Famiglie che accolgono: oltre la psichiatria

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La riforma psichiatrica italiana pone tra i suoi scopi centrali quello di limitare il più possibile i ricoveri ospedalieri, fornire alternative residenziali, agire terapeuticamente in contesti il più vicino possibile all’ambiente di provenienza dei pazienti.
Questi obiettivi possono essere raggiunti anche attraverso un’integrazione delle forze e dei presidi terapeutici di cui dispone la moderna psichiatria.

Tra le possibili alternative a una residenzialità strettamente sanitaria è da collocarsi l’inserimento eterofamiliare supportato il quale, oltre a presentare indubbi vantaggi etici, terapeutici ed economici, contribuisce alla riduzione dello stigma, obiettivo primario dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e della Società Mondiale della Psichiatria.

Il servizio di inserimenti eterofamiliari supportati attivato presso l’ASL TO3, operativo dal 1997, si pone come esperienza pilota a livello nazionale ed internazionale, in quanto realizza gli inserimenti eterofamiliari a partire da un contesto assai differente dal resto degli altri paesi. Qui infatti è un vero e proprio Servizio dell’ Azienda Sanitaria Locale a farsi carico dell’organizzazione e dell’operatività necessarie, mentre in altri paesi sono per la maggior parte le cliniche e gli ospedali psichiatrici a gestire tale attività.

Sono previste cinque tipologie di inserimento eterofamiliare a seconda della durata media dello stesso e delle esigenze peculiari dell’ospite (part time, full time breve termine, full time medio termine, full time lungo termine, full time con abitazione autonoma).

L’attività è regolamentata da dettagliate linee guida e dal contratto che viene approvato e sottoscritto all’inizio del periodo di prova di convivenza dalle tre parti implicate:

a) L’ospite;

b) La famiglia ospitante;

c) L’Azienda Sanitaria Locale.

La famiglia riceve mensilmente dall’ospite una cifra massima di 1.030,00 Euro come rimborso spese per l’ospitalità. L’ASL, qualora sia necessario, aiuta l’ospite a disporre della cifra, arrotondata in eccesso di almeno 200,00 Euro per le piccole spese personali, attraverso lo strumento dell’assegno terapeutico. Il servizio si distingue infatti anche per la sua economicità di gestione: il costo globale giornaliero può oscillare tra € 25,00 e € 70,00 per ogni paziente inserito, a seconda delle risorse economiche a disposizione e del tipo di organizzazione del servizio stesso.

Il servizio IESA è costituito da un Dirigente responsabile ed un numero di operatori proporzionato al numero di inserimenti eterofamiliari seguiti (1 ogni 10). La formazione in psicologia e possibilmente in psicoterapia è considerata una caratteristica importante al fine di svolgere il ruolo di operatore IESA. Il servizio è inoltre sede di tirocinio post lauream per psicologi e per specializzandi in psicologia clinica. Al momento 2 dei 4 operatori che formano l’équipe sono Psicologi, gli altri 2 sono Tecnici della Riabilitazione Psichiatrica. Il Dirigente responsabile è psicologo clinico.

Per quel che riguarda le figure ambulatoriali (psichiatri, infermieri, educatori, tecnici della riabilitazione, psicoterapeuti, assistenti sociali) che seguivano il paziente prima dello IESA, continuano ad occuparsi dell’ospite per tutto il periodo della convivenza.

La figura dell’operatore rende possibile, attraverso un ponderato intervento di supervisione delle dinamiche relazionali e di sostegno individuale, quell’alchimia che vede il sociale trasformarsi da luogo di possibile esclusione a spazio terapeutico. L’elemento centrale di questa articolata costellazione è rappresentato dalla famiglia: vero e proprio spazio protetto - di vita, esperienza e di crescita - all’interno del sempre più complesso scenario sociale. Attraverso l’accoglienza in famiglia, con le sue dinamiche relazionali e le sue possibili figure di identificazione e di attaccamento, hanno luogo quell’integrazione e quella possibilità di sviluppo e di riscatto che rendono possibile all’ospite il recupero di un ruolo ed una identità sociale nuovi. L’ex – paziente, ex - degente di comunità o clinica, si trova così a ritornare ad essere un cittadino con un proprio spazio privato, col proprio nome sul campanello e sulla buca delle lettere, con le sue persone di riferimento finalmente non più rappresentate esclusivamente da professionisti della psichiatria, inevitabilmente causa di relazioni asimmetriche e artificiose. Tale fenomeno permette al paziente un processo di identificazione con un ruolo “sano” e socialmente riconosciuto.

