Cinque secondi di umanità: siamo uomini (donne) o psicologi?

umanità

Prendo spunto da un recente post pubblicato su Facebook da un collega per fare qualche breve riflessione. Ecco il post:

Sarà eccessivo, sarà sbagliato e irrazionale e tutto quello che si vuole, ma per me il momento di lasciare a scuola i miei bimbi alla mattina è sempre difficile. Mi racconto che è giusto che vadano, che li vedrò stasera, che ciascuno deve fare la propria strada, che si divertiranno come sempre, che sono uno sciocco, ma alla fine non è passato giorno che io non abbia sentito quei cinque secondi di nodo in gola nel separarmi da loro prima di affrontare la giornata. A volte durano molto di più, mai di meno. Noi psicologi siamo tanto bravi a disegnare perfette linee evolutive e prassi di comportamento per genitori. Ma nel mistero di quei cinque secondi di nodo alla gola non so se ci sappiamo entrare davvero.
 
Che dire? Ho sempre pensato,anche come psicologo e psicoterapeuta - senza scomodare le nostre tanto amate teorie o teorie della tecnica -  che non sempre è il caso di "entrare in casa d'altri". Spesso, in seduta, mi sono ritrovato a fermarmi un attimo prima dell'uscio, a sostare anche solo ad osservare, ma sarebbe meglio dire compatire (cum-patire), questi misteriosi "cinque secondi". Alle volte senza dire nulla. Son cinque secondi di umanità che non vanno sprecati con parole. Figuriamoci con altro.

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