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Identità sessuali e diritti umani. Dialogo con Guido Mazzucco

 

Il 7 di novembre, presso l’Università di Parma, si terrà il primo Convegno della Sipsis, Società Italiana di Psicoterapia per lo Studio delle Identità Sessuali, dal titolo: Identità sessuali e diritti umani nel XXI secolo: tra scienza, dogma e stigma. Ne parliamo con Guido Mazzucco, collega e amico torinese, che insieme alle colleghe, e altrettanto amiche, Paola Biondi e Sonia Bertinat, sono tra le anime del progetto Sipsis.

 

Guido, che cos’è la Sipsis e qual è la sua mission?

Sipsis è una società scientifica che promuove il confronto tra quei professionisti che sono particolarmente impegnati nello studio delle identità sessuali, a partire da ambiti disciplinari e prospettive differenti, per coglierne le ricadute in ambito clinico e psicoterapeutico.

Sipsis vuole inoltre creare occasioni di confronto con tutte quelle agenzie che, a vario titolo, si occupano di formare psicoterapeuti – e non solo - per stimolare la definizione di standard formativi comuni sui temi connessi alle identità sessuali, e contribuire così a colmare un vulnus presente all’interno della nostra comunità professionale, come rilevano anche ricerche recenti e meno recenti condotte in Italia.

 

Da alcuni mesi, professionisti e organizzazioni professionali si trovano coinvolti nel tentativo di fare chiarezza e rasserenare il dibattito pubblico in merito alle presunte “teorie o ideologie gender”. Che cosa pensi a riguardo?

Ci sarebbe molto da dire e molto è già stato detto.

Ovviamente, ideologia (o teoria) “gender” è un neologismo - non a caso di derivazione anglosassone - costruito ad hoc in epoche relativamente recenti, per mobilitare una controffensiva transnazionale (soprattutto francese ed italiana) di matrice reazionaria con l’obiettivo, in Italia, di impedire al dibattito politico di poter legiferare in materia di omofobia e di matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Una coalizione tra partiti in cerca di consenso e movimenti religiosi di stampo per lo più cattolico fondamentalista, facendo leva sulla paura e sul bisogno atavico di protezione dei più deboli, i bambini, ha diffuso informazioni false ed aberranti basate su una reinterpretazione del comma 16 dell’art. 1 della legge 107/2015 e delle linee guida dell’OMS in merito all’educazione affettiva e sessuale, alla parità tra i sessi e alla prevenzione della violenza di genere nelle scuole, in un escalation di mistificazioni che può senz’altro fornirci la cifra della portata percepita della posta in gioco.

Il tam tam mediatico attraverso i social ha fatto il resto: il termine “gender” sui motori di ricerca è cresciuto esponenzialmente in brevissimo tempo generando un clima avvelenato tra la gente, purtroppo anche grazie alla complicità di alcuni colleghi presenzialisti nei salotti televisivi, che continuano ad intervenire a colpi di slogan, per parlare un po’ allo sponsor e un po’ alla pancia dell’ascoltatore distratto ma indignato.

Io credo che la nostra comunità professionale abbia l’onere e l’onore di adempiere al mandato sociale di dissipare questo clima paranoide, non di fomentarlo: per farlo dobbiamo riconoscere i nostri limiti ed attrezzarci per superarli.

A questo proposito credo sia il caso di problematizzare un po’ di più la cura che viene data nella formazione degli psicoterapeuti e degli psicologi al rispetto effettivo dei principi enunciati nell’art. 4 del nostro codice deontologico.

Veniamo dunque al convegno.

“Identità sessuali e diritti umani nel XXI secolo: tra scienza, dogma e stigma”: puoi dirci qualcosa a riguardo, a partire dal titolo?

Il primo termine chiave presente nel titolo è “identità sessuali”.

La declinazione al plurale di questo termine rimanda ad una varietà, una complessità ed un’irriducibilità di livelli e dimensioni. E’ la svolta che, a partire dal contributo dei gender studies, (quelli veri), ha cambiato il modo in cui sono stati concettualizzati tutti quegli aspetti connessi all’essere sessuato: si converge da più parti nell’abbandonare una vecchia concezione monolitica e statica in cui, per esempio, sesso biologico, identità di genere e orientamento sessuale venivano sovrapposti e confusi. Ma la ricerca rivela anche come ognuna di queste dimensioni presenti uno “spettro di espressività” che non può ricondursi semplicisticamente a categorie discrete e dicotomiche: si pensi all’evoluzione sociale e culturale che ha portato la nostra società ad una maggiore fluidità nell’espressività dei ruoli di genere, soprattutto maschili, sollevando molti uomini eterosessuali dal peso dell’adesione a vecchi modelli caricaturali di tipo machista, ma anche allarmando gerarchie ecclesiastiche e partiti (opportunisticamente) conservatori, che rivendicano il fondamento ontologico del maschio eterosessuale “che non deve chiedere mai”.