Parallelamente alla riconquista della libertà e dei diritti, ha inevitabilmente luogo l’avviamento di quei meccanismi di crescita psicologica che trovano nell’ambiente eterofamiliare l’ideale possibilità di sperimentare per una seconda volta - si spera meno fallimentare della prima - l’esperienza di una sana separazione dalle figure genitoriali simboliche.

Le visite domiciliari periodiche dell’operatore (in media una ogni quindici giorni o intensificate se la convivenza lo richiede) si combinano con una pronta disponibilità telefonica di 24 ore su 24.

L’équipe si occupa inoltre di attivare quelle risorse sociali ed individuali che possano favorire una crescita dell’ospite finalizzata all’empowerment (es.: inserimenti lavorativi, contatti con associazioni, contatti con il vicinato, partecipazione a programmi di formazione, attività nel tempo libero, gruppi auto- mutuo aiuto etc.).

La famiglia di origine, laddove sia presente, non viene a priori esclusa dal “progetto terapeutico” bensì, riceve particolare attenzione affinché possa trasformarsi in risorsa e non costituire un eventuale ostacolo.

Dalla letteratura scientifica, dalla nostra esperienza diretta e dagli scambi di informazioni con altri servizi analoghi, al di là del già citato aspetto di appetibilità economica per l’amministrazione pubblica, lo IESA si distingue da altre soluzioni residenziali psichiatriche per la migliore qualità di vita offerta. In molte realtà rappresenta di fatto una soluzione transitoria, con rapporto assistenziale 1:1 continuativo e non professional, in favore di una forma residenziale non protetta. E’ stato inoltre riscontrato che attraverso lo IESA migliorano i comportamenti maladattativi e le capacità relazionali dell’ospite. Il buon monitoraggio e la relativa riduzione dei dosaggi psicofarmacologici portano al miglioramento della sintomatologia e delle ricadute, favorendo un buon livello di integrazione tra portatori di handicap psichico e società, una riduzione di stigma e pregiudizio.

 

In 18 anni di attività sono state contattate più di 3700 famiglie, di cui 183 abilitate e formate all'accoglienza, con una gestione totale di 144 progetti. A fine 2014 sono in attivo 41 progetti, di cui 9 part-time e 32 full-time.

I risultati delle ricerche, realizzate anche presso il nostro servizio, suggeriscono come attraverso l’inserimento in un programma IESA si possa prevedere una importante riduzione del tasso dei ricoveri per anno e una più lieve ma altrettanto significativa delle dosi di psicofarmaci (ansiolitici) già nei primi 12 mesi di convivenza. Nello specifico, la riduzione riscontrata nel dosaggio medio di benzodiazepine tra il periodo pre-IESA e periodo IESA è del 18, 7 %. [i]

La terapia ansiolitica risulta in genere legata al fattore ambientale e non solo alla patologia in senso stretto.

Al fine di evidenziare gli effetti benefici della variabile ambientale, sono state organizzate diverse ricerche che focalizzano l’attenzione sull’indicatore del ricovero in reparto ospedaliero per crisi psichiatrica. In particolare ne citiamo una di taglio longitudinale che prende in esame 8 pazienti durante un periodo di convivenza IESA, confrontato con lo stesso numero di giorni prima dell’inserimento etero familiare. Dai risultati si evince che le stesse persone hanno totalizzato 11 ricoveri, per un totale di 612 giorni in acuzie sintomatologiche nel periodo precedente lo IESA, mentre non hanno più subito ricoveri nell’intero periodo IESA. [ii]

Infine, data la qualità dei risultati ottenuti dal servizio e grazie alla nuova deliberazione del Direttore generale dell’ASL TO3 (n° 3447 dell’11/11/2014), in questi ultimi anni l'offerta dello IESA è stata ufficialmente estesa a nuove categorie di utenza che vanno dagli adulti con problemi di dipendenze a soggetti disabili (psichici o fisici) ed anziani non autosufficienti.

[i] G. Aluffi , Famiglie che accolgono. Oltre la psichiatria, Edizioni Gruppo Abele, Torino 2014.

[ii] Ibid.

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