo settore, elettivamente impegnato in progettualità in ambito sociale, si trova a dover fare i conti con elementi fino a poco tempo fa impensabili, in primis, la misurazione dell'impatto dei propri interventi. A ben vedere, e basta dare un'occhiata a pressoché tutti i bandi erogati, dalla UE alle grandi fondazioni, viene sempre più richiesto - nella presentazione di un progetto - una forma di valutazione dei risultati. Le questioni sul tavolo sono molte. Ne elenco qualcuna:

• l'abitudine ormai consolidata al ritenere, diciamola così, "l'uomo come misura di tutte le cose", che mette in difficoltà chi ora si trova a doveri misurare ciò che, prima, si riteneva non misurabile

• social impact, ovvero impatto sociale, che spesso, nella realtà delle cose è economic impact. E di qui non si scappa

• la mancanza di metriche condivise nella misurazione

 

Diciamolo chiaramente: noi psicologi, non possiamo tirarci indietro in questa sfida che è epocale. Per alimentare il dibattito, se ne parlerà nel convegno Obiettivo impatto. Il cambiamento al centro dell'azione sociale il prossimo 24 settembre a Milano. In questo evento, organizzato da Fondazione Sodalitas imprese, fondazioni, organizzazioni del Terzo settore, operatori pubblici e privati saranno insieme per condividere uno sforzo comune e convergente per lo sviluppo della cultura e della pratica della valutazione dell’Impatto Sociale in Italia .
Un cammino dove si intersecano e concorrono gli esiti oramai prossimi della Social Impact Investment TaskForce del G8 e la riforma del Terzo settore avviata dalla Legge delega approvata dal Consiglio dei Ministri del 10 luglio scorso. Di seguito, un articolo interessante per approfondire il tema.

 

LA VALUTAZIONE DELL’IMPATTO SOCIALE

Le organizzazioni non-profit italiane valutano l’impatto della propria attività? Se sì, come lo fanno? E, quando dicono di valutare l’impatto, che cosa valutano davvero? E le fondazioni d’impresa e gli altri erogatori di risorse a fini sociali si confrontano con i risultati effettivi ottenuti dai loro contributi? Con quali strumenti? Queste alcune delle domande cui risponderà la “Ricerca sulla valutazione dell’impatto nel Terzo Settore” realizzata da Fondazione Sodalitase IRS-Istituto Ricerca Sociale. I risultati della rilevazione saranno presentati il prossimo 24 settembre nel corso dell’evento “OBIETTIVO IMPATTO. Il cambiamento al centro dell’azione sociale”.

 

Nel Regno Unito il 75% delle charities valuta e misura l’impatto della propria attività, e incrementa con regolarità le risorse dedicate alla misurazione dell’impatto (“Making an Impact”, New Philantrophy Capital, 2012). Le organizzazioni nonprofit UK hanno raccolto la sfida dell’Impact Measurement: per rispondere a un’aspettativa dei propri finanziatori (accountability) e migliorare costantemente la qualità e l’efficacia dei servizi offerti. Anche in Italia cresce l’attenzione verso la valutazione dell’Impatto Sociale, che rappresenta un’opportunità importante per le attività a finalità sociale e del Nonprofit, un settore capace di generare un valore economico pari a 64 miliardi di Euro e dare lavoro a 680.000 persone (Censimento sulle Istituzioni Nonprofit, ISTAT).
Nonostante le difficili circostanze economiche e sociali, non è diminuito il sostegno dei donatori e finanziatori privati al Terzo settore. Secondo i dati dell’Istituto Italiano della Donazione, nel 2013 la raccolta fondi ha tenuto nonostante la crisi: il 47% delle organizzazioni nonprofit ha potuto contare sullo stesso volume di entrate dell’anno precedente, il 27% le ha viste crescere mentre il 26% ha registrato una diminuzione.

 

Ma diversi fattori sollecitano il Terzo settore a mettere a tema e dare evidenza all’efficacia dei propri interventi sociali, adottando strumenti per perseguirla e darne conto in modo corretto: la necessità di far fronte alla costante riduzione dei finanziamenti pubblici; la crescente difficoltà a incrementare la raccolta fondi da privati; l’opportunità rappresentata dall’interesse del mondo della finanza a coniugare una logica di ritorno sull’investimento con la valorizzazione e l’evidenza di “ritorni sociali” che possano attrarre capitali e investitori sensibili alle ricadute “esterne” dei loro investimenti.
Già oggi la “finanza a impatto sociale” ha un valore di circa 50 miliardi di dollari, ma si stima una prospettiva di crescita fino a 500 miliardi nel 2020, pari all’1% degli asset finanziari gestiti a livello mondiale (dati Monitor Institute).
Ma gli investitori che ricercano anche un ritorno sociale e ambientale oltre a quello finanziario, richiedono che il proprio capitale produca risultati concreti e misurabili, ottenuti con modelli di business efficaci e innovativi.
Le prospettive di sviluppo delle organizzazioni che forniscono servizi sociali sono sempre più legate alla loro capacità di farlo nel modo più efficiente ed efficace.

 

È opportuno che manager e operatori del Terzo Settore affrontino il difficile passaggio culturale da un genuino approccio al miglioramento a un reale orientamento al risultato (outcomes thinking), nell’operatività quotidiana della propria organizzazione, modificando, anche con l’aiuto di partner e network esterni, la propria cultura organizzativa e sviluppando le competenze e i metodi necessari per il management to outcome.
Il management to outcome è tutt’altro che un lusso, rappresenta piuttosto una necessità per ogni organizzazione che, concentrandosi sulla mission, voglia generare un cambiamento significativo, misurabile e sostenibile per le persone cui si rivolge. In questi tempi di budget ridotti, il compito oneroso e prolungato di definizione e misurazione dei risultati è diventato sempre più prezioso, e si richiede maggior chiarezza circa il migliore impiego dei propri sforzi e i modi più efficaci per ottenere e misurare un reale impatto.
Per accrescere l’impatto positivo della propria iniziativa, occorre comprendere sia l’importanza del focalizzarsi sui risultati sia la complessità di realizzare un sistema di gestione della performance che funzioni.
Non occorre concentrarsi sulle tecniche di misurazione, ma porre attenzione su come utilizzare le informazioni per una gestione più efficace. È necessario creare un contesto, generare le motivazioni e adottare i metodi per tradurre queste metriche altamente tecniche in informazioni utili.
L’efficacia della mission e la misurazione dell’impatto sociale delle attività rappresentano dunque elementi di cruciale importanza, e la credibilità di tutti i soggetti che operano per il benessere collettivo, è legata sempre di più anche alla loro capacità di mappare e rendicontare il valore sociale degli interventi.

Ti potrebbe interessare

Nessun commento ancora

Lascia un commento

X