Quali e quante implicazioni questo aspetto porta con sé, se pensiamo che ancora oggi chi disorienta di più è colui che non è riconoscibile (proprio perché “se il diverso non è poi così diverso, allora potrei anche essere io”)?

Dove va a finire quella vecchia e rassicurante linea di demarcazione tra “noi e gli altri”, tra “normali e anormali”, tra “maggioranza e minoranza”?

L’altro termine chiave è, non a caso, “diritti umani”: non si parla, cioè, “solo di sessualità”. Ciò che risulta difficile da accettare non è (sol)tanto l'omosessuale, il transessuale, l’intersessuale, ecc. in quanto tale, ma in particolare- come sottolinea Lingiardi - colui che rivendica di fronte alla società una propria complessità relazionale, affettiva ed esistenziale: un cittadino, un soggetto di diritto.

L’incrocio di queste due evidenze mette dunque in crisi alcuni dei riduzionismi che in queste ultime decadi hanno attraversato le concettualizzazioni sulle identità sessuali: si parla di diritti e di diritti che riguardano tutti, non di definire l’ampiezza dei perimetri di tolleranza di una minoranza identificata e identificabile.

L’obiettivo del convegno è dunque quello di portare l'attenzione sul tema delle identità sessuali, in particolare delle implicazioni psicologiche di quelle declinazioni delle identità sessuali che esitano in negazioni e violazioni, sul piano dei diritti civili, attraverso un dialogo multidisciplinare tra la prospettiva psicologica, da un lato, e quella sociologica, teologica e della filosofia del diritto, dall'altro.

Come sarà strutturato il programma della giornata?

Il Convegno prevederà al mattino tre dialoghi in cui esponenti del mondo della psicoterapia si confronteranno con esperti provenienti dall’area del diritto, della teologia e della sociologia.

Il pomeriggio riprenderà con il video intervento di tre soci onorari Sipsis (Jack Drescher dagli Stati Uniti, Fiona Tasker dalla Gran Bretagna e M.P.Chiarolli dall’Australia) per concludersi con una tavola rotonda finale.

 

Per altre informazioni e per iscrizioni consulta il sito www.sipsis.it

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Mi occupo di psicologia, psicoterapia, consulenza e formazione. Appassionato di innovazione, di nuove tecnologie, di sport. Marito di Claudia, e padre di Maya e Sole.

Svolgo attività Da molti anni svolgo attività di consulenza e formazione per aziende e organizzazioni italiane e multinazionali. Tra i miei clienti: Vodafone, Novartis, Essilor, Teva, Coop Italia, Novacoop, Scuola Coop, Gruppo Generali, Poste Italiane, varie Aziende Sanitarie italiane. Per loro, ho svolto progetti di consulenza e sviluppo organizzativo, di formazione e di change management.

Dirigo un centro clinico, il Centro Psicologia e Psicoterapia Torino ed un Centro dedicato ai percorsi di coppia, il Centro Terapia di Coppia Torino

Svolgo Da febbraio 2013 sono Consigliere di Indirizzo Generale in Enpap. Insieme ai colleghi di Altrapsicologia, abbiamo lavorato questi 4 anni verso obiettivi di sviluppo delle attività di assistenza per gli iscritti Enpap, per tutelare e aumentare le nostre pensioni e per rendere il nostro Ente di previdenza un ente trasparente e al servizio degli iscritti.

Da Febbraio 2014 sono Presidente dell’Ordine Psicologi Piemonte, portando molteplici innovazioni all’interno di un ente che gestisce e settemila colleghi e colleghe. Servizi, Trasparenza, Tutela, Formazione, Promozione, sono stati i nostri punti cardine.

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Alessandro Lombardo

Design Thinking Lab | 6-7 ottobre a Torino

Il Design Thinking Lab è un laboratorio esprenziale che svolgo a Torino per la prima volta sulle metodologie del Design Thinking.

Se svolgi una professione dove ti servono tecniche e tool per il lavoro in gruppo e individuale, se nella tua professione hai necessità di acquisire strumenti e tecniche per lo sviluppo di nuove idee, per migliorare il lavoro in gruppo, per generare maggior collaborazione, il Design Thinking Lab può darti molti spunti.

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Tre Workshop di Criminologia: si comincia il 5 marzo

L’Ordine degli Psicologi del Piemonte in cooperazione con UNICRI Agenzia delle Nazioni Unite, e CBT Academy,  ha organizzato tre conferenze, tenute da esperti mondiali di ‪#‎psicologia‬‪#‎forense‬ con Prof. Peter J. van ‪#‎Koppen‬, Prof. Antony ‪#‎Beech‬ e il Prof. Pekka‪#‎Santtila‬.

