Siamo fatti per scegliere: come psicologia ed economia spiegano le nostre scelte

[b][url=www.lindiceonline.com/index.php?option=com_content&view=category&layout=blog&id=26&Itemid=132]Lo zen e l'arte dell'economia[/url][/b]

L'impegno rende più belli. di Marco Novarese, economista.

Bisogna scegliere, non si può fare tutto: o una cosa o l’altra. Le risorse sono scarse; il tempo, almeno, è scarso, addirittura per chi è ricchissimo. Anche se il tempo fosse infinito, del resto, dovremmo decidere; l’ordine in cui si fanno le cose conta.

Lo zen e l'arte dell'economiaEppure scegliere è difficile, faticoso. Gli esseri umani non sono fatti per decidere, in realtà, se intendiamo con questa parola l’idea di poter e dover soppesare, confrontare, valutare una serie di alternative, in maniera chiara e consapevole, dopo avere confrontato e valutato alternative ... Siamo fatti per sopravvivere, per risparmiare risorse cognitive, per essere sempre all’erta, piuttosto che concentrati su un singolo problema. La nostra natura - frutto dell’ambiente in cui hanno vissuto i nostri progenitori - si scontra con il mondo nel quale viviamo e con quello al quale aspiriamo. Il nostra passato ci rende creature abitudinarie; la nostra testa ci fa sperare, volere, e forse potere essere qualcosa di più.

Le abitudini, le regole, le routines, per l’economia cognitiva, servono a limitare la difficoltà e la fatica di scegliere. Una volta risolto un problema, la soluzione diventa un modello da usare in tutti i casi possibili. Lo suggerisce anche Polya, un famoso matematico nel suo libro sulla risoluzione dei problemi (How to solve it, Princeton University Press, 1945): è sempre utile pensare a un problema simile, già risolto. La stessa creatività è sovente definita come la capacità di applicare, a cose nuove, vecchi schemi. Le abitudini, le mancate decisioni non sono, allora, necessariamente un male; sono uno spazio di riposo e di tranquillità dall’incertezza del mondo.

Riviste, libri, manuali, filosofi e guru ci dicono, però, che dobbiamo e vogliamo scegliere, anche quello che vogliamo essere. Dalla filosofia, alla letteratura, ai moderni manuali di auto-aiuto, abbondano, almeno nel mondo occidentale, gli stimoli a essere e credersi padroni del proprio destino, a scegliere chi essere, a lavorare duro per avere quello che si vuole; si può diventare più bravi, capaci, forti … e anche belli! Da queste idee deriva la vera e propria ideologia della quale parla, in termini ironici e critici, Renata Salecl (sociologa e filosofa slovena) nel libro La tirannia della scelta (Editori Laterza, Bari, 2010).

Quanto la scelta è veramente personale e non condizionata dagli altri? Quanto è veramente possibile cambiare il proprio destino? Quanto è possibile esserne responsabili? Si può scegliere il successo? Le risposte della Salecl si basano su riflessioni, esempi, libri, film, fatti di cronaca e stimolano a riflettere e ragionare sul significato della scelta e sulla possibilità di essere veramente liberi di decidere.

Per cambiare è necessario essere insoddisfatti e stressati della situazione presente, e quindi essere infelici. La felicità, d’altra parte, dipende dalle aspettative e l’idea di poter cambiare ed essere più bravi, ricchi e belli, complica le cose. Credere di avere la possibilità - o addirittura l’obbligo – di avere in pieno il comando del proprio destino rende le sconfitte più difficili da accettare.

Le regole vivono in spazi inconscio; le azioni ripetute diventano inconsapevoli in modo da essere attivate in maniera diretta e senza costi e tempi lunghi). Cambiare è difficile. L’innovazione nasce, inevitabilmente (anche se paradossalmente) dal passato, da quello che si conosce, da ciò che si è stati. La libertà di scelta è, allora, forse illusoria o comunque difficile da conquistare e comunque faticosa. C’è sempre un prezzo da pagare! E’ bene, almeno esserne consapevoli e saper riconoscere che siamo il nostro passato, che questo ha inciso sulle capacità, sui gusti, sui ricordi nascosti, e che la piena razionalità cancellerebbe il potere evocativo, raccontato da Proust, di un semplice suono, odore o sapore...

Articolo tratto da: http://www.lindiceonline.com/

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1 Risposta

  1. silvia Astorino
    Siamo il nostro passato! Ci si può affrancare dal passato e dal determinismo psichico? Io credo di si.

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