La psicologia forense è un’area della psicologia applicata che si occupa dei processi psicologici coinvolti nella commissione di un crimine, nell’investigazione, nel processo giudiziario e nella valutazione e riabilitazione dell’autore di reato Gli incontri proposti costituiranno un percorso di approfondimento sulle tematiche del comportamento criminale, dell'impiego della psicologia nell'investigazione e degli aspetti psicologici del processo penale.

I workshop sono aperti a psicologi, studenti di psicologia, giurisprudenza e medicina, avvocati e medici. Gli Psicologi si possono iscrivere dall'area riservata del sito OPP. Per gli altri, è necessario iscriversi compilando il form sulla pagina dell'evento sul sito OPP.

La ricerca della verità nel processo penale: gli effetti del sistema legale e degli aspetti psicologici.

Data: 05/03/2016

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dalle 9:30 alle 13:00 presso Nuova Aula Magna d'Ateneo Cavallerizza Reale via Verdi 9 Torino

Relatore. Prof. Peter J. Van Koppen Psicologo e Professore Ordinario di Psicologia Legale alla Facoltà di Giurisprudenza di VU University Amsterdam. Autore di 35 libri, 125 articoli pubblicati in riviste scientifiche peer review e 100 capitoli ospitati in diversi libri.

Descrizione. Come ogni attività umana anche il processo penale è affetto da errori. Commettere un errore in questo caso può significare assolvere un colpevole o condannare un innocente. Nel corso della presentazione saranno analizzati come le peculiarità di un sistema legale e gli aspetti psicologici possano condurre a commettere un errore.

Per iscriverti CLICCA QUI

Perchè alcune persone commettono crimini violenti? La comprensione neurobiologica dei fattori di rischio e le implicazioni per il trattamento.

Data: 09/03/2016

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Dalle 9.30 alle 13 presso Nuova Aula Magna d'Ateneo, Cavallerizza Reale via Verdi 9 - Torino

Relatore. Prof. Antony Beech Professore  Ordinario in  Psicologia  Criminologica  Direttore del  Centre for  Forensic and  Criminological Psychology Università di Birmingham. Autore di oltre 180 articoli pubblicati in riviste scientifiche peer review, 50 libri e 100 capitoli in diversi libri.

Descrizione. Il nostro cervello è organizzato e scolpito dalle esperienze. La ricerca mostra che precoci esperienze negative (nelle fasi pre e perinatali), nell’infanzia e nell’adolescenza, interagendo con il genoma e il corredo neurobiologico, possono provocare atipiche organizzazioni morfologiche delle strutture cerebrali che, a loro volta, possono essere la causa di comportamenti criminali violenti. Nel corso della presentazione si illustrerà come la conoscenza dei fattori di rischio che influenzano negativamente lo sviluppo del il cervello sia il primo passo per delineare efficaci protocolli di trattamenti degli autori di crimini violenti.

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Il Welfare dei Caregiver familiari: conferenza internazionale

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Il termine caregiver familiare identifica coloro che volontariamente, in modo gratuito e responsabile vengono in aiuto ad una persona cara in condizioni di non autosufficienza, non in grado, cioè, di prendersi cura pienamente di sé per motivi cognitivi o per specifiche limitazioni fisiche o psichiche. Quando un caregiver ha meno di 24 anni viene definito “giovane caregiver”.  La persona che riceve assistenza è di solito un genitore, ma può anche essere un fratello, un nonno, il partner, un figlio o un altro familiare disabile, con malattie croniche, problemi di salute mentale o altre situazioni (incluso l’abuso di sostanze) che richiedano cura, supporto o supervisione.

Secondo l’Istat in Italia i caregiver familiari sono 3.329.000. I giovani caregiver non sono tanti, ma la loro presenza è molto comune nelle famiglie Europee. Ad esempio, si stima che in Gran Bretagna lo siano il 5,3% dei giovani in quella fascia d’età, in Emilia Romagna il 5,8% delle ragazze e l’ 1,6% dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni presta cura ad un familiare con disabilità. Percentuali simili sono state registrate in Irlanda.

L’Emilia-Romagna è stata la prima Regione italiana ad avere approvato una legge regionale sui caregiver familiari (Legge 2/2014) che prevede, tra l'altro, iniziative di informazione ed orientamento per gli operatori e i cittadini.

In questa ottica viene organizzata dalla società cooperativa Anziani e non solo (www.anzianienonsolo.it), (che si occupa di sostenere i caregiver familiari tramite progetti di ricerca, formazione, auto-mutuo aiuto, sensibilizzazione), nell'ambito del progetto Care2Work, la conferenza internazionale «Superare gli ostacoli: Giovani caregiver (stranieri) in Europa», che si svolgerà il 10 febbraio 2016 dalle 9.00 alle 13.00 nell'Auditorium A. Loria, via Rodolfo Pio 1, Carpi (MO). Sarà un'occasione per confrontare le esperienze dei giovani europei nell'attività di cura e assistenza a un familiare.

ll programma della conferenza internazionale

Per ulteriori informazioni: www.caregiverfamiliare.it  www.associazionecarer.it

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